THE
GOLDEN AGE è una sorta di sequel –o meglio un
secondo capitolo- del film storico-biografico “Elizabeth”
che, diretto nel 1998 da Shekhar Kapur, raccontava la vita
e l’ascesa al trono di Elisabetta Tudor, la Regina Vergine
d’Inghilterra. Figlia ripudiata del re Enrico VIII,
nel 1558 Elisabetta (la cui storia è stata portata
molte volte sul grande schermo) succede sul trono alla
cugina Maria Stuart e, rifiutando di sposarsi, diviene la
Regina Vergine dimostrando abilità ed astuzia nell’eliminare
i propri nemici, sia esterni al regno sia interni alla sua
stessa corte.
Il
titolo di questo nuovo episodio, THE GOLDEN AGE, si riferisce
al regno della Tudor definito da molti un’età
d’oro, grazie alle numerose iniziative ed innovazioni
della regina che portarono prosperità e benessere all’Inghilterra,
diventando un potente regno.
Elizabeth traghetta il suo popolo verso la religione protestante,
il che fornisce al re di Spagna Filippo II il pretesto di
dichiarare guerra per ristabilire il culto cattolico in Inghilterra,
forte di un potente esercito e di una grossa flotta navale
con la quale intende controllare le rotte marittime e dominare
il traffico mercantile. La regina si prepara quindi ad andare
in guerra per difendere il suo impero, scoprendo anche un’attrazione
sentimentale per Sir Raleigh, navigatore e fondatore della
colonia inglese nelle Americhe che lui battezza Virginia in
onore della sua regina. Incapace di manifestare i propri sentimenti
per timore di essere vulnerabile, Elizabeth incoraggia la
sua più fidata dama di compagnia, Bess, a divenire
amica intima di Raleigh per tenerlo vicino a sé, assistendo
però al progressivo crescere del loro rapporto. Intanto,
uno stanco Sir Walsingham continua a lavorare a corte per
solidificare il potere della regina, scoprendo, grazie alle
sue spie, un complotto per assassinarla ordito da alcuni gesuiti
in combutta con gli spagnoli e con Maria Stuart, vedova del
re di Francia ed erede della corona di Scozia nonché
cugina di Elisabetta, da lei mandata in esilio ma intenzionata
a succederle al trono di Inghilterra.
Il
film, sempre diretto da Kapur, come per il precedente “Elizabeth”
è un ibrido cinematografico in parte biopic storico,
in parte spy-story politica ed in parte romanzo di formazione,
proseguendo il racconto della vita della giovane regina ed
alternando episodi concernenti gli affari e gli intrighi di
stato con quelli attinenti i sentimenti, quali la sua relazione
platonica con Sir Walter Raleigh.
THE GOLDEN AGE offre un’ambientazione suggestiva (per
lo più girata in ambienti interni), costumi di scena
sontuosi ed anche alcune belle caratterizzazioni dei personaggi
storici, prime tra tutte quelle di Elizabeth e del suo fidato
consigliere Sir Walsingham, nei cui ruoli tornano Cate Blanchett
e Geoffrey Rush.
La Blanchett è qui magnifica: altera e regale in maniera
perfetta per il ruolo di Elizabeth, svettando decisamente
sul co-protagonista Geoffrey Rush che, seppur come sempre
bravo e credibile, è titolare di un ruolo molto sacrificato
per spazio rispetto al primo film. Nonostante invece il rilevante
spazio loro dato, è un peccato constatare che personaggi
quali Sir Raleigh, Maria Stuart e Bess risultano poco centrati
ed interpretati con scarsa profondità da Clive Owen
(comunque affascinante), Samantha Morton (eccessivamente enfatica)
ed una dolce Abbie Cornish.
Per
quanto riguarda la protagonista, grazie anche ad una sceneggiatura
attenta a descrivere Elizabeth nella sua dimensione intima
di donna, la Blanchett riesce a portare numerose sfumature
per rappresentarla in maniera adeguata e credibile; la sua
regina è una donna saggia e potente, ma anche solitaria
ed impossibilitata per il suo ruolo istituzionale ad avere
tutte le cose che una persona normale dà per scontato:
amici di cui fidarsi, l’amore, un figlio. Attraverso
le sue dame, quasi un’estensione della sua persona,
Elizabeth vive passioni e relazioni di riflesso, rimanendo
comunque vulnerabile all’amore che riesce a minare la
sua saggezza, con una progressiva perdita del prorpio controllo
emotivo.
Il film è pregevole nel dare un duplice ritratto di
Elizabeth, sia dal punto di vista umano che regale, raccontando
in maniera chiara e serrata i molteplici e sovrapposti eventi
storici, filmati con una certa eleganza visiva dal regista
indiano Kapur.
Purtroppo
il risultato, per quanto rilevante, rimane certamente inferiore
al primo episodio, apparendo in alcune punti quasi un fumettone
storico a causa di un’eccessiva enfasi narrativa, con
sequenze ridondanti dal punto di vista visivo e dialoghi (specie
quelli del Re spagnolo) pretestuosi e vignettistici. Il re
di Spagna Filippo, in particolare, è ritratto in maniera
eccessivamente caricaturale per essere credibile, apparendo
come una nemesi buia e bizzoca di Elizabeth, il cui
parallelismo visivo li descrive l’uno come l’oscurità
(l’inquisizione e la religione nel suo aspetto più
truce ed ottuso) e l’altra invece come la luce (la libertà
e l’apertura mentale); un parallelismo fin troppo facile
e ruffiano che fa scivolare il film nell’ovvio ed in
una fin troppo semplicistica esegesi storica che, ci duole
dire, fa somigliare questo ritratto storico ad una soap opera
in costume.
Il film è comunque dotato di una forte identità
stilistica che riesce ad evitare il pericolo di risultare
un polpettone cine-storico.
Paolo
Pugliese