Mia
(Katie Jarvis ) ha 15 anni e vive in un quartiere popolare
di periferia con una madre (Charlotte Collins) troppo giovane
per essere attenta alle sue esigenze ed a quelle della sorellina,
specializzata in turpiloquio. Mia ha un carattere impetuoso,
nessuna amica, e una grande passione per la danza Hip Hop.
Per lei ogni giorno è uguale all'altro, fin quando
in casa arriva Connor (Michael Fassbender), il giovane amante
della madre. L’ uomo non è indifferente a Mia,
vuole farsi accettare ed inizia a comunicare con lei, vincendo
la sua diffidenza e comprendendo le sue potenzialità,
ma questo, anziché aprire uno spiraglio di serenità,
sarà causa di turbamenti ed ulteriori incomprensioni
con la madre.
Pluripremiato
dalla critica, “Fish Tank” è un piccolo
film inglese di grande attualità, che mette a nudo
la vita ed il disagio esistenziale degli adolescenti con un
approccio realistico e senza filtri.
Attraverso le vicende quotidiane di una ragazzina dalla personalità
difficile ed introversa, eppure idealista, coraggiosa, affamata
di una libertà che sente ancora lontana, la regista
Andrea Arnold ci mostra un’umanità vera ed imperfetta,
raccontata senza retorica o buonismo in una cornice di degrado
sociale. La cinepresa segue Mia nel suo vagare in una suburbia
periferica e popolare inglese, così simile ai quartieri
dormitorio delle nostre città; il tono narrativo è
iper-realistico ed asciutto, apparendo una sorta di docu-fiction
grazie ad alcune soluzioni di regia, non artefatte e molto
naturali, consistenti in riprese con cinepresa alla mano puntata
sulla protagonista, con pochi tagli di montaggio che alternano
campi lunghi e primi piani (spesso obliqui o di spalle), dandoci
una prospettiva del racconto totalmente soggettiva.
Tutto il racconto infatti, sia narrativamente che visivamente,
ruota intorno a Mia, la quale accentra l’attenzione
del pubblico non solo per una precisa scelta stilistica della
regista, ma anche per la forza carismatica che il suo personaggio
esprime. La giovanissima interprete Katie Jarvis è
straordinariamente brava e vitale, esprimendo con sguardo
inquieto e grande naturalezza le mute emozioni e gli stati
d’animo del suo personaggio. Bravi anche gli altri interpreti,
da Charlotte Collins nei panni di una madre assente ed egoista,
a Michael Fassbender, già visto in “Bastardi
senza Gloria”, che interpreta con misura il ruolo difficile
ed ambiguo di un patrigno falsamente simpatico.
“Fish
Tank” è un film che suscita nella sua visione
emozioni contrastanti, con il pubblico che, catturato dalla
forza della storia e dei personaggi, partecipa emotivamente
alle vicende narrate sulla spinta di una pressante curiosità
di sapere come andrà a finire ed, al tempo stesso,
la paura sulla piega che prenderanno gli eventi. Un’opera
convincente, che si propone –più o meno inconsapevolmente-
come una versione al femminile ed aggiornata dell’immortale
“I 400 Colpi” di Francois Truffaut, anch’esso
film tenero, lucido e virulento sul tema dell’infanzia
incompresa. Anche il finale di “Fish Tank” si
allinea a quello dell’opera di Truffaut, con Mia che
si appropria della sua libertà andando via per la sua
strada, ma ciò risulta un’appendice poco realistica
ed un po’ ridondante di quanto visto prima, anche a
causa della semi-consolatoria riappacificazione familiare
attraverso un ballo senza parole che stona lievemente con
l’approccio cupo e realistico del film. Bello da vedersi,
ma narrativamente stonato rispetto al resto della storia.
Valeria
Marinaccio