Cosa
che mi ha portato a vedere (e recensire) questo film?
Non certo la curiosità o un dovere di critica ma, semplicemente,
aver dovuto scegliere tra l’andarlo a vedere con gli amici
un sabato sera oppure rimanere solo a casa. La scelta è
stata dunque “forzata” e di conseguenza mi sono ritrovato
ad “adattarmi” a vedere al cinema non solo un sequel
tardivo di un film uscito 23 anni fa di cui nessuno ne aveva chiesto
un seguito, ma anche un bella “marchetta” cinematografica
da parte di Abatantuono che, dopo essersi riscattato con tanti
film “seri” dal facile successo del “Terrunciello”
che faceva nei primi anni ‘80, ritorna al personaggio dei
suoi esordi dalla parlata meridionale-maccheronica.
Ritroviamo, quindi, i tre personaggi che Abatantuono impersonava
nel primo “Eccezzziunale…veramente”, 20 anni
dopo: il tifoso milanista Donato, lo juventino Tirzan e l’interista
Franco.
Donato torna in Italia dopo molti anni passati in Spagna e dall’incontro
con una sua vecchia fiamma (Anna Maria Barbera) apprende non solo
di avere un figlio ma per giunta anche ultras interista. Tirzan
si risveglia dopo molti anni di coma e, tornato al paese, scopre
che la sua bella moglie (Sabrina Ferilli) vive con un altro uomo
(l’esilarante Carlo Buccirosso, qui sotto tono). Franco,
infine, è un barista oberato dai debiti che ha la fortuna
di trovare una valigetta piena di soldi ma scoprirà presto
che il denaro appartiene alla Mafia.
Ricordando che già il prototipo era lungi dall’essere
perfetto, con un Abatantuono che ne alzava il livello con la sua
mimica e comicità “interregionale”, non riesco
–per quanto mi sforzi- a trovare un solo elemento buono
per questo sequel, tanto da consigliarne la visione. Ed infatti,
non la consiglio, anzi.
Il film propone tre storie stiracchiate che, piuttosto che raccontare
qualcosa, fanno da accompagnamento narrativo alle gags ed alle
caratterizzazioni dei tre tifosi da parte di un Abatantuono
che ripropone stancamente il suo vecchio repertorio. Il livello
stesso dell’humor presente nel film è estremamente
infantile, basato unicamente su una contrapposizione macchiettistica
dei personaggi di Abatantuono con i “casi della vita”:
un figlio con cui non si va d’accordo, il triangolo sentimentale,
persino la Mafia. Oltre a questo, la comicità del film
è basata sulla semplice formula dei giochi di parola e
su un citazionismo di matrice televisiva-gossip (le prossime generazioni,
già tra qualche anno, faticheranno a capirle), con apparizioni
di calciatori famosi e pure di qualche prezzemolino/a della televisione
(si riconosce un certo Tonon, ennesima creatura di Maurizio Costanzo).
Abatantuono qui si rivela appannato e poco motivato, trascina
i suoi personaggi fino alla fine con ben poca della verve che
ne aveva caratterizzato il successo degli inizi della sua carriera.
Neanche i comprimari si rivelano particolarmente brillanti: la
Ferilli si limita a fare solo la moglie bona e popolare (neanche
molto simpatica in verità), la Barbera interpreta ancora
una volta il personaggio della “Sconsolata” televisiva
con la parlata piena di strafalcioni lessicali e Frassica ripropone
il suo solito repertorio di battute strampalate e storpia-vocaboli.
Meglio di loro fanno decisamente Tony Sperandeo e Luigi Maria
Burrano, due grandi attori e comprimari che, però, anche
loro devono mangiare e fare quindi ogni tanto qualche “marchetta”
cinematografica. Concludendo, i fratelli Vanzina continuano a
dare l’impressione di raschiare il fondo del barile delle
idee con operazioni pianificate di sequel come “Il Ritorno
del Monnezza”, “Febbre da Cavallo 2” e questo
“Eccezzziunale…veramente-capitolo secondo” che
sono solo un pallidissimo riflesso di un cinema che ormai non
c’è più (la sana, vecchia commedia all’italiana).
Marco
Valerio