GRANDE, GROSSO E VERDONE

Genere: Commedia/Episodi
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Piero De Bernardi, Pasquale Plastino, Carlo Verdone
Cast: Carlo Verdone, Claudia Gerini, Geppi Cucciari, Eva Riccobono, Andrea Miglio Risi, Roberto Farnesi, Martina Pinto, Emanuele Propizio, Stefano Natale
Produzione: Filmauro S.r.l.
Paese d’origine: Italia - 2007
Durata: 131 minuti
Data di uscita: 7 Marzo 2008

 

Subissato da tantissime richieste da parte dei fans tramite il proprio sito internet, Carlo Verdone ha deciso di realizzare una sorta di sequel ideale di pellicole come “Un Sacco Bello”, “Bianco, Rosso e Verdone” e “Viaggi di Nozze”, rispolverando alcuni suoi personaggi storici: con nomi diversi, ma immutata fisiologia caricaturale, ecco tornare il candido mammone dalla voce urlata (“Un Sacco Bello”), il professore pedante e logorroico (“Bianco, Rosso e Verdone”) ed infine il coatto romano (“Viaggi di Nozze” e “Gallo Cedrone”), protagonisti dei tre episodi che vanno a comporre questo "Grande, Grosso e Verdone".
Con tale titolo evocativo, suggerito dagli internauti stessi tramite un sondaggio on line, Verdone si presenta in triplice veste e splendida forma, accompagnato da un cast –a dir la verità non altrettanto perfetto- tra cui svettano la vitale Claudia Gerini (di nuovo insieme undici anni dopo “Viaggi di Nozze” e “Sono pazzo di Iris Blond”), oltre alla comica televisiva Geppi Cucciari (“Zelig Circus”) e la top model Eva Riccobono.
Ed ecco assistere alle fantozziane disavventure di Leo Nuvolone, padre di famiglia e capo scout, che insieme a moglie e figli deve affrontare prima l’improvvisa morte della madre e poi un funerale sempre più disastroso. Poi c’è Callisto Cagnato, famoso e crudele professore universitario, che nella vita privata è anche un padre invadente, asfissiante e pruriginoso, il quale si mette in testa di far conoscere al timido figlio una ragazza da lui individuata come compagna ideale. Infine, arrivano i devastanti coniugi Moreno ed Enza Vecchiarutti, ricchi ma coatti romani, che insieme al figlio quattordicenne cercano di affrontare una crisi di coppia andando in vacanza a Taormina, nell’albergo più esclusivo e snob della città...

Con sviluppi facilmente intuibili, “Grande, Grosso e… Verdone” è un film con una struttura narrativa molto semplice, strutturata a blocchi e che viaggia su binari collaudati. Proprio per questo, Verdone merita un plauso nell’essere riuscito a riproporre i personaggi più famosi del suo repertorio in maniera non scontata, allestendo dinamiche care al pubblico, ma al tempo stesso senza replicare una stanca fotocopia di cose già viste. Verdone ci mette la faccia e si mette alla prova senza adagiarsi sugli allori di una carriera lunga e fortunata, facendo evolvere le sue maschere di italiano post-Alberto Sordi allineandole alla nostra attualità e rappresentando un paese consumista, volgare, cinico ed egoista (soprattutto nel terzo episodio).

Al di là di questo nel film non si ride molto, in verità, con Verdone che adotta fino in fondo un tono pessimista che primeggia su quelli brillanti della commedia pura, mettendo in secondo piano la farsa e le gag-lampo (comunque presenti) per un ritratto sardonico e più realistico di cittadini, status e mode italiane. Il risultato finale, però, registra una perdita di genuinità, rimanendo comunque lontano dai livelli di opere come il semi-omonimo “Bianco, Rosso e Verdone”, “Borotalco” o l’amarissimo “Compagni di Scuola”.
Infatti, non tutto fila liscio come l’olio ed il film non è esente da imperfezioni ed incongruenze, iniziando da un ritmo narrativo lento ed estremamente dilatato (oltre due ore di durata), situazioni e caratterizzazioni forzate (anche da parte di Verdone) e soprattutto attori comprimari non in linea con il protagonista (ad eccezione di Claudia Gerini). Nonostante ciò, i tre episodi del film vanno a rappresentare in maniera dignitosa la summa del cinema comico-grottesco-amarognolo di Verdone, titolare più di una commedia semi-farsesca e malinconica che di un furbo prodotto di cassetta pensato a tavolino, come molti hanno invece sospettato. (Almeno per chi, come noi, crede nella sincerità delle intenzioni dell’attore-regista)

Paolo Pugliese