Il
playboy milionario Britt Reid è lo scapestrato figlio
del più importante e rispettato magnate dei media di
Los Angeles, nonché editore del giornale The Daily
Sentinel. Britt è impegnato a condurre la propria esistenza
all'insegna del divertimento, sfuggendo a qualsiasi responsabilità
fino quando suo padre (Tom Wilkinson) muore misteriosamente,
lasciandogli in eredità tutto il suo impero economico.
Grazie all’ improbabile amicizia con uno dei più
misteriosi ed inventivi impiegati del padre, Kato (Jay Chou),
Britt decide di investire il suo patrimonio in una personale
crociata contro il crimine, diventando il giustiziere mascherato
Green Hornet (Calabrone Verde). La sua lotta contro
la malavita e l’ingiustizia sarà facilitata sia
dall’uso di sofisticati marchingegni, comprendenti una
pistola multifunzionale spara-gas ed una Cadilac corazzata
e super-accessoriata, sia dalla collaborazione di Kato, esperto
in arti marziali nonché autista e guardia del corpo
di Reid. Kato è anche l’inventore della micidiale
Pantera Nera, una macchina indistruttibile e tecnologicamente
molto avanzata. Con l'aiuto della nuova segretaria di Britt,
Lenore Case (Cameron Diaz), i due vigilanti iniziano a scalare
la piramide del crimine, dando la caccia all'uomo che controlla
la malavita di Los Angeles: il potente ed implacabile Benjamin
Chudnofsky (Christoph Waltz).
Con
“The Green Hornet”, la major Columbia Pictures
produce il remake cinematografico di una celebre serie televisiva
degli anni ’60, scanzonata parodia pop di personaggi
come Batman o The Shadow (L’Uomo Ombra), che vide tra
i protagonisti un giovanissimo Bruce Lee nel ruolo del Kato
originale. Seguendo le linee base del serial, il film è
una commedia d’azione il cui elemento di maggiore forza
è la regia del bravo Michel Grondy (“Se mi lasci
ti cancello”, “L’Arte del Sogno”,
“Be Kind Rewind – Gli Acchiappafilm”), che
con la sua ricercatezza nella composizione delle immagini
dà un tocco in più di originalità ad
una pellicola un po’ scontata nella storia. La sceneggiatura,
firmata da Evan Goldberg (“Strafumati”) e dallo
stesso protagonista Seth Rogen (tra l’altro, anche produttore
del film), non brilla certo per novità o inventiva,
avendo un’impostazione abbastanza classica (il perdente
irresponsabile che diventa eroe), “sporcata” da
elementi tipici dei film comico-surreali americani popolati
da personaggi abbastanza stralunati. Il rischio che finisca
per essere una stupidotta commedia camp-supereroistica (stile
“The Mask” per intenderci) viene evitato
proprio da Grondy, il quale conferisce peso a personaggi e
vicende aggiungendo un tocco surreale che rende lo sviluppo
narrativo meno prevedibile, conferendogli un timbro abbastanza
convincente da commedia brillante e d’avventura.
“The
Green Hornet” è quindi apprezzabile come film
in sé, visivamente divertente grazie a sequenze d’azione
e di combattimento ben coreografate e girate, comprendenti
anche un lungo quanto spettacolare inseguimento automobilistico
verso il finale. Purtroppo, oltre alle varie lacune di sceneggiatura
colmate dalla regia, il film sconta anche l’handicap
di avere un protagonista poco azzeccato: l’attore comico
Seth Rogen, infatti, può essere apprezzabile per il
ruolo di eroe “sfigato” e fuori dai canoni del
genere di film super-eroistici, ma si rivela anche molto inespressivo
ed incapace di dare sostanza e carisma al suo personaggio,
con una caratterizzazione molto superficiale che gli impedisce
di essere credibile quando l’improbabile eroe diventa
serio. Apprezzabile invece l’interpretazione estremamente
fisica di Jay Chou nel ruolo di un Kato non stereotipato,
oltre ad un Christoph Waltz (premo Oscar per “Bastardi
senza Gloria”) che ricopre un cattivo con qualche elemento
inedito di impostazione (la sua ricerca di frasi ad effetto
o di un look carismatico) rispetto alla classica schiera di
villains da cinema. Rimane invece ai nastri di partenza Cameron
Diaz, poco utilizzata nel film e titolare di un personaggio
che non viene per nulla approfondito e rimane sullo sfondo
della storia.
Molto belli e pop i titoli di coda, le cui animazioni meritano
di essere viste.
Paolo
Pugliese