La
LEDA è una azienda italiana che, partendo da un semplice
salumificio, è riuscita ad allargare le sue attività
diventando uno dei leader principali nel campo del reparto
latte e derivati alimentari. La sua fama e la sua solidità
si devono al responsabile che da sempre ha portato avanti
gli affari, Amanzio Rastelli, e alla sua capacità di
non fermarsi mai di fronte ad ogni ostacolo. Ogni vetta non
è così lontana se si viene aiutati da uno staff
come quello che lo supporta e che garantisce un buon tenore
di vita all’azienda. O, almeno, questo è ciò
che sembra!
Perchè la LEDA, nonostante i suoi ottimi profitti,
e le varie sponsorizzazioni in Italia e all’estero,
trova sempre più difficoltà a ri-collocarsi
in un mercato concorrenziale. Come fare per sopravvivere in
un mare di squali? Semplice, falsificando i bilanci, creandone
nuovi e in attivo per parecchi milioni di euro, e far credere
che la situazione sia più rosea di quel che sembra.
Ma alla lunga questa farsa crolla come un castello di carte
e Amanzio Rastelli e il suo staff, composto dalla nipote Laura
Aliprandi, e i fedeli collaboratori, Ernesto Botta e Franco
Schianchi, riusciranno ad aprire una voragine portando alla
bancarotta questa società, distruggendo anche i sogni
delle persone che avevano investito in essa risparmi di una
vita.
Ispirato al caso di cronaca della Parmalat di Callisto Tanzi,
questa pellicola parte dalla ricostruzione di ciò che
un sistema corrotto e basato sul falso in bilancio ha potuto
apportare alla economia italiana: il tradimento della fiducia
di tanti cittadini che hanno visto bruciare in un attimo il
loro futuro più sereno.
Il regista, Andrea Molaioli, ha trovato fin da subito il terreno
spianato in questo dramma in quanto i colpevoli erano visibili
sin da subito e messi bene in evidenza, e questo ha aiutato
non poco nella lavorazione del film: l’aver avuto degli
attori, poi, da calare nella borghese vita di provincia al
suo fianco ha portato del sano ottimismo e una scelta ben
delineata nella costruzione dei personaggi su cui lavorare.
Remo Girone nei panni di Amanzio Rastelli è perfetto
nella figura di un uomo stanco ma deciso a non abbandonare
il suo sogno, e alleandosi di volta in volta con persone di
pessima risma. In tutto ciò è aiutato anche
da un incredibile Toni Servillo, grandissimo nel delineare
questa semplice figura grigia e impiegatizia che riesce tuttavia
a trovare sempre una soluzione ad ogni problema, in qualunque
modo o momento si presenti. L’avere anche una nipote,
interpretata da Sarah Ferbelbaum, decisa nel suo ruolo, elegante
ma priva di scrupoli anche nel rubare alla propria famiglia,
segneranno il tracollo finanziario per questa azienda che
si è presentata al mondo degli affari come solida ma
senza basi ferme su cui portare avanti i suoi progetti imprenditoriali.
Il film propone una cronaca lucida ed asciutta delle scelte
di persone che son riuscite a smuovere capitali ed arrivare
ai massimi vertici dimenticando purtroppo che spesso sono
proprio i dettagli più minuti, come un punto in borsa,
a determinare la vita o la morte di una attività economica
anche longeva.
Una storia come tante altre nel mondo di oggi - basti pensare
al disastro ENRON in America - di aziende forti nel mercato
che sempre più organizzano e portano avanti investimenti
per milioni di attivo in bilancio e che invece conducono in
un baratro chi lavora o chi si affida a loro senza dubitare
ciecamente di ciò che si nasconde dietro.
Alessandro Cristofaro