Una
mina esplode in mezzo al deserto del Marocco uccidendo suo
padre e, qualche anno dopo, un proiettile vagante gli si conficca
nel cervello... Bazil non ha grande fortuna con le armi: la
prima l'ha reso orfano, la seconda avrebbe potuto ucciderlo
all'istante. Quando viene dimesso dall'ospedale, Bazil scopre
di aver perso tutto: il lavoro, la casa, perfino i suoi effetti
personali, rubati dai suoi ex-condomini. Ridotto a vivere
come un barbone, viene adottato da una banda di rigattieri,
freaks sociali dai talenti e dalle aspirazioni tanto sorprendenti
quanto diversificati, che vivono in una sorta di caverna di
Ali Babà ricca di invenzioni ed oggetti riciclati.
Un giorno, passeggiando accanto a due enormi edifici, Bazil
riconosce il logo dei fabbricanti di armi che hanno causato
tutte le sue sofferenze e, aiutato dalla fedele combriccola
di strambi compagni, decide di vendicarsi e rovinare le due
industrie belliche.
Nuovo
film di Jean-Pierre Jeunet, l’estroso regista francese
de “Il Favoloso Mondo di Amelie” e “Delicatessen”
(omaggiato da un’autocitazione-cameo), “L’Esplosivo
Piano di Bazil” è una commedia favolistica ed
estemporanea, con chiari riferimenti al cinema comico-catastrofista
di Jaques Tati e Buster Keaton. La velocità del racconto
si somma ad una ricchezza ed un’inventiva applicata
alle immagini, sia per quanto riguarda l’impostazione
visiva delle sequenze che per la costruzione narrativa della
trama, la quale si evolve in un crescendo di colpi di scena.
Jeunet applica la sua estetica poetico-urbana, tipica del
suo cinema, ad una storia che ha i contorni di una fiaba moralistica
contro le armi e le industrie belliche, proponendo una lunga
sequenza di deliziosi escamotage da parte dei protagonisti,
che utilizzano oggetti riciclati ed una fantasia fanciullesca
e creativa per mettere in ginocchio i “cattivi”
industriali.
Come
per le sue precedenti opere, Jeunet utilizza anche il contrasto
degli opposti, ovvero il vecchio e il nuovo, il ricco e il
povero, il moderno e l’antico, il grottesco ed il poetico,
per impostare una trama non scontata ed improntata su una
serie di sviluppi e di gags dal sapore delle comiche anni
’30, che hanno il loro punto di forza sia nei personaggi
(la romantica contorsionista, la calcolatrice umana, il nostalgico
ex-uomo proiettile) che nelle ottime scenografie, anacronistiche
e ricche di dettagli. Nonostante, però, gli elementi
di originalità, di estro della cinepresa e di buffa
stravaganza, “L’Esplosivo Piano di Bazil”
non convince pienamente, risultando un film ripetitivo nell’evoluzione
della storia e superficiale nella caratterizzazione dei personaggi:
i protagonisti sono stravaganti e sgangherati come ci si aspetterebbe
da un film di Jeunet, ma non hanno quello spessore e quella
poesia che caratterizzava quelli di altre precedenti opere
del regista, rivelandosi un po’ fini a sé stessi
e subordinati allo sviluppo della storia; lo stesso Bazil,
interpretato da un ottimo Daniel Bloom (“Giù
al Nord”), è spesso forzato e ridondante in termini
di evoluzione narrativa.
Pur
non essendo un capolavoro, “L’Esplosivo Piano
di Bazil” è comunque un film da vedere, creativo
e spettacolare (solo la sequenza del rapimento dei due industriali
vale il prezzo del biglietto), nonché dotato di una
candida, ma non ingenua, poesia estetica che lo rende il miglior
film distribuito nei cinema a Natale.
Marco
Valerio