Dopo
la scomparsa dei Cavalieri dei Draghi, nelle terre di Alagaesia
sono calate le tenebre: il re Galbatorix, un ex Cavaliere
che ha tradito i suoi compagni, governa con la violenza ed
il terrore. I draghi sembrano estinti e le forze ribelli sono
poche e disperse.
Ma la speranza non è ancora morta, perché una
donna misteriosa riesce a far giungere al giovane contadino
Eragon un uovo di drago…
Tratto dall’omonimo romanzo di Christopher Paolini,
siamo di fronte ad un film d’avventura adatto ai ragazzini
sotto i 13 anni e per chi si accontenta di una storiellina
esile e scontata ma che contiene tutti i canoni classici del
fantasy: il ragazzo povero, ma buono e coraggioso (e dalle
origini ancora da chiarire), la bella principessa, il burbero
ma leale vecchio mentore che cerca riscatto dal suo passato,
il re brutto e cattivo che più perfido non si può…
Parecchie sono le perplessità che suscita questa pellicola:
trama molto lineare, fino a sconfinare nel banale, caratterizzazioni
fatte con l’accetta, ma soprattutto il fatto che il
film è senza guizzi e senza mordente, tutto è
scontato, non c’è un colpo di scena, un attimo
di suspence, un’impennata dell’adrenalina. Tutto
procede senza nessun sussulto, liscio e tranquillo verso il
finale, smorto anche quello.
Anche due ottimi attori come Jeremy Irons e John Malcovich
annegano in questo quieto grigiore e forniscono interpretazioni
molto scadenti, quasi macchiettistiche. Ma ammetto che non
era facile trovare spunti invitanti in cui dare sfoggio del
loro talento.
E se loro due poco hanno potuto per risollevare le sorti del
film, figuriamoci poi cosa potevano fare gli altri…
con una particolare nota di demerito per l’attore protagonista,
Edward Speelers dotato di espressività nulla e di un
sorrisetto odioso perennemente stampato sul viso.
Intendiamoci: il film non è brutto, è semplicemente
incolore. E’ un enorme polpettone che riprende tutti
i cliché del fantasy senza innovarli, senza alcun contributo
originale. Il risultato è che si ha, per tutti i 104
minuti di visione, una costante sensazione di dejavu verso
altri titoli dello stesso genere, da Star Wars al Signore
degli anelli e tutto quello che ci sta in mezzo. Ma questo
in fondo potrebbe anche non essere un difetto. L’originalità
non è certo una caratteristica fondamentale del fantasy.
Così come anche l’approfondimento psicologico
(che infatti manca).
Il problema è che il film non emoziona, non coinvolge,
non sorprende.
La pellicola termina placidamente senza lasciare molta traccia
né particolari sentimenti nello spettatore. Nemmeno
la noia, perché (per fortuna!) ha una durata non eccessiva.
E il finale aperto non vi lascerà certamente con il
fiato sospeso in attesa del seguito…
In definitiva è un film consigliato soprattutto per
i giovanissimi, che troveranno di loro gradimento la trama
semplice, la netta divisione tra bene e male e l’ingenuità
di fondo che pervade tutta la storia.
Ma se siete degli spettatori più scafati, se cercate
un fantasy maturo o almeno un tantinello complesso, se amate
le interpretazioni sofferte o colpi di scena a ripetizione
siete pregati di rivolgervi altrove.
Mario
Colasuonno