Oscar
e Linda sono due fratelli rimasti orfani in tenera età,
a causa un incidente d’auto che li ha privati dei genitori.
Decisi di rimanere uniti per sempre, stabiliscono un patto
di sangue che li lega per l’eternità. I due si
trasferiscono a Tokio e lui diventa uno spacciatore di droga.
Ucciso in una sparatoria, però, Oscar muore e il suo
spirito, legato indissolubilmente da questa promessa fatta
alla sorella, inizia a vagare nel mondo dei vivi, in un vortice
di luci, suoni, e colori, in cui passato, presente, e futuro,
si fondono.
E’ difficile dare un giudizio su questo film di Gaspar
Noè (autore di “Irreversible”), ma si può
solo dire che è una pellicola complessa, scioccante
per il linguaggio usato e per via delle scene molto forti
– ormai un suo marchio di fabbrica - che in certi casi
arrivano addirittura a provocare disgusto, risate, addirittura
fastidio fisico. La storia di per sé molto lineare,
quella di due fratelli legati da un legame quasi incestuoso,
che si promettono di rimanere uniti per sempre, va comunque
analizzata, centellinata, per capire quanto, tuttavia, siano
profonde le intenzioni del regista. “Enter the Void”
non è un film che parla solo della morte, e di ciò
che accade subito dopo, ma anche dello sforzo di chi rimane
in vita ed è costretto, giorno dopo giorno, a elaborare
il lutto, sopravvivere alla perdita di una persona cara, e
al dolore schiacciante. Nel momento, infatti, in cui il fratello
di Linda, Oscar, muore la ragazza si ritrova senza più
riferimenti sicuri a cui aggrapparsi: quelle piccole sicurezze,
quei gesti che ci accompagnano nella vita quotidiana, e che
scompaiono nell’attimo in cui i nostri cari ci abbandonano.
Questa perdita cammina parallela allo spirito vivo del defunto
che nel frattempo fluttua sopra la città di Tokyo,
sperimentando una girandola di forti luci colorate e abbaglianti,
e suoni fragorosi, provenienti da questa metropoli che il
regista ha scelto proprio perché non riposa mai ed
è in continua evoluzione.
Pierre
Buffin, direttore degli effetti visivi, e Benoit Debie, il
direttore delle fotografia, sono riusciti nel difficile compito
di registrare con macchina da presa, appesa ad una gru, questo
continuo spostarsi negli e tra gli ambienti, in questa onda
astratta, impalpabile, e portarci in un sogno lisergico in
cui si nuota dopo i primi 30 minuti fino alla fine del film.
Un plauso va anche agli attori, in gran parte semi-sconosciuti,
che sono riusciti ad interpretare dei personaggi difficili,
emarginati, reietti, dando prova della loro bravura. Un’altra
scommessa, questa, vinta da Gaspar Noè, che però
dovrebbe cambiare il timbro delle sue pellicole, per non rimanere
fossilizzato in produzioni sempre all’insegna dello
shock, a volte gratuito e fine a sé stesso, che rischiano
di venire colpite dalle forbici della censura, rischiando
di vanificare gli sforzi e il lavoro del cast.
Un'avvertenza: il film è altamente sconsigliato a chi
soffre di crisi epilettiche, per via dei forti giochi di luci
intermittenti che colpiscono la vista in più occasioni.
Alessandro
Cristofaro