FACTORY GIRL

Titolo Originale: Id.
Genere: Drammatico/Biografico
Regia: George Hickenlooper
Sceneggiatura: Captain Mauzner
Cast: Sienna Miller, Guy Pearce, Hayden Christensen, Jimmy Fallon, Mena Suvari, Shawn Hatosy, Tara Summers, Beth Grant, Illeana Douglas, Edward Herrmann
Colonna Sonora: Ed Shearmur
Produzione: Weinstein company
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 99 minuti

 

Da una storia vera, ascesa e declino di Edie Sedgwick, che da Santa Barbara dove viveva con la ricchissima famiglia, si sposta a New York e lì diviene la musa di Andy Warhol, l’inventore della Pop Art, interpretando numerosi suoi film. Fino a quando incontra un musicista, che ricorda assai da vicino Bob Dylan, il quale sembra essere la causa del suo declino e della conseguente morte in giovanissima età a causa di un overdose.
Edie (Sienna Miller) è una bella ereditiera, giovane e ambiziosa. Incontra Andy Warhol (Guy Pearce) nella New York dei favolosi anni sessanta e, come molti in quel periodo subisce il suo fascino. Andy, come spesso a quei tempi, ricambia con la fama. All’epoca appartenere alla Factory e recitare nei film di Warhol era la massima aspirazione dei giovani imbevuti di cultura pop e la via più veloce per la celebrità.
Ma quello che nessuno può immaginare è che l’incontro con un altra icona pop, un musicista che pare proprio Bob Dylan (Hayden Christensen), metterà la fragile Edie di fronte alle proprie contraddizioni. In verità tutto quello che sembra fare lui è cercare di aprirle gli occhi sulla vacuità della fama e spingerla a mettere in discussione il suo rapporto con Warhol e il suo stesso ruolo nella Factory. Ma lei ci viene raccontata come una fragile anima che, chiaramente sbagliando, rinuncia al suo amore a favore della dipendenza emotiva dalla fama e da Warhol. Il tutto, ovviamente, ci viene offerto come spiegazione, la più a buon mercato possibile della sua tossicodipendenza e della morte per overdose all’età di 28 anni.

Forse, le polemiche che hanno accompagnato questa pellicola sono motivate, in effetti il tutto è pericolosamente poco equilibrato e ad una visione iniziale parrebbe proprio che il regista insinui la responsabilità di Dylan nel crollo psicologico della più famosa attrice di Warhol.
Nella New York dei favolosi anni sessanta tutti ambiscono a diventare famosi e, come pronosticò il mentore dell’intera cultura pop, il solo e unico Andy “tutti possono avere i loro quindici minuti di celebrità”. La storia che ci viene raccontata pende pericolosamente da una parte, insomma pare proprio che la povera ingenua Edie si sia fatta risucchiare da qualcosa di pericoloso e letale. Andy la vede e se ne innamora e non conoscendo il suo reale impatto sulla fragile psiche della sprovveduta ereditiera, la rende una star. L’unico suo amore, un musicista che è famoso per la sua spiccata capacità critica e per il fatto di non amare i leaders, pare capire fin troppo bene il rischio che lei corre e tenta di metterla in guardia circa il pericolo di farsi risucchiare.

Ora potrebbe anche darsi che le cose stessero così, ma pare sinceramente poco credibile il modo in cui la storia ci viene raccontata. La caratterizzazione dei personaggi sfiora la calunnia e lo spessore di tutti i protagonisti è meno consistente di quello di una velina. La New York degli anni ‘60 è una convincente ambientazione per la corruzione morale, ma per corrompere un’anima bisogna che questa esista. Edie ci viene dipinta come una foglia al vento, verginella, frigida e pure fuori contatto con lo spirito godereccio dell’epoca. Il suo incontro col musicista, un Dylan assai annacquato che, se non avessimo visto la versione che ne dà Todd Haynes (“Io non sono qui”) potremmo anche odiare a prima vista, con due soli sguardi la scongela e se la porta a letto, per poi piantarla quando lei si mostra poco propensa a mettere in discussione il suo stile di vita.
E per finire c’è la più vacua tra le incarnazioni di Warhol che il cinema possa vantare, un tale sonnolento esempio di cattiva interpretazione da dare l’idea che lui fosse del tutto sopravvalutato, allora come oggi. Detto questo ci pare doveroso ricordare che la strabiliante prova di Michelle Williams nella parte di Edie nel film “Io non sono qui” e l’immagine che di Dylan dà la stessa pellicola, possono porre rimedio allo scempio operato ai danni della povera Edie e del suo ex-ragazzo, da qualcuno che evidentemente privilegia i pettegolezzi a discapito di una bella storia e una buona caratterizzazione dei personaggi.

Anna Maria Pelella