John
Milton (Nicolas Cage) è un criminale fuggito dall’inferno
per eliminare Jonah King (Billy Burke): capo di una setta
satanica che ha ucciso la figlia di Milton e rapito la bambina
di lei, prossima vittima dei sacrifici della setta. Lungo
il suo percorso di vendetta, a dare una mano a Milton si aggiungerà
la bella Piper (Amber Heard), una cameriera sexy, molto determinata
e combattiva. La coppia dovrà non solo fronteggiare
i numerosi membri della setta, ma anche guardarsi le spalle
dal misterioso agente di Satana, chiamato “il Contabile”
(William Fichtner), mandato sulla terra con la missione di
riportarlo all’Inferno, recuperando anche la potentissima
arma che Milton ha portato con sé.
Se
invece di guidare una fantastica Camaro Nicholas Cage si muoveva
a cavallo di una moto, il film sarebbe stato una replica perfetta
del poco riuscito “Ghost Rider”, interpretato
qualche anno fa dallo stesso Cage. Questo per sottolineare
la scarsa lungimiranza dell’attore nello scegliere i
film da interpretare, buttandosi via in troppe brutte pellicole
che stanno indirizzando la sua carriera verso una parabola
discendente fatta di progetti superficiali e commerciali,
annientando sempre di più la sua reputazione. Poco
importa, quindi, se si porta il risultato a casa incassando
un corposo cache per un film ipercinetico come un videogame,
ma banale su tutti i fronti, scopiazzando a destra e manca
sia per trama, sia per impostazione del personaggio principale
che per costruzione delle singole sequenze. Se il tema della
vendetta è già fin troppo abusato ad Hollywood,
questo film lo arricchisce con quello dell’eroe maledetto
ed immortale (stile Il Corvo), facendo il paio con l’avventura-inseguimento
on the road (vedi Thelma & Louise), tra sparatorie, corse
in auto, salti, frenate, scazzottate e smargiassate varie
che vanno apertamente a parare sul trash cinematografico.
Il film può risultare divertente da vedere al momento,
specie per un pubblico molto giovane, ma alla lunga risulta
anche vuoto e ripetitivo, perché le varie sequenze
d’azione non possono supplire da sole all’esilità
della trama ed all’assenza di idee decenti.
Autocitandosi
tra “Ghost Rider” e “Fuori in 60 Secondi”,
Cage sfodera un’imbarazzante legnosità espressiva
che sconfina nel ridicolo involontario a causa di un eccessivo
atteggiamento da duro “cool”, cioè da macho
autoctono, che con mosse e pose esageratamente vistose cade
nel pacchiano. L’apice lo si raggiunge nella sparatoria
in camera d’albergo dove fa fuori una decina di scalmanati
mentre si sollazza con un’attempata cameriera siliconata,
in una girandola kitch neanche tanto originale, visto che
lo avevano già fatto Clive Owen e Monica Bellucci nel
peraltro pessimo “Shoot’em up”. Ben più
interessanti del protagonista risultano sia l’emergente
Amber Heard (vista recentemente nell’horror “The
Ward” di Carpenter) nel ruolo della grintosa e sboccata
Penny, sia il caratterista William Fichtner in quello del
sardonico “Contabile”, mentre Billy Burke (il
padre di Bella nella saga “Twilight”) interpreta
in maniera inconsistente la parte del capo della setta King,
il solito cattivo banale e stereotipato.
Marco
Valerio