Ok,
siete pronti? Cinque secondi al lancio, quattro...tre...due...uno...via!
Continua l’opera di destrutturazione del cinema da parte
di uno dei più geniali cineasti asiatici di sempre,
Kitano Takeshi. Si comincia chiedendosi quali tipi di film
la gente vorrà vedere e si continua offrendoli tutti.
Kitano del resto ne ha già girati di tutti i tipi,
e qua li mette in fila per noi. E se il gangster movie non
ha più misteri per il famoso regista, di certo lo sappiamo
capace anche di filmare bellissime storie di poetiche saghe
familiari, come anche un bel film di fantascienza nello stile
che tanto piace agli americani -con l’asteroide che
minaccia il pianeta-, oppure perché non tristi racconti
di drammi domestici, o addirittura un horror col demone che
mangia la gente e prende testate contro le porte che si rifiutano
di aprirsi automaticamente al suo passaggio?
Il pupazzo con le fattezze di Kitano Takeshi serve da filtro
agli impatti che la vita riserva si prende appunto ogni botta,
e quando il geniale autore ha da dire la sua se ne infischia
delle conseguenze, tanto c’è il pupazzo che tutto
assorbe...
Non
manca neanche la frecciatina alla testata più famosa
della storia del calcio degli ultimi anni, un Zidane che resterà
immortalato nel film meno film che Kitano ha mai pensato per
noi. E se all’inizio del viaggio lui poteva aver pensato
di farla franca, mandando avanti il suo doppio, a chiedere
lumi al dottore sullo stato del suo cervello riceve in risposta
un laconico “la prossima volta gli dica di venire di
persona” ed al termine dell’intera operazione
avremo il responso definitivo “dottore cos’ha
il mio cervello? E’ rotto...”; hanno ragione i
critici, Kitano non c’è più, al suo posto
un pupazzo su cui rimbalzano le critiche, un dispettoso folletto
che si mette dietro la macchina da presa usurpando il suo
nome e destrutturando tutti i suoi film. E’ difficile
negare il piacere di giocare con lo spettatore ad uno dei
più grandi registi di sempre e pazienza se la critica
non apprezza. Kitano prende in esame l’intera sua opera
e ce la mostra come un unico tentativo di accontentare il
pubblico, cosa che di sicuro gli è riuscita, ma adesso
è lui che si vuole divertire e per questo torna alle
sue origini, ovvero il teatro, regalandoci il meglio delle
sue gag comiche, più un bonus che racconta della difficoltà
per un regista affermato di essere sé stesso e non
il pupazzo dei critici.
Il
trucco riesce alla grande e mentre al pupazzo toccano gli
urti della vita e le botte dei detrattori, Beat Takeshi si
prende il gusto di recitare qualsiasi cosa, prendendo in giro
prima di tutto il cinema, e poi tutta la serietà con
la quale molti registi lo affrontano. Alla fine del gioco
quello che conta è lui, il regista, e se non si riesce
a vedere al di là dell’asteroide che sta per
piovere addosso a tutti, non capiremo mai quanto poco basta
per divertirsi.
Se le donne della storia sono due imbroglione che mettono
scarafaggi nelle zuppe e nel caffè per sfuggire al
pagamento o che tentano di farsi investire da una grossa automobile
per chiedere soldi, questo non vuol certo dire che non c’è
speranza. Dietro tutto questo potrebbe nascondersi addirittura
l’amore, aspettato a lungo e nel posto sbagliato, ma
alla fine incontrato, perso e ritrovato sempre nello stile
da gag di avanspettacolo che regala un sapore dolce-amaro
e nel contempo realistico. L’asteroide è in arrivo
bisogna fare presto, non sappiamo se ci sarà un eroe
a contrastarlo, quindi meglio intanto mettersi in salvo su
un razzo, oppure decidere che il posto ci piace così
com’è e aspettare guardando la stella cadente
che si avvicina, perchè è una stella cadente,
vero?
Gloria al regista, dunque, e gloria ai suoi tentativi riusciti
o meno di raccontare il talento che è dietro ogni opera,
talento che è impietosamente raffigurato nel suo caso,
da una cinepresa rotta che abita nel suo cervello e viene
visualizzata dai medici come un cancro.
Anna
Maria Pelella