Per
chi è nato in America, i G.I.Joe sono una piccola istituzione:
nati come strisce a fumetti, le cui prime apparizioni risalgono
alla seconda guerra mondiale ed avevano come protagonista
un solo personaggio, furono trasformati in giocattoli negli
anni ’60 dalla Hasbro, simili per aspetto ed altezza
al Big Jim della Mattel.
Il film tuttavia non si basa su questa produzione degli anni
‘60, ma sulla successiva e celeberrima incarnazione
del giocattolo, che risale agli anni ’80, dove la Hasbro
ricreò da zero la serie, passando da un solo personaggio
ad un’intera squadra e creando una controparte cattivissima,
l’organizzazione terroristica dei Cobra. La serie di
giocattoli, che arrivò a contare più di 200
personaggi, fece capolino anche in Italia a partire dal 1987
ed è a questa che si ispira il film G.I.Joe - La
nascita dei Cobra.
Come
accaduto in precedenza per i Transformers (altra
pellicola tratta da famosi giocattoli), il film rielabora
le vecchie trame, creando una nuova versione delle stesse,
che non ha corrispondenza in ciò che è stato
raccontato nei fumetti o nei cartoni animati, ma a differenza
del secondo film dei Transformers , il film ha molto più
rispetto sia verso le storie a cui si ispira, sia verso gli
spettatori a cui vengono risparmiati siparietti comici di
dubbio gusto.
il film è sorprendentemente piacevole, come se la Hasbro
si fosse fatta finalmente sentire con la Paramount per un
trattamento migliore dei suoi personaggi (come sia potuto
accadere quello che è accaduto con Transformers: la
Vendetta del Caduto e a cosa stesse pensando la Hasbro all’epoca
non è dato sapere, ma questa è un’altra
storia).I motivi che rendono questo film superiore di
ben più di una spanna alla sua controparte robotica
di quest’anno sono numerosi.
La prima sensibile differenza risiede nell’aver ridotto
il ruolo americano di unica superpotenza salvatrice del mondo
e dell’intero sistema solare, attribuendo ai G.I.Joe
il ruolo di squadra internazionale e non più solo americana,
a rappresentanza di un mondo finalmente unito: i Joe sono
quindi presentati come una branca di elite della NATO, che
recluta in tutto il mondo, da cui il significato dell’acronimo:
Global Integrated Joint Operating Entity.
Altra grande differenza dal secondo Transformers
riguarda la scelta di un cast molto ristretto, non più
di una dozzina di protagonisti tra buoni e cattivi, in modo
da lasciare ad ognuno il suo spazio e le sue battute. Troppo
spesso è capitato di vedere film in cui il protagonista
faceva la parte del leone, relegando i comprimari al ruolo
di tappezzeria, il cui unico scopo cinematografico fosse guardare
il protagonista per far risaltare quanto fosse fotogenico
, nonché l’unico fornito di cervello nella pellicola.
Va dato credito agli sceneggiatori e al regista di aver consentito
ad ogni protagonista di avere non solo qualcosa di importante
da fare, ai fini della storia, in ogni momento del film, ma
anche spazio per far risaltare la propria personalità,
attraverso l’uso sapiente di flashback che spezzano
l’azione ma non rovinano la storia, perché da
un lato evitano di dover inserire ad inizio film lunghi quanto
necessari prologhi e dall’altro evitano che il film
sia solo una serie ininterrotta di combattimenti.
La
storia ha un senso (nello stesso modo in cui potrebbero
esserlo tutte le storie che parlano di conquista del mondo),
non è esattamente profonda, ma almeno è coerente
quanto basta. E non è per bambini: i cattivi vengono
perforati dalle pallottole, trapassati dalle lame, decapitati
e sbriciolati dagli esplosivi ma sono così educati
da non farlo in fiumi di sangue. Molto azzeccata è
stata la scelta di non presentare allo spettatore un’organizzazione
Cobra già a pieno regime, ma di mostrare invece il
suo formarsi lentamente e di nascosto (persino al cattivo
di turno), parallelamente all’emergere del suo
comandante di cui, alla fine del film, si conosceranno perfino
identità e volto.
Lo stupore che si può provare nel vedere i Joe combattere
non contro il loro solito nemico è indice che gli sceneggiatori
hanno fatto un buon lavoro evitando di riproporre una trama
che lo spettatore conosce già a memoria.
Ci sono alcune piccole incongruenze, come le super tute che
vengono usate solo in una scena e poi basta, senza altre spiegazioni
o il fatto che sulla calotta polare si possa andare con vestiti
più adatti all’inverno italiano, ma per il resto
il film fila liscio come l’olio. La coreografia delle
scene di azione, unite ad un montaggio pulito, consente allo
spettatore di capire chi sta sparando a chi e in generale
che sta succedendo, senza causare crisi epilettiche.
Le
interpretazioni fornite dagli attori sono di un livello che
va dal buono all’accettabile, compatibilmente con ciò
che viene richiesto in un film di azione; su tutti troneggia
l’interpretazione, fornita da Christopher Eccleston,
del trafficante di armi James McCullen (il futuro Destro),
malvagio ed affascinante quanto basta per meritarsi un ruolo
nell’immancabile sequel.
La regia è stata affidata all’esperto del ramo
esplosioni & affini Stephen Sommers, che può vantare
la direzione di kolossal non proprio da Oscar come i due La
Mummia e Van Helsing. Il regista ha inserito nel cast anche
due attori provenienti da La Mummia: Brendan Frasen (l’antagonista
della mummia), qui in un ruolo cameo e Arnold Vosloo
(la mummia vera e propria), nel ruolo di Zartan,
il maestro dei travestimenti.
Tra le chicche semi-nascoste, come nei film di supereroi come
Spider-Man o X-Men non può mancare la presenza del
loro creatore Stan Lee, così anche G.I.Joe non sfugge
alla regola: ai fan più accaniti non potrà sfuggire
il cameo di colui che ha dato vita alle storie apparse sui
fumetti Marvel: Larry Hama.
G.I.Joe - La nascita dei Cobra, ad opinione di chi
scrive, non sembra né un film per i teen agers di oggi,
nè per i bambini che eravamo una volta, perché
non richiede né pretende per essere visto che il bambino
che è in noi si risvegli e che il cervello si prenda
una vacanza: tutto quello che chiede è che si accetti
lo spirito gioioso e un po’ fracassone della pellicola.
Giulio
Pesce