Subissato
da tantissime richieste da parte dei fans tramite il proprio
sito internet, Carlo Verdone ha deciso di realizzare una sorta
di sequel ideale di pellicole come “Un Sacco Bello”,
“Bianco, Rosso e Verdone” e “Viaggi di Nozze”,
rispolverando alcuni suoi personaggi storici: con nomi diversi,
ma immutata fisiologia caricaturale, ecco tornare il candido
mammone dalla voce urlata (“Un Sacco Bello”),
il professore pedante e logorroico (“Bianco, Rosso e
Verdone”) ed infine il coatto romano (“Viaggi
di Nozze” e “Gallo Cedrone”), protagonisti
dei tre episodi che vanno a comporre questo "Grande,
Grosso e Verdone".
Con tale titolo evocativo, suggerito dagli internauti stessi
tramite un sondaggio on line, Verdone si presenta in triplice
veste e splendida forma, accompagnato da un cast –a
dir la verità non altrettanto perfetto- tra cui svettano
la vitale Claudia Gerini (di nuovo insieme undici anni dopo
“Viaggi di Nozze” e “Sono pazzo di Iris
Blond”), oltre alla comica televisiva Geppi Cucciari
(“Zelig Circus”) e la top model Eva Riccobono.
Ed ecco assistere alle fantozziane disavventure di Leo Nuvolone,
padre di famiglia e capo scout, che insieme a moglie e figli
deve affrontare prima l’improvvisa morte della madre
e poi un funerale sempre più disastroso. Poi c’è
Callisto Cagnato, famoso e crudele professore universitario,
che nella vita privata è anche un padre invadente,
asfissiante e pruriginoso, il quale si mette in testa di far
conoscere al timido figlio una ragazza da lui individuata
come compagna ideale. Infine, arrivano i devastanti coniugi
Moreno ed Enza Vecchiarutti, ricchi ma coatti romani, che
insieme al figlio quattordicenne cercano di affrontare una
crisi di coppia andando in vacanza a Taormina, nell’albergo
più esclusivo e snob della città...
Con
sviluppi facilmente intuibili, “Grande, Grosso e…
Verdone” è un film con una struttura narrativa
molto semplice, strutturata a blocchi e che viaggia su binari
collaudati. Proprio per questo, Verdone merita un plauso nell’essere
riuscito a riproporre i personaggi più famosi del suo
repertorio in maniera non scontata, allestendo dinamiche care
al pubblico, ma al tempo stesso senza replicare una stanca
fotocopia di cose già viste. Verdone ci mette la faccia
e si mette alla prova senza adagiarsi sugli allori di una
carriera lunga e fortunata, facendo evolvere le sue maschere
di italiano post-Alberto Sordi allineandole alla nostra attualità
e rappresentando un paese consumista, volgare, cinico ed egoista
(soprattutto nel terzo episodio).
Al
di là di questo nel film non si ride molto, in verità,
con Verdone che adotta fino in fondo un tono pessimista che
primeggia su quelli brillanti della commedia pura, mettendo
in secondo piano la farsa e le gag-lampo (comunque presenti)
per un ritratto sardonico e più realistico di cittadini,
status e mode italiane. Il risultato finale, però,
registra una perdita di genuinità, rimanendo comunque
lontano dai livelli di opere come il semi-omonimo “Bianco,
Rosso e Verdone”, “Borotalco” o l’amarissimo
“Compagni di Scuola”.
Infatti, non tutto fila liscio come l’olio ed il film
non è esente da imperfezioni ed incongruenze, iniziando
da un ritmo narrativo lento ed estremamente dilatato (oltre
due ore di durata), situazioni e caratterizzazioni forzate
(anche da parte di Verdone) e soprattutto attori comprimari
non in linea con il protagonista (ad eccezione di Claudia
Gerini). Nonostante ciò, i tre episodi del film vanno
a rappresentare in maniera dignitosa la summa del cinema comico-grottesco-amarognolo
di Verdone, titolare più di una commedia semi-farsesca
e malinconica che di un furbo prodotto di cassetta pensato
a tavolino, come molti hanno invece sospettato. (Almeno
per chi, come noi, crede nella sincerità delle intenzioni
dell’attore-regista)
Paolo
Pugliese