ELIZABETH - THE GOLDEN AGE

Titolo Originale: Id.
Genere: Storico/Biografico
Regia: Shekhar Kapur
Sceneggiatura: William Nicholson e Michael Hirst
Cast: Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Clive Owen, Samantha Morton, Abbie Cornish, Jordi Mollà
Colonna Sonora: Craig Armstrong & A.R. Rahman
Produzione: Universal
Paese d’origine: Gran Bretagna
Durata: 116 minuti

 

THE GOLDEN AGE è una sorta di sequel –o meglio un secondo capitolo- del film storico-biografico “Elizabeth” che, diretto nel 1998 da Shekhar Kapur, raccontava la vita e l’ascesa al trono di Elisabetta Tudor, la Regina Vergine d’Inghilterra. Figlia ripudiata del re Enrico VIII, nel 1558 Elisabetta (la cui storia è stata portata molte volte sul grande schermo) succede sul trono alla cugina Maria Stuart e, rifiutando di sposarsi, diviene la Regina Vergine dimostrando abilità ed astuzia nell’eliminare i propri nemici, sia esterni al regno sia interni alla sua stessa corte.

Il titolo di questo nuovo episodio, THE GOLDEN AGE, si riferisce al regno della Tudor definito da molti un’età d’oro, grazie alle numerose iniziative ed innovazioni della regina che portarono prosperità e benessere all’Inghilterra, diventando un potente regno.
Elizabeth traghetta il suo popolo verso la religione protestante, il che fornisce al re di Spagna Filippo II il pretesto di dichiarare guerra per ristabilire il culto cattolico in Inghilterra, forte di un potente esercito e di una grossa flotta navale con la quale intende controllare le rotte marittime e dominare il traffico mercantile. La regina si prepara quindi ad andare in guerra per difendere il suo impero, scoprendo anche un’attrazione sentimentale per Sir Raleigh, navigatore e fondatore della colonia inglese nelle Americhe che lui battezza Virginia in onore della sua regina. Incapace di manifestare i propri sentimenti per timore di essere vulnerabile, Elizabeth incoraggia la sua più fidata dama di compagnia, Bess, a divenire amica intima di Raleigh per tenerlo vicino a sé, assistendo però al progressivo crescere del loro rapporto. Intanto, uno stanco Sir Walsingham continua a lavorare a corte per solidificare il potere della regina, scoprendo, grazie alle sue spie, un complotto per assassinarla ordito da alcuni gesuiti in combutta con gli spagnoli e con Maria Stuart, vedova del re di Francia ed erede della corona di Scozia nonché cugina di Elisabetta, da lei mandata in esilio ma intenzionata a succederle al trono di Inghilterra.

Il film, sempre diretto da Kapur, come per il precedente “Elizabeth” è un ibrido cinematografico in parte biopic storico, in parte spy-story politica ed in parte romanzo di formazione, proseguendo il racconto della vita della giovane regina ed alternando episodi concernenti gli affari e gli intrighi di stato con quelli attinenti i sentimenti, quali la sua relazione platonica con Sir Walter Raleigh.
THE GOLDEN AGE offre un’ambientazione suggestiva (per lo più girata in ambienti interni), costumi di scena sontuosi ed anche alcune belle caratterizzazioni dei personaggi storici, prime tra tutte quelle di Elizabeth e del suo fidato consigliere Sir Walsingham, nei cui ruoli tornano Cate Blanchett e Geoffrey Rush.
La Blanchett è qui magnifica: altera e regale in maniera perfetta per il ruolo di Elizabeth, svettando decisamente sul co-protagonista Geoffrey Rush che, seppur come sempre bravo e credibile, è titolare di un ruolo molto sacrificato per spazio rispetto al primo film. Nonostante invece il rilevante spazio loro dato, è un peccato constatare che personaggi quali Sir Raleigh, Maria Stuart e Bess risultano poco centrati ed interpretati con scarsa profondità da Clive Owen (comunque affascinante), Samantha Morton (eccessivamente enfatica) ed una dolce Abbie Cornish.

Per quanto riguarda la protagonista, grazie anche ad una sceneggiatura attenta a descrivere Elizabeth nella sua dimensione intima di donna, la Blanchett riesce a portare numerose sfumature per rappresentarla in maniera adeguata e credibile; la sua regina è una donna saggia e potente, ma anche solitaria ed impossibilitata per il suo ruolo istituzionale ad avere tutte le cose che una persona normale dà per scontato: amici di cui fidarsi, l’amore, un figlio. Attraverso le sue dame, quasi un’estensione della sua persona, Elizabeth vive passioni e relazioni di riflesso, rimanendo comunque vulnerabile all’amore che riesce a minare la sua saggezza, con una progressiva perdita del prorpio controllo emotivo.
Il film è pregevole nel dare un duplice ritratto di Elizabeth, sia dal punto di vista umano che regale, raccontando in maniera chiara e serrata i molteplici e sovrapposti eventi storici, filmati con una certa eleganza visiva dal regista indiano Kapur.

Purtroppo il risultato, per quanto rilevante, rimane certamente inferiore al primo episodio, apparendo in alcune punti quasi un fumettone storico a causa di un’eccessiva enfasi narrativa, con sequenze ridondanti dal punto di vista visivo e dialoghi (specie quelli del Re spagnolo) pretestuosi e vignettistici. Il re di Spagna Filippo, in particolare, è ritratto in maniera eccessivamente caricaturale per essere credibile, apparendo come una nemesi buia e bizzoca di Elizabeth, il cui parallelismo visivo li descrive l’uno come l’oscurità (l’inquisizione e la religione nel suo aspetto più truce ed ottuso) e l’altra invece come la luce (la libertà e l’apertura mentale); un parallelismo fin troppo facile e ruffiano che fa scivolare il film nell’ovvio ed in una fin troppo semplicistica esegesi storica che, ci duole dire, fa somigliare questo ritratto storico ad una soap opera in costume.
Il film è comunque dotato di una forte identità stilistica che riesce ad evitare il pericolo di risultare un polpettone cine-storico.

Paolo Pugliese