Sequel
dell’horror di grande successo “The Grudge”,
a sua volta remake americano (diretto dallo stesso regista)
dell’horror di culto giapponese “Ju-On”,
questo film completa la ghost story con protagonisti americani
e giapponesi iniziata due anni fa. La sinossi del film è
molto semplice: se nel primo, la studentessa ed assistente
sociale americana in trasferta giapponese Karen (Sarah Michelle
Gellar) scopriva in una casa la presenza dei fantasmi vendicativi
ed assassini di una giovane madre e del suo figlioletto uccisi
ingiustamente, trovandosi poi ad essere oggetto della loro
persecuzione, in questo secondo film la sorella Aubrey avendo
saputo che Karen è stata ricoverata in un ospedale
in Giappone, parte alla volta di Tokyo salvo anche lei incappare
–investigando sulle accuse di omicidio mosse contro
la sorella dalle autorità- nella terribile forza sovrannaturale.
Non c’è molto altro da dire, la storia è
tutta qua e questo secondo episodio ricalca fondamentalmente
la trama del primo, spostando solo l’asse dei personaggi:
se prima Sarah Michelle Gellar era l’attonita protagonista,
qui ora diviene una delle vittime prontamente sostituita dall’emergente
ma anonima Amber Tamblyn e da un altro paio di attori.
La sostanza narrativa di questo film è ridotta all’osso:
succede davvero poco in un’oretta e mezza di durata,
il tutto narrato con un ritmo lento che annoia in diversi
punti ma che ha comunque il pregio di dare un’atmosfera
lugubre molto realistica marcando in maniera più deflagrante
i momenti horror con le apparizioni sovrannaturali. I fantasmi
di “Grudge 2” hanno la capacità alquanto
fastidiosa di manifestarsi (ed attaccare) dai luoghi più
disparati, ad esempio, da sotto un banco o da una pagina di
un libro, oppure giù dal soffitto o da dietro le spalle
della vittima di turno. Ma il gioco stavolta non regge perché
se qualche tempo fa poteva essere originale, ora tutto sa
di già visto: da “The Ring” e dal suo corrispettivo
originale “Ringu” in poi, il pubblico si è
infatti abituato ai nuovi cliché e meccanismi horror
del cinema orientale, ovvero una processione di fantasmi vestiti
di bianco, volti celati da una lugubre massa di capelli lunghi,
bocche spalancate in grida silenziose, apparizioni improvvise
da posti ed angolazioni anomale.
Quindi, alla fine ”Grudge 2” non racconta niente
di diverso o di nuovo rispetto alle precedenti (e molteplici)
pellicole giapponesi, limitandosi a replicare in maniera stantia
e pure prevedibile, tutti i meccanismi del genere quali gli
attacchi dei due fantasmi contro chiunque sia entrato in contatto
con la loro casa maledetta.
Entrambi gli episodi di “The Grudge”, in linea
con il cinema horror giapponese, sono più attenti alle
atmosfere, alla suspense, all’effetto fobico piuttosto
che ad una narrazione ricca e/o coerente. Tutto viene raccontato
in maniera astratta ed approssimativa, con scarso approfondimento
e soprattutto scarsa attenzione sia per gli snodi narrativi
sia per le caratterizzazioni dei personaggi. Il regista tenta
di allungare il brodo con altre due storie parallele che vanno
poi a fondersi con la trama principale, cercando inutilmente
di arricchire il background dei fantasmi Kayako e Toshio:
il gioco regge per un pò quando vengono introdotti
i temi principali con la presenza dei fantasmi solo suggerita
(e la prima parte è la migliore), ma quando essi diventano
visibili ed attivi la tensione cade improrogabilmente davanti
ad un meccanismo ripetitivo di eliminazione delle vittime
che rivela anche pochezza di idee.
Una stanca serie di apparizioni sovrannaturali, preconfezionate
e pure annunciate dalla solita musica lugubre, regalano qualche
brivido allo spettatore ma stancano irrimediabilmente, in
una vuota ripetizione stilistica e gratuita: alla fine, stremati,
ci si chiede perché le varie vittime anziché
rimanere paralizzati dal terrore con volti attoniti non provano
almeno una volta a piantare un bel cazzottone sul muso immobile
e spalancato dell’assillante fantasma Kayako.
Marco
Valerio