FALSE VERITA'

Titolo Originale: Where The Truth Lies
Genere:
Drammatico/Thriller
Regia:
Atom Egoyan
Sceneggiatura:
Atom Egoyan
Cast:
Kevin Bacon, Colin Firth, Rachel Blanchard, Alison Lohman
Colonna Sonora:
Mychael Dann
Produzione:
Robert Lantos
Paese d’origine:
Canada / UK / USA - 2005
Durata:
106 minuti

 

1972: la giovane giornalista Karen O'Connor (Alison Lohman) indaga sulle cause dello scioglimento di una celebre coppia di showman degli anni '50, Lanny Morris (Kevin Bacon) e Vince Collins (Colin Firth) e sul misterioso ritrovamento, quindici anni prima, del cadavere di una giovane ragazza (Rachel Blanchard) nella vasca da bagno della camera in cui soggiornavano, un caso mai risolto e che all'epoca fu chuso sbrigativamente dalle autorità.
Torna 4 anni dopo il suo ultimo lavoro "Ararat" il regista canadese di origini egiziane Atom Egoyan, il quale riprende con questa pellicola le atmosfere del cinema noir, cercando di esplorare, attraverso i due personaggi falliti interpretati da Firth e Bacon, il tema della solitudine tramite il ritratto di due vite spezzate dal successo, dai soldi e dal sesso.

Una premessa iniziale intrigante che purtroppo viene sciupata malamente dal regista per via di numerosi difetti: non aiuta infatti la sceneggiatura raffazzonata a firma dello stesso regista ed adattata dal romanzo di Rupert Holmes in cui Egoyan, deciso ad analizzare il profondo dell'animo umano, si trascina stancamente sino alla conclusione, ma quando si accorge di aver smarrito il tema principale del film, cioè il mistero che aleggia sui due protagonisti, lo risolve tirando fuori uno dei clichè più banali del thriller ovvero il classico: "Ispettore, è stato il maggiordomo". Ma le colpe sono anche del cast, a partire dai due protagonisti della vicenda; Colin Firth e Kevin Bacon infatti sembrano decisamente fuori parte, ancor di più quando si tratta di trasmettere al pubblico la sensazione di una coppia di showman affiatati e uniti da anni di spettacoli: tra i due attori manca completamente l'affiatamento, visto che molte delle scene in cui appaiono risultano davvero forzate, anche oltre il consentito.

Da salvare solo la sempre brava Alison Lohman (penalizzata però da un doppiaggio orribile) che appare la più volenterosa e la più convinta di quello che fa e delle battute che pronuncia. Per il resto, scenografia patinata, molto sesso (anche questo patinato) e un risultato finale in cui lo spettatore ha davanti tanto stile, ma poca, pochissima sostanza. Un peccato davvero.

Carlo Coratelli