A PROVA DI MORTE - GRINDHOUSE

Titolo Originale: Grindhouse – Death Proof
Genere: Azione, Thriller, Grottesco
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Cast: Kurt Russel, Sydney Tamiia Poitier, Vanessa Ferlito, Jordan Ladd, Rosario Dawson, Rose McGowan, Zoe Bell
Colonna Sonora: autori vari
Produzione: Weinstein Company, Dimension Film, A Band Apart, Eyetronics Usa, Troublemaker Studios
Paese d’origine: USA - 2007
Durata: 115 minuti

 

A PROVA DI MORTE è la caratteristica del potente bolide di un serial killer molto particolare: Stuntman Mike McCain (Kurt Russell), un nostalgico del cinema quanto misogino psicopatico con cicatrice in viso, il quale gira per il Texas alla ricerca di giovani ragazze da uccidere a bordo della sua auto corazzata.
Il film è diviso in due parti: nella prima, l'uomo avvicina in un locale le procaci ed aggressive Jungle Julia (Sydney Tamiia Poitier, complimenti al papà), Shanna (Jordan Ladd) ed Arlene (l’inquieta Vanessa Ferlito) che falcia poi in un incidente mortale, ma non prima di aver dato un passaggio ad una cretinetta che ammazza a colpi di violente frenate e sterzate (mettete la cintura di sicurezza, pare avvertire tra le righe il regista).
Tempo dopo individia altre nuove vittime, delle giovani amiche che però si riveleranno degli ossi veramente duri che trasformeranno Stuntman Mike da cacciatore a preda, mettendosi al suo inseguimento fino a raggiungerlo...
Il film è tutto qui, con una storia senza né capo né coda ed un leit motiv esilissimo che introduce in maniera sommaria i personaggi, ma con diverse intuizioni degna di nota come, ad esempio, l'uso dei cellulari o le lunghe inquadrature fisse su alcuni dialoghi che sembrano suggerire il vuoto esistenziale dei personaggi.
Da sottolineare il fatto che A PROVA DI MORTE doveva essere il secondo episodio del film corale “Grindhouse” girato da Quentin Tarantino insieme all’amico e collega Robert Rodriguez, titolare dell’episodio-splatter “Planet Terror”. Ma dopo il bagno di sangue ai botteghini americani, si è prudentemente optato di distribuirlo come un film a sé stante, gonfiandolo con un nuovo montaggio che ha fatto levitare da poco più di un’ora di durata a quasi due.
L’impianto narrativo del film però, ampliato, finisce per girare a vuoto, con dialoghi eccessivamente lunghi, qualunquisti e noiosi.
Non mancano i momenti spettacolari (vedi l'incidente ripreso da più punti di vista oppure l’inseguimento finale), ma questo GRINDHOUSE –A PROVA DI MORTE più che un film sembra essere un solitario divertimento per Tarantino che si cimenta con il cinema come se fosse il suo parco giochi personale, proponendo al pubblico un’opera di riciclaggio piena di rimandi/omaggi/recuperi/scopiazzature del cinema trash americano degli anni ’70 (il fenomeno appunto del Grindhouse, dove due B-Movies venivano proiettati al prezzo di un solo biglietto), ma anche al Pulp/Poliziesco italiano di quegli anni.
Il regista si concede, dunque, un film d’azione anarchico e disimpegnato, con dialoghi (volutamente) ridicoli e ridondanti, momenti di feticismo, parolacce ed autocitazioni dei suoi film; ma, seppur visivamente divertente, A PROVA DI MORTE ha troppe lacune per soddisfare anche il pubblico tarantiniano più affezionato e risulta un’opera tanto artificiosa (vedi i falsi tagli o le false sgranature e righe della pellicola rovinata, tipiche dei film Grindhouse), quanto modesta e gratuita dal punto di vista narrativo.
Il dubbio mi assale: se l’avesse girato qualcun altro, ci sarebbero stati lo stesso numero di sperticati elogi per questo film?

Paolo Pugliese