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Venne il Giorno del nuovo film scritto e diretto da M.
Night Shyamalan (“Il Sesto Senso”, “Signs”),
che ritorna al genere del thriller paranormale dopo i non
felicissimi risultati della sua incursione fantasy-urbana
(ma estremamente poetica) di “Lady in the Water”,
facendo però un altro buco nell'acqua (al pari
di “The Village”) con un prodotto poco convincente
e poco riuscito.
Il regista sfrutta ampiamente elementi narrativi già
usati in passato, narrando una crisi globale vista però
dal punto di vista soggettivo di alcune persone, come era
successo già in “Signs”, seguendo le vicende
di una famiglia che scappa dalla città in seguito ad
una catastrofe su larga scala che minaccia di estinzione l’umanità:
un virus che si propaga nell’aria e rende le persone
pazze suicide. I protagonisti fuggono quindi dai centri abitati
e viaggiano senza fermarsi, cercando scampo dalla piaga attraversando
zone rurali sempre più deserte ed isolate, alla ricerca
di un luogo sicuro.
M.
Night Shyamalan firma in sostanza un B-Movie economico con
alcune sequenze ad alto impatto emotivo e qualche colpo di
scena imprevedibile, raccontando l’angoscia di un claustrofobico
pericolo senza possibilità di uscita ed indagando al
tempo stesso sulla natura umana sottoposta allo stress di
eventi non comuni. Paranoia, solitudine, isolamento e l’incombenza
di una minaccia invisibile sono quindi gli ingredienti tipici
del cinema di Shyamalan, che il regista dimostra di conoscere
e sfruttare bene, facendo stavolta però un lavoro raffazzonato;
il film non convince molto, risultando abbastanza mediocre
a causa sostanzialmente della povertà di idee della
sceneggiatura (una sola, quella centrale, e poi il film
va avanti a forza d'inerzia), con una storia davvero
troppo esile e con diversi buchi logici, per non parlare della
caratterizzazione troppo enfatica di alcuni personaggi, le
cui reazioni sono spesso forzate ed involontariamente comiche.
Dal punto di vista interpretativo, abbastanza bravo e convincente
appare Mark Wallberg, mentre davvero pessima la sconosciuta
Zooey Deschanel (che non fa altro che strabuzzare gli
occhi per tutto il film) e troppo gigionesco per risultare
vero il pur bravo John Leguizano.
La
pellicola si salva leggermente in corner grazie alla tragicità
delle conseguenze del virus/tossina, evidenziate da alcune
sequenze abbastanza agghiaccianti (come quelle dello zoo,
della caduta dei muratori, del viale degli impiccati e del
tagliaerbe) che rende però il film una sorta di
prontuario per l'aspirante suicida ma, dispiace dirlo, il
lavoro di Shyamalan è oggettivamente troppo debole
per essere appetibile tanto da giustificare il costo del biglietto.
Valeria
Marinaccio