Omar
e Way sono due giovani amici islamici che vivono in una città
inglese: sono ben inseriti nel contesto sociale, e conducono
una vita tranquilla. Stanchi del modo in cui i musulmani vengono
ancora identificati, considerati al pari dei peggiori terroristi,
decidono di diventare combattenti in una cellula islamica
e risollevare le sorti di coloro che sono trattati come reietti.
Sebbene Omar riscuota la piena approvazione di sua moglie
e di suo figlio, che lo idolatrano come un futuro martire
per una buona causa, non è del suo stesso parere Barry,
un londinese convertito alla religione e alla fede islamica.
Questi, supportato da Faizal e Hassan, altri due giovani islamici,
considera Omar e Way due inetti incapaci di portare a termine
una missione. Uniti vorrebbero dare vita ad una grande rivoluzione,
ma quali speranze di successo di fronte a loro se tutti e
cinque non sanno neanche trasportare una bomba senza farsi
esplodere? Una cosa è certa: sarà una lunga
battaglia… sempre sperando di sopravvivere a se stessi!
Chris Morris, regista inglese famoso per aver rinnovato la
commedia satirica in tv e a teatro, afferma di aver iniziato
a pensare alla trama di questo film documentandosi e leggendo
di episodi di cronaca mondiale inerenti la creazione di gruppi
di combattenti islamici. Dapprima incuriosito dall’organizzazione
degli attentati, l’attenzione del regista è stata
poi distolta da articoli di cronaca in cui si affermava dell’assoluta
mancanza di addestramento e di preparazione tattica di queste
persone: ragazzi che si radunavano in gruppi, registravano
video, imbracciavano fucili, ma non avevano la benché
minima idea di come si sparasse o di come funzionasse una
bomba.
Quando si è reso conto dell’ironia, della comicità
insita in questi episodi, Morris ha pensato di attingere a
piene mani da tutte le fonti a sua disposizione: da conversazioni
con esperti di terrorismo ai rapporti di servizi segreti,
contando persino sull’apporto di imam e centinaia di
musulmani, per cercare di creare una trama più simile
al vero e che andasse a scandagliare gli angoli più
remoti della mente di questi ragazzi, confusi ma allo stesso
tempo decisi a morire per una buona causa, qualunque essa
sia.
Gli attori dimostrano di aver preso molto seriamente la preparazione
del film: la mimica, il modo di parlare, l’abbigliamento,
il modo di rapportarsi agli altri facendo squadra, sono stati
opera l’opera minuziosa di un gruppo di consulenti che
giorno dopo giorno erano accanto al cast mettendo su una rete
di conoscenze, di testi speciali, per la corretta impostazione
dei personaggi e di guide essenziali alle quali fare riferimento.
Il risultato di fronte ai nostri occhi è straordinario,
merito anche della fotografia e del montaggio che rendono
il film un’unica linea continua in cui ogni dialogo
è perfettamente bilanciato, senza uscire fuori dai
binari della commedia drammatica che il regista si era prefisso:
una pellicola in cui i protagonisti dovevano essere minacciosi,
ma allo stesso tempo persone vulnerabili, confuse, che si
supportano a vicenda anche nella loro ora più triste.
Un tentativo di avvicinarsi alla comunità islamica
senza offendere né deridere nessuno, riflettendo su
di un argomento così scottante che infiamma le menti
di una società sempre più diretta verso il multirazziale
e il cosmopolita.
Alessandro
Cristofaro