In
una zona residenziale di Stratford -Upon-Avon, in Inghilterra,
ci sono due villette con due giardini, divisi solo da una
staccionata. In una casa abita il Signor Capulet e nell’altra
la Signora Montague. Tra i due c’è una accesa
rivalità che sfocia soprattutto in un fanatismo sul
mantenimento del reciproco giardinetto: entrambi infatti sono
stracolmi di Gnomi da giardino di plastica che, quando gli
umani non sono nei paraggi, hanno vita propria, prendendo
anche l'abitudine di assumere gli stessi comportamenti negativi
dei loro rispettivi proprietari. La faida ha assunto una natura
ancor più personale tra gli Gnomi, tra i quali il semplice
fatto di essere un Rosso del Giardino Rosso o un Blu del Giardino
Blu è fonte di una serie di pregiudizi. Protagonisti
del film sono Gnomeo e Giulietta, uno dei blu e l’altra
dei rossi che, casualmente, una notte si incontrano fuori
dai loro rispettivi giardini e si innamorano.
Il
classico di William Shakespeare, con l’amore tra Giulietta
e Romeo all’ombra della faida tra le loro famiglie Capuleti
e Montecchi, rivive in questo cartone animato per famiglie,
simpatico e brioso, i cui elementi di valore sono costituiti
principalmente dallo stravolgimento in chiave comica del dramma
Shakespiriano e dall’inedita ambientazione nel mondo
degli Gnomi da giardino, il cui microcosmo replica le dinamiche,
le tensioni e le rivalità del nostro quotidiano. Nonostante
la scelta dei personaggi di “Gnomeo e Giulietta”
non sia improntata su una tematica originale (cioè
quella degli oggetti della nostra casa che prendono vita),
essendo già stata introdotta e sfruttata nella trilogia
di “Toy’s Story”, il film ha una freschezza
narrativa che, unita ad una leggerezza dei toni, conquista
il pubblico grazie anche ad una serie di gags che sfruttano
bene tutti gli elementi legati sia alla fisicità degli
Gnomi sia al background del giardino domestico. Al tempo stesso,
il film scorre senza intoppi fino alla sua conclusione senza
però lasciare molti contenuti o dettagli contestuali
nel pubblico, a differenza invece di un altro lungometraggio
di animazione attualmente nei cinema come “Rango”.
L’adattamento di Shakespeare è infatti molto
sui generis e ne ricalca solo le linee generali, le quali
verso la metà del film rimangono in secondo piano,
venendo fagocitate dall’impianto di caratterizzazione
ed ambientazione comica dei nani da giardino, sulle quali
il film fa eccessivo affidamento senza cercare altri elementi
narrativi.
L’animazione
risponde ai livelli standard attuali, tecnicamente impeccabile
ma comunque senza picchi di eccellenza tecnica che, unita
ad una certa superficialità sia di sceneggiatura che
di caratterizzazione dei personaggi, rende questo film facilmente
dimenticabile dopo la sua, pur gradevole, visione.
Paolo
Pugliese