THE GRUDGE 2

Titolo Originale: Id.
Genere: Horror/Sovrannaturale
Regia: Takashi Shimizu
Sceneggiatura: Takashi Shimizu
Cast: Amber Tamblyn, Jennifer Beals, Sarah Michelle Gellar
Colonna Sonora: Christopher Young
Produzione: Ghost House, Sam Raimi
Paese d’origine: USA/Giappone - 2006
Durata: 95 minuti

 

Sequel dell’horror di grande successo “The Grudge”, a sua volta remake americano (diretto dallo stesso regista) dell’horror di culto giapponese “Ju-On”, questo film completa la ghost story con protagonisti americani e giapponesi iniziata due anni fa. La sinossi del film è molto semplice: se nel primo, la studentessa ed assistente sociale americana in trasferta giapponese Karen (Sarah Michelle Gellar) scopriva in una casa la presenza dei fantasmi vendicativi ed assassini di una giovane madre e del suo figlioletto uccisi ingiustamente, trovandosi poi ad essere oggetto della loro persecuzione, in questo secondo film la sorella Aubrey avendo saputo che Karen è stata ricoverata in un ospedale in Giappone, parte alla volta di Tokyo salvo anche lei incappare –investigando sulle accuse di omicidio mosse contro la sorella dalle autorità- nella terribile forza sovrannaturale.
Non c’è molto altro da dire, la storia è tutta qua e questo secondo episodio ricalca fondamentalmente la trama del primo, spostando solo l’asse dei personaggi: se prima Sarah Michelle Gellar era l’attonita protagonista, qui ora diviene una delle vittime prontamente sostituita dall’emergente ma anonima Amber Tamblyn e da un altro paio di attori.
La sostanza narrativa di questo film è ridotta all’osso: succede davvero poco in un’oretta e mezza di durata, il tutto narrato con un ritmo lento che annoia in diversi punti ma che ha comunque il pregio di dare un’atmosfera lugubre molto realistica marcando in maniera più deflagrante i momenti horror con le apparizioni sovrannaturali. I fantasmi di “Grudge 2” hanno la capacità alquanto fastidiosa di manifestarsi (ed attaccare) dai luoghi più disparati, ad esempio, da sotto un banco o da una pagina di un libro, oppure giù dal soffitto o da dietro le spalle della vittima di turno. Ma il gioco stavolta non regge perché se qualche tempo fa poteva essere originale, ora tutto sa di già visto: da “The Ring” e dal suo corrispettivo originale “Ringu” in poi, il pubblico si è infatti abituato ai nuovi cliché e meccanismi horror del cinema orientale, ovvero una processione di fantasmi vestiti di bianco, volti celati da una lugubre massa di capelli lunghi, bocche spalancate in grida silenziose, apparizioni improvvise da posti ed angolazioni anomale.
Quindi, alla fine ”Grudge 2” non racconta niente di diverso o di nuovo rispetto alle precedenti (e molteplici) pellicole giapponesi, limitandosi a replicare in maniera stantia e pure prevedibile, tutti i meccanismi del genere quali gli attacchi dei due fantasmi contro chiunque sia entrato in contatto con la loro casa maledetta.
Entrambi gli episodi di “The Grudge”, in linea con il cinema horror giapponese, sono più attenti alle atmosfere, alla suspense, all’effetto fobico piuttosto che ad una narrazione ricca e/o coerente. Tutto viene raccontato in maniera astratta ed approssimativa, con scarso approfondimento e soprattutto scarsa attenzione sia per gli snodi narrativi sia per le caratterizzazioni dei personaggi. Il regista tenta di allungare il brodo con altre due storie parallele che vanno poi a fondersi con la trama principale, cercando inutilmente di arricchire il background dei fantasmi Kayako e Toshio: il gioco regge per un pò quando vengono introdotti i temi principali con la presenza dei fantasmi solo suggerita (e la prima parte è la migliore), ma quando essi diventano visibili ed attivi la tensione cade improrogabilmente davanti ad un meccanismo ripetitivo di eliminazione delle vittime che rivela anche pochezza di idee.
Una stanca serie di apparizioni sovrannaturali, preconfezionate e pure annunciate dalla solita musica lugubre, regalano qualche brivido allo spettatore ma stancano irrimediabilmente, in una vuota ripetizione stilistica e gratuita: alla fine, stremati, ci si chiede perché le varie vittime anziché rimanere paralizzati dal terrore con volti attoniti non provano almeno una volta a piantare un bel cazzottone sul muso immobile e spalancato dell’assillante fantasma Kayako.

Marco Valerio