Facciamo
una piccola (e provocatoria) premessa: noi non amiamo molto
i film bellico-patriottici americani, specie quelli che riducono
eventi storici ad una mera farsa propagandistica che celebra
eroici caduti in favore di un generico e politicamente abusato
concetto di “Libertà” (vedi polpettoni
come “Pearl Harbour” oppure “Salvate il
Soldato Ryan”). Detto questo, possiamo tranquillamente
affermare che FLAGS OF OUR FATHERS non appartiene alla tipologia
di film appena enunciata, anzi, è un film rigoroso
girato con stile ed attenzione: in parole povere, e nonostante
qualche difetto, un capolavoro.
Ultimo lavoro del maturo ed inossidabile Clint Eastwood, FLAGS
OF OUR FATHERS racconta la battaglia dell’isola di Iwo
Jima durante la II Guerra Mondiale, avvenuta il 19 Febbraio
del 1945 e costata la vita di quasi 7000 soldati americani
(ma anche di 18000 soldati giapponesi). La storia parte dalla
famosissima fotografia in cui cinque Marines e un Marinaio
piantano la bandiera Americana sul Monte Suribachi: di quei
sei soldati solo tre tornano a casa e vengono usati dalla
Casa Bianca e dal Pentagono per infiammare i cuori del popolo
americano in un lungo tour che ha l’unica funzione di
raccogliere fondi (14 miliardi di dollari) per continuare
la guerra nel Pacifico. Ubbidendo agli ordini dei superiori,
i tre soldati incontrano gente, inaugurano monumenti e scalano
persino finte montagne che rievocano la foto, unicamente per
convincere il popolo americano a comprare Buoni del Tesoro
per finanziare la guerra; col tempo però verranno moralmente
annientati dai dubbi di dover essere al servizio della propaganda,
venendo acclamati come eroi ma sentendosi in colpa nei confronti
dei compagni caduti e ben sapendo che la foto, divenuta un
manifesto patriottico americano, era in realtà finta
e realizzata con i protagonisti in posa per far riacquistare
la fiducia ad un popolo provato dallo sforzo bellico e dai
lutti. Quando infine uno di loro non sopporterà più
la situazione verrà rispedito senza troppi complimenti
al fronte, senza dargli neanche la possibilità di rivedere
la madre. Il figlio di uno dei tre soldati ha ricostruito
la storia del padre e dei suoi commilitoni nel libro-verità
“Iwo Jima” che, divenuto best seller, ha attirato
l’attenzione di Eastwood il quale ne è rimasto
talmente conquistato da farci un film di grande impatto visivo
ed emotivo.
FLAGS OF OUR FATHERS è una pellicola che narra principalmente
una storia umana con persone in primo piano sugli eventi bellici
grazie ad una regia solenne ma al tempo stesso sobria e lungi
dall’essere celebrativa o retorica, la quale si concentra
poi sulla strumentalizzazione istituzionale e sulla manipolazione
dell’opinione pubblica.
Eastwood non si ferma alle apparenze, indaga ed illustra nel
profondo i fatti: da un lato ricostruendo in maniera cruda
e spettacolare le fasi della battaglia di Iwo Jima, dall’altro
mostrando la manipolazione dell’opinione pubblica e
l’uso del patriottismo da parte della propaganda per
fini puramente economici. La ricostruzione storica è
accurata e spettacolare, con immagini coinvolgenti e spesso
anche commoventi che danno ampio respiro al racconto: da un
lato le scene di battaglia sono girate con molto realismo
e con l’assenza di qualsiasi colore, evidenziate da
un montaggio velocissimo; dall’altro le vicende ed sentimenti
umani sono raccontati con molta sensibilità ed arricchiti
da mute riflessioni sulla differenza tra la pura realtà
dei fatti e la loro distorsione propagandistica ed edificante.
Chiarissima, da questo punto di vista, l’allusione alla
politica di Bush jr. sull’uso del patriottismo per mandare
in guerra gli americani.
Potremmo obiettare che l’uso dei flashback appare un
pò troppo dislocato e complica la comprensione temporale
della storia, smorzandone in alcuni punti anche l’effetto
emotivo che però viene un pò troppo accentuato
nel finale sentimentale, ma FLAGS OF OUR FATHERS rimane comunque
un film molto bello: teso e coraggioso nel raccontare senza
ipocrisia o morale una storia realmente accaduta tramite la
quale si svela la doppia faccia di un grande paese, specie
quando la sua popolarità è così bassa
nel mondo a causa di una politica internazionale un pò
troppo unilaterale e disinvolta.
Ricordiamo infine al pubblico l’appuntamento tra circa
sei mesi con la seconda parte del progetto di Eastwood, ovvero
“Letters from Iwo Jima”, film che ricostruisce
gli eventi della battaglia, ma stavolta dal punto di vista
dei giapponesi.
Paolo
Pugliese