Anche
gli horror si adeguano all’attualità e fanno
i conti con la crisi finanziaria: è tenendo a mente
proprio quest’ultima che la giovane impiegata Christine,
in linea con le direttive dei dirigenti della sua banca, rifiuta
un prestito all’anziana signora Ganush che di fatto
perde la sua casa. Ma la donna è una zingara dotata
di arcani poteri ed anche molto vendicativa, la quale non
trova niente di meglio che lanciare sulla povera Christine
una singolare maledizione. Per tre giorni la ragazza sarà
tormentata da visioni provocate da uno spirito che la porterà
alla fine a bruciare all’Inferno.
Dopo
aver dedicato quasi dieci anni di lavoro alla saga di “Spider-Man”,
il regista Raimi (attualmente al lavoro su un quarto episodio)
si concede una divagazione e torna alle radici del suo cinema,
ovvero quel genere Horror-satanico rappresentato da film come
“La Casa” e “L’Armata delle Tenebre“.
Il risultato non è né mediocre né così
scontato come si potrebbe supporre, con una caleidoscopica
corsa contro il tempo da parte della protagonista per evitare
che la maledizione si compi, tra effetti speciali (sia
visivi che sonori) e colpi di scena, che regalano tensione
allo spettatore, con frequenti salti dalla poltrona, ma anche
con una sana dose di divertimento. Si, perché spesso
il confine tra paura e risata è molto sottile e Raimi
lo sa bene, avendone sperimentato le potenzialità nei
precedenti “La Casa 2” e “L’Armata
delle Tenebre”; quest’ultimo “Drag me to
Hell” si rivela quidi una sorta di lucido horror-comico-trash,
con un’allucinante discesa negli inferi grottesca, macabra,
demenziale e senza un attimo di pausa, dove ironia e paura
si bilanciano stemperandosi a vicenda con il giusto equilibrio.
I
fan storici del “primo” Raimi saranno contenti
di ritrovare i fasti allegramente Splatter degli esordi nonché
il suo spericolato uso della cinepresa, mentre i neofiti saranno
conquistati dalla vena horror-pop, con contaminazioni da fumetti,
di questo virtuoso e spesso sottovalutato cineasta. Notevole
il ritmo narrativo del film ed alcune trovate francamente
gustose che compensano sia l’esile e pretestuoso canovaccio
della trama sia qualche contenuto retorico di troppo (vedi
la condanna, attraverso la protagonista, delle spietate banche
americane causa principale della crisi economica).
Registrando la buona presenza scenica dell’ancora poco
conosciuta Alison Lohman (“White Oleander”,”Il
Genio della Truffa”), rimpiazzo del regista dopo che
Ellen Page (“Juno”) non era disponibile, sono
da annotare i lodevoli lavori sia del direttore della fotografia
Peter Deming ("La vera storia di Jack lo squartatore"),
che dello scenografo Steve Saklad ("Spider-man 2"),
che del tecnico di montaggio Bob Murawski ("L’armata
delle Tenebre") i cui apporti arricchiscono il film dandogli
quella marcia in più e distinguendosi da tante altre
dozzinali pellicole.
Perchè “Drag me to Hell” è un horror
di vecchio stampo, B-Movie intenzionale ricco di inventiva,
atmosfere gotiche e beffarda ironia come non si vedeva sul
grande schermo da tanti, tanti anni.
Marco
Valerio