DRAG ME TO HELL

Titolo Originale: Id.
Genere: Horror
Regia: Sam Raimi
Sceneggiatura: Sam & Ivan Raimi
Cast: Alison Lohman, Justin Long, Adriana Barraza, Lorna Raver, David Paymer, Dileep Rao, Reggie Lee, Fernanda Romero, Chelcie Ross, Octavia Spencer, Bojana Novakovic
Colonna Sonora: Christopher Young
Produzione: Ghost House Pictures
Paese d’origine: USA - 2009
Durata: 99 minuti
Data di uscita: 11 Settembre 200

 

Anche gli horror si adeguano all’attualità e fanno i conti con la crisi finanziaria: è tenendo a mente proprio quest’ultima che la giovane impiegata Christine, in linea con le direttive dei dirigenti della sua banca, rifiuta un prestito all’anziana signora Ganush che di fatto perde la sua casa. Ma la donna è una zingara dotata di arcani poteri ed anche molto vendicativa, la quale non trova niente di meglio che lanciare sulla povera Christine una singolare maledizione. Per tre giorni la ragazza sarà tormentata da visioni provocate da uno spirito che la porterà alla fine a bruciare all’Inferno.

Dopo aver dedicato quasi dieci anni di lavoro alla saga di “Spider-Man”, il regista Raimi (attualmente al lavoro su un quarto episodio) si concede una divagazione e torna alle radici del suo cinema, ovvero quel genere Horror-satanico rappresentato da film come “La Casa” e “L’Armata delle Tenebre“.
Il risultato non è né mediocre né così scontato come si potrebbe supporre, con una caleidoscopica corsa contro il tempo da parte della protagonista per evitare che la maledizione si compi, tra effetti speciali (sia visivi che sonori) e colpi di scena, che regalano tensione allo spettatore, con frequenti salti dalla poltrona, ma anche con una sana dose di divertimento. Si, perché spesso il confine tra paura e risata è molto sottile e Raimi lo sa bene, avendone sperimentato le potenzialità nei precedenti “La Casa 2” e “L’Armata delle Tenebre”; quest’ultimo “Drag me to Hell” si rivela quidi una sorta di lucido horror-comico-trash, con un’allucinante discesa negli inferi grottesca, macabra, demenziale e senza un attimo di pausa, dove ironia e paura si bilanciano stemperandosi a vicenda con il giusto equilibrio.

I fan storici del “primo” Raimi saranno contenti di ritrovare i fasti allegramente Splatter degli esordi nonché il suo spericolato uso della cinepresa, mentre i neofiti saranno conquistati dalla vena horror-pop, con contaminazioni da fumetti, di questo virtuoso e spesso sottovalutato cineasta. Notevole il ritmo narrativo del film ed alcune trovate francamente gustose che compensano sia l’esile e pretestuoso canovaccio della trama sia qualche contenuto retorico di troppo (vedi la condanna, attraverso la protagonista, delle spietate banche americane causa principale della crisi economica).
Registrando la buona presenza scenica dell’ancora poco conosciuta Alison Lohman (“White Oleander”,”Il Genio della Truffa”), rimpiazzo del regista dopo che Ellen Page (“Juno”) non era disponibile, sono da annotare i lodevoli lavori sia del direttore della fotografia Peter Deming ("La vera storia di Jack lo squartatore"), che dello scenografo Steve Saklad ("Spider-man 2"), che del tecnico di montaggio Bob Murawski ("L’armata delle Tenebre") i cui apporti arricchiscono il film dandogli quella marcia in più e distinguendosi da tante altre dozzinali pellicole.
Perchè “Drag me to Hell” è un horror di vecchio stampo, B-Movie intenzionale ricco di inventiva, atmosfere gotiche e beffarda ironia come non si vedeva sul grande schermo da tanti, tanti anni.

Marco Valerio