La
Marvel, la casa editrice che pubblica le avventure dei classici
Spider-man, X-men, Fantastici quattro e così via, di
tanto in tanto sforna supereroi talmente improbabili nel look
e nelle caratterizzazioni, da risultare accattivanti nella
loro sublime bizzarria.
Uno di questi, ad esempio, è Silver Surfer (che ammirerete
nel sequel dei Fantastici quattro), un alieno che solca gli
abissi spaziali a bordo di una tavola da surf (!), un altro
è Ghost Rider…
Ovvero Johnny Blaze, un giovane stuntman che, insieme al padre,
organizza spettacoli motociclistici, con spericolati salti
tra le fiamme. Ma il padre è gravemente malato e Johnny
finisce per fare, letteralmente, un patto con il demone Mefistofele.
Ma si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi…
così il ragazzo perderà il padre e l’amore
della sua fidanzata, e sarà costretto diventare una
pedina dell’Inferno, una specie di “esattore di
anime” e all’occorrenza, un cacciatore di taglie
mandato a combattere altri demoni. E’ diventato un “Ghost
Rider” e presto scoprirà di aver ricevuto un
terribile dono/maledizione: di notte si trasforma in un potentissimo
essere, uno scheletro vivente dal teschio fiammeggiante che
cavalca la sua moto, anch’essa potenziata e fiammeggiante.
Una situazione che sconvolgerebbe chiunque nell’anima
e nel corpo e così il bel giovane, nel giro di pochi
anni, si troverà ad avere le fattezze (un pelino più
sfiorite) di Nicholas Cage.
Johnny è ormai ricco e famoso, ma è giunto finalmente
il momento in cui dovrà mettersi al servizio di Mefistofele
e combattere, in una disputa infernale, contro l’altro
demone Blackheart e la sua congrega. La battaglia per la conquista
di una manciata di anime dannate avrà presto inizio!
Ok, raccontata così, una trama di questo tipo potrebbe
sembrare un’immensa sciocchezza, anche seguendo un metro
di giudizio tarato sui film di supereroi, dove avvengono i
fatti più improbabili e assurdi. Ma vi assicuro che
il personaggio funziona e il suo look è strepitoso,
divinamente trash. A patto di prendere tutta la storia con
un sorriso ironico sulle labbra. E questo, per fortuna, avviene
anche nel film e contribuisce a “salvarlo” dalla
bocciatura.
Parlando chiaramente: io mi aspettavo molto di peggio. Temevo
un film supponente e noioso. Soprattutto noioso, che è
il difetto peggiore che può avere un film sui supereroi,
anche se sui generis, come Ghost Rider. E un regista come
Mark Steven Johnson (qui anche sceneggiatore) non induceva
all’ottimismo, dato che a lui si deve il deludente “Daredevil”
di qualche anno fa.
Invece il film si lascia vedere e a tratti diverte: alcune
sequenze sono ben fatte e belle da vedere, l’atmosfera
horror è stuzzicante e gli intermezzi “leggeri”
sono opportuni e spassosi. Naturalmente non ho la pretesa
di dire che qualche scena spettacolare e alcuni effetti speciali
suggestivi possano colmare lacune recitative, registiche e
di sceneggiatura. Sarebbe una considerazione troppo superficiale.
Come non posso negare che l’abbondante autoironia sparsa
per tutto il film e qualche battuta azzeccata, compensino
il fatto che si rida troppo spesso anche per la comicità
involontaria che la pellicola regala. Però, questi
elementi positivi mantengono lo spettacolo sopra il livello
di galleggiamento e fanno sì che questo film, senza
molte pretese, svolga comunque il suo compito primario, cioè
intrattenere piacevolmente lo spettatore per due ore.
Vero punto debole del film sono i cattivi: Mefistofele, Blackheart
e i suoi scagnozzi. Ogni possibile e immaginabile luogo comune
sui demoni è stato utilizzato per caratterizzarli.
Oltre ad ammazzare gente (così, tanto per sport), a
ghignare insulsamente, a guardare in cagnesco e fare qualche
spettacolino con le fiamme, fanno ben poco… risultando
al più delle macchiette in stile telefilm “Streghe”
piuttosto che avversari credibili per il protagonista, in
grado di creare pathos e tensione in attesa della resa dei
conti finale. E infatti gli scontri tra Ghost Rider e questi
demoni risultano tutti deludenti, risolvendosi in una serie
di visi deformi che digrignano i denti e urlano senza una
ragione precisa, avvolti in un mare di fiamme mentre si scazzottano
allegramente. Meglio sorvolare su quest’aspetto…
Dal punto di vista recitativo, Nicholas Cage gigioneggia un
po’, prendendosi in giro e risultando pure simpatico,
col risultato di riuscire ad entrare dignitosamente nella
parte assegnatagli.
La Mendes invece si guadagna il cachet grazie alle sue generose
scollature, mentre non è pervenuta per quanto riguarda
l’aspetto interpretativo. Peter Fonda invece delude,
non riuscendo ad aggiungere nulla al personaggio, già
di per sé poco interessante, di Mefistofele. Se,
dopo aver letto questa recensione, rimanete dubbiosi sull’eventualità
di andare a vedere il film, posso capirvi! Però nonostante
tutti i limiti che il film presenta e di cui ho parlato, lo
spettacolo è godibile e presenta buoni spunti. E poi
volete mettere l’infantile ma gioioso entusiasmo nel
vedere sul grande schermo un motociclista infernale sulla
sua moto fiammeggiante mentre solca le strade cittadine, vetrificando
l’asfalto sotto le ruote e fondendo i parchimetri?
Mario
Colasuonno