FACTOTUM

Titolo Originale: Id.
Genere: Drammatico/Biografico
Regia: Bent Hamer
Sceneggiatura: Bent Hamer e Jim Stark
Cast: Matt Dillon, Marisa Tomei, Lily Taylor, Karen Young
Colonna Sonora: Kristin Asbjørnsen
Paese d’origine: USA/Norvegia - 2005
Durata: 94 minuti

 

Matt Dillon (“Rusty il selvaggio”,”I Ragazzi della 56° Strada”,”Drugstore Cowboy”) è un attore che ormai da tempo si è affrancato dal successo giovanile dei suoi primi film negli anni ’80, arrivando ormai alla piena maturità e prestando il suo volto all’aspirante scrittore alcolizzato Henry Chinaski, alter ego dello scrittore “maledetto” Charles Buchowski nella trasposizione cinematografica di uno dei suoi più famosi romanzi, il semiautobiografico “Factotum”.

Nel film, ambientato a Los Angeles, viene raccontata la vita di Buchowski come lui stesso l’ha scritta nei 2 libri sequenziali “Post Office” e “Factotum”: una vita trascorsa tra bar, squallidi appartamenti, fuggevoli amori, giochi d’azzardo, episodi di vita vissuta, epocali sbronze e lavori umilissimi che lo scrittore accettava senza troppe responsabilità unicamente per mantenersi e portare avanti la sua passionale attività di scrittore. Nel film viene anche illustrato il suo tempestoso rapporto con le donne: amanti e compagne di bevute che, alla fine, lo abbandonano a causa della sua vita sregolata. Da solo, Bukowski passerà la sua vita di lavoro in lavoro, bevendo, giocando ma, soprattutto, scrivendo quelli che diventeranno poi capisaldi della letteratura americana. Diretto dal regista norvegese Bent Hamer (quello di “Kitchen Stories”) che ne ha anche curato la sceneggiatura, FACTOTUM è un biophic esistenzialista, rigoroso e minimalista che racconta la vita dello scrittore aggiungendo anche sfumature da commedia dark. Il risultato non è perfetto, ma certamente apprezzabile, raccontando un’America suburbana popolata da outsiders attraverso le peregrinazioni del protagonista che viene descritto come un talentuoso ed appassionato scrittore ma asociale e tendente all’autodistruzione nella vita di tutti i giorni.

Dillon ci mette anima e corpo per dar vita al disagio esistenziale ma anche alla profonda umanità perduta in una bottiglia del suo personaggio (bellissimi i suoi sguardi persi nel vuoto), in una caratterizzazione credibile e sviluppata con misura e senza enfasi, ben evidenziata dalla regia di Hamer che focalizza la cinepresa sul protagonista, raccontando con toni sfumati, quasi astratti, il resto della storia.
Quello che però lascia un pò interdetto il pubblico è che, d’altro canto, il tono della narrazione non è... narrativo: il film non prende nessuna posizione, non racconta concretamente ma tenta di far trasparire in maniera sfumata e silenziosa i fatti e le emozioni, cosa che non riesce sempre perfettamente. Nonostante questo, FACTOTUM si rivela un prodotto apprezzabile per le sue intenzioni e la sua messa in opera, ben recitato e che esporta con una certa grazia le atmosfere dei romanzi da cui è tratto. Una pellicola interessante, non solo per i lettori delle opere minimaliste e bellissime di Buchowski, ma per tutti.

Paolo Pugliese