FIREWALL

Titolo Originale: Id.
Genere: Thriller/Azione
Regia: Richard Loncraine
Sceneggiatura: Joe Forte
Cast: Harrison Ford, Paul Bettany, Virginia Madsen, Alan Arkin, Jason Patrick
Colonna Sonora: Alexandre Desplat
Produzione: Village Roadshow
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 105 minuti

 

Ho sempre provato grande simpatia per Harrison Ford, fin dai tempi in cui interpretò tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 tre memorabili personaggi, ovvero Han Solo di “Guerre Stellari”, Rick Deckard in “Blade Runner” e soprattutto Indiana Jones nell’omonima trilogia. Nel corso degli anni ho seguito con interesse la sua carriera e mi spiace constatare che Ford sta invecchiando davvero male, collezionando uno dopo l’altro una sorprendente serie di film che, se non brutti, sono quantomai sbagliati. Purtroppo questo trend non accenna ad interrompersi e continua anche con questo suo ultimo film: due anni dopo il clamoroso tonfo ai botteghini della pessima commedia “Hollywood Omicide”, Ford ritorna sul grande schermo con questo FIREWALL, un thriller informatico diretto da Richard Loncraine (“Riccardo III”, “Rapina al Computer”) ed incentrato a prima vista sul mondo dei sistemi informatici bancari che parte male e finisce anche peggio.

Jack Stanfield, padre di famiglia ed ingegnere informatico specializzato in sistemi di sicurezza (i “Firewall”) a protezione dei dati bancari della Landrock Pacific Bank di Seattle per la quale lavora da vent’anni, ha messo a punto un nuovo e sofisticato sistema anti-hacker per le transazioni bancarie informatiche a prova di intrusione. A sua insaputa, però, è spiato da tempo da una banda di criminali senza scrupoli i quali prendono in ostaggio sua moglie ed i suoi due figli ordinandogli di trovare una breccia nel sistema che lui stesso ha creato e trasferire 100 milioni di dollari su un conto estero. Senza nessuna possibilità di uscita, con qualsiasi opzione a sua disposizione anticipata e bloccata dal capo del gruppo criminale, Jack si piegherà in un primo momento alle richieste, impegnandosi in una duplice sfida tecnologica e d’intelligenza sia contro la banca che contro i criminali per salvare la propria famiglia.

Questo FIREWALL, diretto con mano tecnicamente esperta ma senza particolari guizzi d’inventiva da parte del regista Loncraine, non propone nulla di nuovo per i canoni hollywoodiani: la storia sa di già visto, con un uomo mite preso in trappola nella classica situazione apparentemente senza via di uscita che, grazie ad intelligenza, coraggio e disperazione (per la sorte dei suoi cari) ribalta la situazione mettendo in trappola gli antagonisti e permettendosi anche di diventare protagonista di scene d’azione con immancabile scazzottata finale regola-conti con il cattivo di turno. Niente di nuovo, insomma, per questo film che non solo latita di originalità e presenta diversi buchi logici abbastanza rilevanti, ma non presenta neanche molto equilibrio nel dosare la giusta attenzione per l’esposizione dei vari aspetti della trama, banale e prevedibile. Tutto viene descritto sommariamente, prediligendo il meccanismo della tensione per gli ostaggi con il protagonista ricattato piuttosto che approfondire o almeno giustificare meglio gli altri elementi di contorno della storia, soprattutto inerenti il piano dei sequestratori che appare francamente astratto ed aleatorio. Anche i vari personaggi del film sono descritti con ampia sciatteria e senza la benché minima sfumatura, pescando a piene mani tutti i cliché hollywoodiani sia per i cattivi, freddi ed organizzati ma non credibili, sia per i buoni con Ford che interpreta un personaggio praticamente uguale a quello del film “Il Fuggitivo”.

Per quanto riguarda lo sviluppo narrativo, la prima parte introduce pigramente, con ritmo quasi soporifero, una storia che ha dalla sua un indovinato scenario inerente la vulnerabilità tecnologica dei sistemi informatici ma che presenta pochissima cura ed attenzione per gli aspetti tecnici e di attuazione della truffa al computer che il protagonista è costretto ad attuare; quest’ultimo poi è descritto tra l’altro come una sorta di deus ex-machina tecnologico capace di trovare qualsiasi tipo di soluzione in pochissimo tempo e con materiale di fortuna stile l’eroe televisivo Mac Gyver, arrivando ad usare persino il Gps del collare del cane (ma lo vendono davvero in America?) per rintracciare i suoi cari. Ed il film abbonda di questo tipo di soluzioni nonché di colpi di scena prevedibili messi in fila in tutta fretta per far proseguire una storia che, comunque, spara tutte le sue cartucce migliori proprio nel primo tempo. Nel secondo tempo, invece, la narrazione accelera all’improvviso inanellando una corsa al gatto ed al topo stanca e stiracchiata che porta ad una risoluzione finale francamente ridicola, dove il nostro eroe non ricorre alla polizia come farebbe qualsiasi altra persona normale ma, con la scusa di “non poter aspettare”, si getta improbabilmente nella mischia (stiamo parlando di un ingegnere sessantenne e sedentario che affronta da solo e disarmato una banda di delinquenti armati ed esperti) facendo il castigamatti in una sarabanda a base di –in ordine- auto, sparatorie, urti, esplosioni, finestre sfondate, pugni e picconate, fino ad arrivare ad un happy end con camminata familiare con vista sul lago che sembra una cartolina pubblicitaria del Mulino Bianco. Un film, più che brutto, insensato.

Paolo Pugliese