DRIVE
 
Titolo Originale: Id.
Genere: Azione, Drammatico
Regia: Nicolas Winding Refn
Sceneggiatura: Hossein Amini
Cast: Ryan Gosling, Carey Mulligan, Albert Brooks, Ron Perlman, Christina Hendricks, Bryan Cranston, Oscar Isaac, Tina Huang, Joe Pingue, Cesar Garcia, Tiara Parker
Colonna Sonora: Cliff Martinez
Produzione: Bold Films, Odd Lot Entertainment, Marc Platt Productions, Seed Productions
Paese d’origine: USA - 2011
Durata: 98 minuti
Data di uscita: 30 settembre 2011

 

Un autista di macchine di Los Angeles senza nome (Ryan Gosling), di giorno lavora in un’officina e come stuntman per le produzioni cinematografiche, mentre di notte guida le auto nel corso delle rapine. Driver è per natura un lupo solitario, eppure non riesce a fare a meno di innamorarsi della sua vicina di casa Irene (Carey Mulligan), una giovane ed indifesa madre il cui marito Standard è in carcere. Ma quando l’uomo torna a casa, si ritrova ben presto invischiato in un pericoloso giro criminale, venendo costretto a prendere parte ad una rapina. Per proteggere Irene e suo figlio, Driver si offre di aiutare Standard, il cui scopo è ottenere il denaro necessario per pagare un debito con la malavita. La rapina va male e Standard viene ucciso, mentre Driver riesce a fuggire grazie alla sua abilità nella guida. Ma quando si rende conto che i malviventi vogliono ben più che la valigia di soldi nel suo cofano e che sono intenzionati a fare del male a Irene e suo figlio, Driver si vede costretto a reagire.

Contraddistinto sia da un’iconografia che rimanda apertamente agli anni ’80 (già nei bellissimi titoli di apertura), sia da un ritmo narrativo compassato, ma sottoposto a brusche accelerazioni, “Drive” è un film che rivisita la scansione temporale del vetusto cinema contemporaneo a cui noi spettatori siamo ormai abbondantemente abituati. I meccanismi da crime-story d’azione sono smontati, riveduti e corretti, così come la procedura di presentazione dei personaggi, evitando tutti quei cliché da cinema di Hollywood. La struttura del racconto presenta un inedito modo con cui dare "peso" agli eventi narrati, riuscendo così a stupire continuamente nel portare in racconto in direzioni diverse da quanto ci si aspetterebbe: ad esempio, ci si immagina che il marito di Irene, Standard, sia un violento (come è normale in tutti i film di genere degli ultimi 20 anni) e invece non lo è, anzi, risulta una vittima del sistema; si immagina una storia d'amore tra Driver e Irene (altro elemento ricorrente del cinema americano), e invece il protagonista ha sinceramente a cuore il bambino, venendo caratterizzato a poco a poco come un moderno cavaliere, solitario e taciturno, dotato di un proprio codice d’onore. Persino la rapina, e tutto ciò che vi ruota attorno, sono fuori dai canoni; il che non significa esagerare o creare assurdità logiche, ma costruire determinate situazioni nelle quali le cose semplicemente non sono come dai per scontato che siano, in un consapevole e non gratuito deragliamento dai canonici binari di un film d’azione.

Anche il titolo stesso "Drive" entra solo marginalmente nella storia, così come alcuni elementi che vengono introdotti e poi recuperati a sorpresa (come la maschera di lattice usata nel lavoro di stunt), alla fine hanno una piccolissima parte, molto meno di quanto ci si aspetti, in favore di altri che arricchiscono la storia (tutto ciò che ruota, ad esempio, intorno all’officina). La scena finale del film è poi giocata "sprecando" la sorpresa delle coltellate, eppure il regista non ha esitato a buttar via un effetto sorpresa di sicuro impatto (altro elemento ricorrente degli action movies dell’ultimo ventennio) pur di offrire un prodotto diverso dalle solite salse, chiudendosi con un finale a sorpresa, dal sapore onirico e fortemente ambiguo. Alla fine la cosa più bella del film, la costante in assoluto, è il protagonista, con la sua glacialità e la prontezza di spirito che per tutto il film ti lasciano stupito e inquietato allo stesso tempo. “Drive” è un film dalla timbrica eccezionale, che magari non piacerà a tutti, ma che per un palato fine è da vedere. Ottima la colonna sonora.

Enrico Peduzzi