FLAGS OF OUR FATHERS

Titolo Originale: Id.
Genere: Bellico/Storico
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Paul Haggis & William Broyles Jr
Cast: Ryan Philippe, Jesse Bradford, Adam Beach, Jamie Bell, Paul Walker, John Benjamin Hickey,
Colonna Sonora: Clint Eastwood
Produzione: Warner Bros.
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 132 minuti

 

Facciamo una piccola (e provocatoria) premessa: noi non amiamo molto i film bellico-patriottici americani, specie quelli che riducono eventi storici ad una mera farsa propagandistica che celebra eroici caduti in favore di un generico e politicamente abusato concetto di “Libertà” (vedi polpettoni come “Pearl Harbour” oppure “Salvate il Soldato Ryan”). Detto questo, possiamo tranquillamente affermare che FLAGS OF OUR FATHERS non appartiene alla tipologia di film appena enunciata, anzi, è un film rigoroso girato con stile ed attenzione: in parole povere, e nonostante qualche difetto, un capolavoro.

Ultimo lavoro del maturo ed inossidabile Clint Eastwood, FLAGS OF OUR FATHERS racconta la battaglia dell’isola di Iwo Jima durante la II Guerra Mondiale, avvenuta il 19 Febbraio del 1945 e costata la vita di quasi 7000 soldati americani (ma anche di 18000 soldati giapponesi). La storia parte dalla famosissima fotografia in cui cinque Marines e un Marinaio piantano la bandiera Americana sul Monte Suribachi: di quei sei soldati solo tre tornano a casa e vengono usati dalla Casa Bianca e dal Pentagono per infiammare i cuori del popolo americano in un lungo tour che ha l’unica funzione di raccogliere fondi (14 miliardi di dollari) per continuare la guerra nel Pacifico. Ubbidendo agli ordini dei superiori, i tre soldati incontrano gente, inaugurano monumenti e scalano persino finte montagne che rievocano la foto, unicamente per convincere il popolo americano a comprare Buoni del Tesoro per finanziare la guerra; col tempo però verranno moralmente annientati dai dubbi di dover essere al servizio della propaganda, venendo acclamati come eroi ma sentendosi in colpa nei confronti dei compagni caduti e ben sapendo che la foto, divenuta un manifesto patriottico americano, era in realtà finta e realizzata con i protagonisti in posa per far riacquistare la fiducia ad un popolo provato dallo sforzo bellico e dai lutti. Quando infine uno di loro non sopporterà più la situazione verrà rispedito senza troppi complimenti al fronte, senza dargli neanche la possibilità di rivedere la madre. Il figlio di uno dei tre soldati ha ricostruito la storia del padre e dei suoi commilitoni nel libro-verità “Iwo Jima” che, divenuto best seller, ha attirato l’attenzione di Eastwood il quale ne è rimasto talmente conquistato da farci un film di grande impatto visivo ed emotivo.

FLAGS OF OUR FATHERS è una pellicola che narra principalmente una storia umana con persone in primo piano sugli eventi bellici grazie ad una regia solenne ma al tempo stesso sobria e lungi dall’essere celebrativa o retorica, la quale si concentra poi sulla strumentalizzazione istituzionale e sulla manipolazione dell’opinione pubblica.
Eastwood non si ferma alle apparenze, indaga ed illustra nel profondo i fatti: da un lato ricostruendo in maniera cruda e spettacolare le fasi della battaglia di Iwo Jima, dall’altro mostrando la manipolazione dell’opinione pubblica e l’uso del patriottismo da parte della propaganda per fini puramente economici. La ricostruzione storica è accurata e spettacolare, con immagini coinvolgenti e spesso anche commoventi che danno ampio respiro al racconto: da un lato le scene di battaglia sono girate con molto realismo e con l’assenza di qualsiasi colore, evidenziate da un montaggio velocissimo; dall’altro le vicende ed sentimenti umani sono raccontati con molta sensibilità ed arricchiti da mute riflessioni sulla differenza tra la pura realtà dei fatti e la loro distorsione propagandistica ed edificante. Chiarissima, da questo punto di vista, l’allusione alla politica di Bush jr. sull’uso del patriottismo per mandare in guerra gli americani.

Potremmo obiettare che l’uso dei flashback appare un pò troppo dislocato e complica la comprensione temporale della storia, smorzandone in alcuni punti anche l’effetto emotivo che però viene un pò troppo accentuato nel finale sentimentale, ma FLAGS OF OUR FATHERS rimane comunque un film molto bello: teso e coraggioso nel raccontare senza ipocrisia o morale una storia realmente accaduta tramite la quale si svela la doppia faccia di un grande paese, specie quando la sua popolarità è così bassa nel mondo a causa di una politica internazionale un pò troppo unilaterale e disinvolta.
Ricordiamo infine al pubblico l’appuntamento tra circa sei mesi con la seconda parte del progetto di Eastwood, ovvero “Letters from Iwo Jima”, film che ricostruisce gli eventi della battaglia, ma stavolta dal punto di vista dei giapponesi.

Paolo Pugliese