FUOCO SU DI ME

Titolo Originale: Id.
Genere:
Storico
Regia:
Lamberto Lambertini
Sceneggiatura:
Lamberto Lambertini
Cast:
Omar Sharif, Massimiliano Varres, Sonali Kulkarni, Zoltan Ratoti, Maurizio Donadoni
Colonna Sonora:
Savio Riccardi
Produzione: Indrapur Cinematografica, Stella Film
Paese d’origine: Italia - 2005
Durata: 100 minuti

 

Dopo “Il resto di niente” di Antonietta De Lillo, il cinema prende di nuovo spunto dalla storia di Napoli per raccontare il periodo napoleonico, che va dalla fine del ‘700 al 1815, anno del declino dell’imperatore francese. Lo fa narrando in parallelo la storia di Gioacchino Murat, reggente del Regno di Napoli per un breve periodo, e la storia d’amore di un giovane scapestrato che, pur di tornare dalla sua bella, diserta andando incontro ad un drammatico epilogo. Narratore d’eccezione e nodo delle due storie è un vecchio principe, amante della letteratura e parente del giovane scapestrato. Se “Il resto di niente” era un’opera complessa, a tratti simbolica, con scorci surreali, per quanto la si possa infine considerare opera sopravvalutata dalla critica, “Fuoco su di me” si presenta come un affresco storico fatto per essere capito da tutti, sia nei temi che nei modi.

Realizzato con un budget abbastanza ampio ma non certo da kolossal, con soldi messi assieme tra l’India e il distributore napoletano Stella, con l’apporto del solito Ministero dei Beni culturali e di Rai Cinema, il film trova i suoi punti di forza nel grande carisma dell’impeccabile Omar Shariff, nella suggestione dei paesaggi e degli antichi palazzi, nei costumi d’epoca. Meno riuscita la storia d’amore, verbosa e quasi da soap, discutibile la scelta di alcuni ruoli, primo tra tutti un Murat impagliato, didascalico e retorico e del quale si parla tanto ma alla fine non si viene a sapere molto. Bello il titolo, che si riferisce tanto alla autofucilazione del Murat (che apre e chiude la storia) che all’eruzione del Vesuvio e, forse, anche alla bruciante passione tra i due ragazzi. Di buono c’è che il cinema italiano frequenta poco, ormai, il film in costume, e in ogni caso la narrazione si regge senza sforzi.

Bruno di Marcello