DUE PARTITE

Genere: Drammatico
Regia: Enzo Monteleone
Sceneggiatura: Cristina Comencini & Enzo Monteleone
Cast: Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini, Valeria Melillo, Gabriella Pession, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Alba Rohrwacher
Colonna Sonora: Giuliano Taviani
Produzione: Cattleya, Rai Cinema
Paese d’origine: Italia - 2008
Durata: 94 minuti
Data di uscita: 6 Marzo 2009

 

Due partite, due generazioni di donne, di madri e figlie, amore, insoddisfazione, gioia e segreti, tutto questo in un film in cui otto attrici a confronto ci regalano emozioni diverse, componendo un cast tutto al femminile all’altezza delle aspettative.
Nella prima parte troviamo la gelida Paola Cortellesi imprigionata in una vita che non desidera ma a cui si sente profondamente vincolata, Margherita Buy, musicista frustrata e nevrotica gelosissima di quel marito che forse le ha negato una carriera da pianista, Marina Massironi madre modello ma moglie tradita, e a chiudere questo primo quartetto l’ingenua e romantica Isabella Ferrari, il cui suicidio -trent’anni dopo quello della madre suicida- sarà l’anello di congiunzione con le altre quattro protagoniste.
Le quattro donne moderne sono invece tutte senza figli (al contrario delle loro madri alla loro stessa età), tutte donne in carriera, cosa a cui la generazione precedente aveva rinunciato in nome della famiglia, tutte però con quello stesso senso di incompletezza e frustrazione che le accomuna alle altre figure femminili. Brave Claudia Pandolfi, medico severo che rivela la sua debolezza in un sogno ricorrente con un bimbo che la abbraccia, la triste Alba Rohrwacher che vive un amore sofferto con un uomo che la tiene a distanza esattamente come il padre con la sua defunta madre, la pianista di successo Laura Crescentini insoddisfatta di un uomo che però le da tutto, ed infine Valeria Melillo, avvocato single con l’ossessione di diventare madre.

Tratto da una piece teatrale di Cristina Comencini, diretto da Enzo Monteleone, “Due Partite” strizza l’occhio nella prima parte alle commedie spagnole cui Almodovar ci ha abituato in passato, ma non riesce a travolgere lo spettatore nello stesso modo cui il regista spagnolo ci ha abituato.
Il film è accompagnato da una colonna sonora variegata che accompagna le emozioni delle sue protagoniste, da Mina all’indimenticabile tormentone di Scandalo al Sole, a Yann Tiersen con quel Comptine D'Un Autre Ete L'Apres Midi che riporta alla mente Il favoloso Mondo di Amelie con la le sue stranezze e la sua innocenza.
Le prime quattro protagoniste si muovono nei colorati anni 60, quelli di Jane Fonda in A piedi nudi nel parco, di Jacqueline Kennedy coi sui abitini impeccabili e il doveroso giro di perle o di Holly Golightly con l’immancabile sigaretta. Nonostante la bravura delle attrici e la loro valida verve comica il tema dell’insoddisfazione femminile viene talvolta banalizzato utilizzando i soliti clichè sull’ amore. Si ride e si piange ma non ci si emoziona. Troppi sguardi languidi e poco approfondimento su tematiche che potevano forse meritare qualcosa di più.
Più asciutta e forse più convincente, invece, la seconda parte del film che risulta meno monotona e sicuramente più scorrevole, caratterizzata da dialoghi più veloci, con attrici più nevrotiche ma anche più dirette, sicuramente più aderenti alla realtà che rappresentano.

Il risultato finale è un film che pur essendo gradevole non riesce ad aggiungere nulla di nuovo a quella cinematografia che cerca di approfondire la figura della donna ed il suo eterno conflitto con l’amore. C’è forse troppa carne al fuoco, senza però arrivare a nulla di significativo, e manca continuità tra le due partite, con un salto generazionale che non convince ma intristisce.
Anche alcune scelte nella caratterizzazione dei personaggi sono fin troppo prevedibili, queste donne sono visibili in realtà solo in superficie, e meritavano probabilmente un po’ più di spessore, lo stesso che avrebbe potuto dare a questo film un valore aggiunto, arricchendolo di una maggiore profondità.

Giulia Di Natale