Micky
(Mark Wahlberg) e Dicky (Christian Bale) sono due fratelli:
il primo è un pugile emergente mentre il secondo è
stato una piccola gloria del ring, avendo combattuto in gioventù
contro Sugar Ray Leonard, caduto poi in disgrazia e nella
dipendenza della droga. La carriera di Micky è gestita
dalla madre Alice (Melissa Leo), mentre il fratello maggiore
lo allena. Nonostante il suo impressionante gancio sinistro,
Micky continua a perdere sul ring e dopo l'ultimo combattimento
da cui esce parecchio malconcio viene persuaso dalla sua ragazza,
Charlene (Amy Adams), a tentare qualcosa di estremo: dividersi
dalla sua famiglia, perseguire i suoi interessi e allenarsi
senza l'inquieto fratello. Per Micky le cose cominciano ad
andare bene finché non gli viene offerta l'opportunità
di una vita: combattere per il titolo. Ma presto Micky capisce
che avrà bisogno del fratello e di tutta la sua famiglia
per poter vincere.
“The
Fighter” è ispirato alla vera storia di Dicky
Eklund, un pugile professionista trasformatosi in allenatore
dopo una vita di crimini e droga e del fratellastro "Irish"
Micky Ward, che dopo aver abbandonato prematuramente la carriera
di pugile, sotto la guida di Dicky è diventato negli
anni ’90 un campione nel mondo del pugilato. La pellicola
racconta eventi realmente accaduti in maniera quasi documentaristica,
con dialoghi asciutti e rinunciando volontariamente a qualsiasi
elemento cinematografico sospeso tra il drammaturgico e lo
spettacolare (come accadeva in “Rocky” o “Cinderella
Man”) in favore di una cronaca dei fatti il più
vicina possibile alla realtà; il regista David O. Russell
adotta quindi un approccio visivo molto ruvido e realistico,
con la scelta stilistica di girare in maniera essenziale e
senza artifici, alla luce naturale del giorno, per strada
o in umili appartamenti. Tale fedeltà narrativa porta
sul grande schermo un diario intimo di due fratelli, focalizzando
il loro difficile eppure indissolubile rapporto, con pagine
di vita vissuta e di costrizioni, siano esse familiari o sentimentali,
in una dura quotidianità scandita da allenamenti, fallimenti,
tensioni, litigi e riconciliazioni. Una certa spettacolarità
il regista la mostra soprattutto nelle scene sul ring, ma
senza alcun eccessivo virtuosismo di cinepresa, con una soggettiva
esterna quasi da bordo campo, affidandosi alle performances
degli attori ed a un montaggio analogico.
Christian
Bale dimostra ancora una volta le sue doti notevoli di interprete
camaleontico, calandosi fisicamente e mentalmente nel ruolo
di un personaggio borderline non facile da interpretare, riuscendo
ad esprimerne il carattere, gli eccessi e la propria redenzione
senza farlo risultare una macchietta oppure il classico eroe
propagandistico della middle-class americana. Molto fisica
e faticosa, invece, la prova di Mark Wahlberg, meno intenso
di Bale (che è comunque un fuoriclasse), ma in possesso
di un certo timbro drammatico nella sua apparente inespressività.
Una bella sorpresa è costituita dall’emergente
Amy Adams, che dal successo per famiglie della commedia Disney
“Come d’Incanto” passa ad un ruolo più
adulto e convincente, interpretando la tosta fidanzata di
Micky che si contrappone alla schiacciante presenza della
sua famiglia allargata; quest'ultima è una componente
della storia che corre il rischio di risultare caricaturale,
in parte evitato grazie alla grinta della brava caratterista
Melissa Leo, che interpreta l’ingombrante e passionale
madre-manager dei due protagonisti.
Paolo
Pugliese