ECCEZZZIUNALE VERAMENTE
CAPITOLO SECONDO...ME

Titolo Originale: Id.
Genere: Commedia
Regia: Enrico Vanzina
Sceneggiatura: Enrico Vanzina, Carlo Vanzina, Diego Abatantuono
Cast: Diego Abatantuono, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Nino Frassica, Anna Maria Barbera, Tony Sperandeo, Luigi Maria Burrano
Colonna Sonora: Federico De Robertis
Produzione: Alessandro Fracassi
Paese d’origine: Italia - 2005
Durata: 108 minuti

 

Cosa che mi ha portato a vedere (e recensire) questo film?
Non certo la curiosità o un dovere di critica ma, semplicemente, aver dovuto scegliere tra l’andarlo a vedere con gli amici un sabato sera oppure rimanere solo a casa. La scelta è stata dunque “forzata” e di conseguenza mi sono ritrovato ad “adattarmi” a vedere al cinema non solo un sequel tardivo di un film uscito 23 anni fa di cui nessuno ne aveva chiesto un seguito, ma anche un bella “marchetta” cinematografica da parte di Abatantuono che, dopo essersi riscattato con tanti film “seri” dal facile successo del “Terrunciello” che faceva nei primi anni ‘80, ritorna al personaggio dei suoi esordi dalla parlata meridionale-maccheronica.
Ritroviamo, quindi, i tre personaggi che Abatantuono impersonava nel primo “Eccezzziunale…veramente”, 20 anni dopo: il tifoso milanista Donato, lo juventino Tirzan e l’interista Franco.
Donato torna in Italia dopo molti anni passati in Spagna e dall’incontro con una sua vecchia fiamma (Anna Maria Barbera) apprende non solo di avere un figlio ma per giunta anche ultras interista. Tirzan si risveglia dopo molti anni di coma e, tornato al paese, scopre che la sua bella moglie (Sabrina Ferilli) vive con un altro uomo (l’esilarante Carlo Buccirosso, qui sotto tono). Franco, infine, è un barista oberato dai debiti che ha la fortuna di trovare una valigetta piena di soldi ma scoprirà presto che il denaro appartiene alla Mafia.

Ricordando che già il prototipo era lungi dall’essere perfetto, con un Abatantuono che ne alzava il livello con la sua mimica e comicità “interregionale”, non riesco –per quanto mi sforzi- a trovare un solo elemento buono per questo sequel, tanto da consigliarne la visione. Ed infatti, non la consiglio, anzi.
Il film propone tre storie stiracchiate che, piuttosto che raccontare qualcosa, fanno da accompagnamento narrativo alle gags ed alle caratterizzazioni dei tre tifosi da parte di un Abatantuono
che ripropone stancamente il suo vecchio repertorio. Il livello stesso dell’humor presente nel film è estremamente infantile, basato unicamente su una contrapposizione macchiettistica dei personaggi di Abatantuono con i “casi della vita”: un figlio con cui non si va d’accordo, il triangolo sentimentale, persino la Mafia. Oltre a questo, la comicità del film è basata sulla semplice formula dei giochi di parola e su un citazionismo di matrice televisiva-gossip (le prossime generazioni, già tra qualche anno, faticheranno a capirle), con apparizioni di calciatori famosi e pure di qualche prezzemolino/a della televisione (si riconosce un certo Tonon, ennesima creatura di Maurizio Costanzo).

Abatantuono qui si rivela appannato e poco motivato, trascina i suoi personaggi fino alla fine con ben poca della verve che ne aveva caratterizzato il successo degli inizi della sua carriera. Neanche i comprimari si rivelano particolarmente brillanti: la Ferilli si limita a fare solo la moglie bona e popolare (neanche molto simpatica in verità), la Barbera interpreta ancora una volta il personaggio della “Sconsolata” televisiva con la parlata piena di strafalcioni lessicali e Frassica ripropone il suo solito repertorio di battute strampalate e storpia-vocaboli. Meglio di loro fanno decisamente Tony Sperandeo e Luigi Maria Burrano, due grandi attori e comprimari che, però, anche loro devono mangiare e fare quindi ogni tanto qualche “marchetta” cinematografica. Concludendo, i fratelli Vanzina continuano a dare l’impressione di raschiare il fondo del barile delle idee con operazioni pianificate di sequel come “Il Ritorno del Monnezza”, “Febbre da Cavallo 2” e questo “Eccezzziunale…veramente-capitolo secondo” che sono solo un pallidissimo riflesso di un cinema che ormai non c’è più (la sana, vecchia commedia all’italiana).

Marco Valerio