IL GRANDE SOGNO

Genere: Drammatico/Storico/Sentimentale
Regia: Michele Placido
Sceneggiatura: Michele Placido
Cast: Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Luca Argentero, Laura Morante, Massimo Popolizio, Marco Brenno, Marco Iermanò
Colonna Sonora: Nicola Piovani
Produzione: Medusa Film, Taodue Film
Paese d’origine: Italia - 2009
Durata: 110 minuti
Data di uscita: 11 Settembre 2009

 

Dall’autunno del 1967 al Natale del ’68, Michele Placido racconta un anno epocale per il nostro paese. Un anno di rottura, di lotte, speranze e cambiamenti per gli studenti, gli operai ed i contadini. Lo fa in maniera introspettiva, attraverso le vicende di alcuni giovani che vissero quel tempo. Nicola, giovane poliziotto pugliese con il sogno di fare l'attore (alter ego del regista), ha il compito di infiltrarsi tra gli studenti, facendo la conoscenza di Libero, leader carismatico del movimento studentesco, e Laura, brillante ed idealista borghese cattolica che aderisce alla contestazione insieme ai suoi due fratelli minori, Giulio e Andrea, progressivamente sempre più attivi nella lotta alla repressione del Governo e delle forze dell’ordine.
Su un piano di ricostruzione dei fatti, il film evoca la guerra del Vietnam e le lotte operaie che danno inizio alla contestazione dei giovani universitari, scontenti ed insofferenti delle rigide regole e delle ingiustizie della società di quel tempo. Michele Placido ne ricostruisce per sommi capi l’evoluzione mescolando ricordi biografici di quando lui, prima di entrare nell’accademia di arte drammatica di Roma, prestava servizio come celerino nella capitale.

Nonostante una certa cognizione di causa, il film di Placido ha un tono narrativo freddo, quasi distaccato, sia per ricostruzione storica sia per vicende dei personaggi, che non convince completamente il pubblico. Le origini del movimento sessantottino sono ricostruite in maniera sommaria ed affrettata, con un’impostazione eccessivamente evocativa ed enfatica nell’introduzione dei personaggi all’interno dei fatti storici. Le cose migliorano progressivamente man mano che si dà spazio alle vicende dei protagonisti, attraverso i quali Placido racconta le fasi di un movimento di ribellione inserendo molti particolari (dal proto-femminismo alla liberalizzazione sessuale, dall’occupazione dell’università alle case comuni, dall’alleanza tra studenti ed i contadini sfruttati del sud alle origini delle brigate rosse attraverso l’uso delle Molotov), ma trascurandone altri.
Nell’insieme, il regista fotografa un clima storico di forte disagio giovanile, ma non riesce a descrivere i personaggi a tutto tondo, visualizzandoli piuttosto come figure simboliche di ciò che racconta; di loro si evidenziano alla fine solo i tratti salienti in funzione della ricostruzione storica di quella stagione: dall’inquietudine goffa di Laura all’insicura voglia di rottura dei suoi due fratelli, dal furore rivoluzionario di Libero, alla presa di coscienza di Nicola, paesano dalle origini proletarie reclutatosi in polizia per sbarcare il lunario.
Più che personaggi, ripeto, figure iconiche di quel periodo i cui caratteri esistenziali vengono esposti in maniera superficiale.

Riconosciamo comunque la difficoltà di un’operazione agiografica del genere che, al di là di alcune lacune ed elementi che potevano essere meglio introdotti, cerca di condensare in meno di due ore fatti, sogni ed emozioni di un’epoca visti da tre punti di vista differenti. Quello di Nicola –il proletario- è il predominante e forse quello meglio focalizzato grazie ai ricordi biografici dello stesso Placido; poi c’è quello di Laura e dei fratelli –la borghesia cattolica-, illustrato in maniera più eterea, ma con una certa sensibilità per quanto riguarda le tematiche familiari; infine c’è quello di Libero –ovvero il movimento universitario- che è il più defilato e meno approfondito, rimanendo sullo sfondo del racconto insieme alle lotte studentesche.
Tecnicamente ineccepibili le sequenze di massa, con gli scontri tra contestatori e forze dell’ordine che, mescolate a vere immagini di repertorio, descrivono bene la situazione di rottura e tensione sociale di quel periodo.
Bravi ed incisivi i tre protagonisti, a cominciare da Jasmine Trinca che, nonostante un approccio interpretativo simile a quello di altri suoi film, risulta credibile nel ruolo di Laura, al pari di un intenso Riccardo Scamarcio ed un Luca Argentero estremamente naturale.

Paolo Pugliese