ENTER THE VOID
 
Titolo Originale: Enter the void
Genere: Drammatico
Regia: Gaspar Noè
Sceneggiatura: Gaspar Noè
Cast: Nathaniel Brown, Paz De La Huerta, Cyril Roy, Emily Alyn Lind, Jesse Kuhn, Olly Alexander, Masato Tanno, Cary Hayes
Colonna Sonora: Thomas Bangalter
Produzione: Les films de la zone, Wild Bunch, Fidelitè Films
Paese d’origine: Francia - 2010
Durata: 143 minuti
Data di uscita: 9 Dicembre 2011

 

Oscar e Linda sono due fratelli rimasti orfani in tenera età, a causa un incidente d’auto che li ha privati dei genitori. Decisi di rimanere uniti per sempre, stabiliscono un patto di sangue che li lega per l’eternità. I due si trasferiscono a Tokio e lui diventa uno spacciatore di droga. Ucciso in una sparatoria, però, Oscar muore e il suo spirito, legato indissolubilmente da questa promessa fatta alla sorella, inizia a vagare nel mondo dei vivi, in un vortice di luci, suoni, e colori, in cui passato, presente, e futuro, si fondono.

E’ difficile dare un giudizio su questo film di Gaspar Noè (autore di “Irreversible”), ma si può solo dire che è una pellicola complessa, scioccante per il linguaggio usato e per via delle scene molto forti – ormai un suo marchio di fabbrica - che in certi casi arrivano addirittura a provocare disgusto, risate, addirittura fastidio fisico. La storia di per sé molto lineare, quella di due fratelli legati da un legame quasi incestuoso, che si promettono di rimanere uniti per sempre, va comunque analizzata, centellinata, per capire quanto, tuttavia, siano profonde le intenzioni del regista. “Enter the Void” non è un film che parla solo della morte, e di ciò che accade subito dopo, ma anche dello sforzo di chi rimane in vita ed è costretto, giorno dopo giorno, a elaborare il lutto, sopravvivere alla perdita di una persona cara, e al dolore schiacciante. Nel momento, infatti, in cui il fratello di Linda, Oscar, muore la ragazza si ritrova senza più riferimenti sicuri a cui aggrapparsi: quelle piccole sicurezze, quei gesti che ci accompagnano nella vita quotidiana, e che scompaiono nell’attimo in cui i nostri cari ci abbandonano. Questa perdita cammina parallela allo spirito vivo del defunto che nel frattempo fluttua sopra la città di Tokyo, sperimentando una girandola di forti luci colorate e abbaglianti, e suoni fragorosi, provenienti da questa metropoli che il regista ha scelto proprio perché non riposa mai ed è in continua evoluzione.

Pierre Buffin, direttore degli effetti visivi, e Benoit Debie, il direttore delle fotografia, sono riusciti nel difficile compito di registrare con macchina da presa, appesa ad una gru, questo continuo spostarsi negli e tra gli ambienti, in questa onda astratta, impalpabile, e portarci in un sogno lisergico in cui si nuota dopo i primi 30 minuti fino alla fine del film. Un plauso va anche agli attori, in gran parte semi-sconosciuti, che sono riusciti ad interpretare dei personaggi difficili, emarginati, reietti, dando prova della loro bravura. Un’altra scommessa, questa, vinta da Gaspar Noè, che però dovrebbe cambiare il timbro delle sue pellicole, per non rimanere fossilizzato in produzioni sempre all’insegna dello shock, a volte gratuito e fine a sé stesso, che rischiano di venire colpite dalle forbici della censura, rischiando di vanificare gli sforzi e il lavoro del cast.
Un'avvertenza: il film è altamente sconsigliato a chi soffre di crisi epilettiche, per via dei forti giochi di luci intermittenti che colpiscono la vista in più occasioni.

 

Alessandro Cristofaro