Se
usati in maniera sbagliata, cellulari, telecamere di sorveglianza
e Computer possono costituire una trappola mortale.
E’ quello che imparerà a proprie spese Jerry
(Shia LaBoeuf), un ventenne che assieme ad una donna mai conosciuta
prima (Michelle Monaghan) si ritrova al centro di un misterioso
complotto dove tutte le tecnologie di normale uso quotidiano
si rivelano mezzi di spionaggio e controllo a fini terroristici.
Jerry, dopo la morte di suo fratello gemello, viene preso
in consegna da agenti dell’FBI con la (falsa) imputazione
di terrorismo. Dopo l’arresto, viene raggiunto al telefono
da una donna misteriosa che lo obbliga a seguire le sue direttive,
guidandolo in una rocambolesca fuga fino a farlo entrare nell’auto
guidata da Rachel, una giovane madre single anche lei costretta
ad ubbidire gli ordini telefonici. Seguiti a distanza dalla
loro misteriosa interlocutrice, che controlla la tecnologia
delle telecamere di sorveglianza, dei cellulari ed di qualunque
mezzo elettronico come semafori, ruspe e treni, Jerry e Rachel
non possono fare altro che eseguire quanto gli viene ordinato,
mentre gli agenti dell’FBI sono sulle loro tracce credendoli
dei pericolosi terroristi...
EAGLE
EYE è un action-thriller fantascientifico il cui script
ha subito molti passaggi, inizialmente curato da Dan McDermott
e successivamente sviluppato da John Glenn e Travis Wright,
ai quali è poi subentrato il famoso team di Alex Kurtzman
e Roberto Orci (“Transformers” e “Mission:
Impossible 3”) che ha aggiunto diverse modifiche al
plot originale, dando una svolta decisamente fantascientifica
alla storia.
Il film gioca sul tema, un pò abusato (vedi “Il
Fuggitivo” o “Nemico Pubblico”), dell’innocente
incastrato in un ingranaggio più grande di lui, ma
la velocità del racconto e l’impostazione complottistica
della trama rende appassionante la visione della prima parte
del film, con i due protagonisti costretti a percorrere un
sentiero che né loro né il pubblico conosce,
dettato dalle direttive della misteriosa voce telefonica.
Purtroppo, quando la vicenda si evolve al punto da dover mostrare
le carte in tavole nella seconda parte, gli archetipi di spy-story
mutano radicalmente in quelli di action fantascientifico,
ma le basi narrative che sorreggono l’impianto congiuristico
sono troppo improbabili per mantenere credibilità agli
occhi del pubblico. Non rimane allora che accantonare il meccanismo
di gioco al gatto ed al topo del primo tempo ed accelerare
il ritmo impostando una narrazione da videogioco, con inseguimenti
spettacolari, esplosioni e la classica corsa contro il tempo
in cui il nostro eroe, da persona normale, sfoggia improbabili
risorse da agente segreto, sventando all’ultimo momento
il complotto ed ottenendo la redenzione finale: da sfigato
ad eroe.
Se
la storia è totalmente da bocciare, sono invece da
apprezzare sia il montaggio ritmato e pulito che la regia
di David Caruso (“Suburbia”), dai toni inquietanti
e distopici, specie nelle riflessioni tra le righe sulla psicosi
degli attentati terroristici da parte del popolo americano,
per non parlare della sua totale mancanza di privacy a causa
della stessa tecnologia che usa ogni giorno.
Paolo
Pugliese