DOOM

Titolo Originale: Id.
Genere: Fantascienza/Horror/Azione
Regia: Andrzej Bartkowiak
Sceneggiatura: Dave Callaham & Wesley Strick
Cast: Karl Urban, Dwayne"The Rock"Johnson, Rosamund Pike
Colonna Sonora: Clint Mansell
Produzione: Universal Picture
Paese d’origine: USA - 2005
Durata: 100 minuti

 

In un futuro prossimo venturo, un gruppo di marines specializzati ed iperarmati partono alla volta di Marte dove la stazione spaziale Olduvai ha interrotto misteriosamente le trasmissioni. Scopriamo che nella base spaziale venivano portati avanti misteriosi esperimenti segreti genetici tesi ad ottenere la creazione di ibridi con DNA alieno fuso a quello umano. Naturalmente, le cose sfuggono di mano ed i soldati terrestri giunti lì si troveranno ad affrontare mutazioni, orrori indicibili ed una vera e propria guerra per la sopravvivenza della razza umana. Film di fantascienza tutto azione, veloce ed efficace nel suo genere, DOOM è una pellicola di facile intrattenimento usa e getta che porta sul grande schermo una storia forzata nella sua semplicità perché tratta da uno dei più famosi videogiochi della storia, “Doom”: un classico sparatutto in prima persona di cui il film, verso il finale, raggiunge il suo climax replicandone il punto di vista in primo piano con tanto di mitragliatore e mostri dietro l’angolo.

La storia ricorda in molti punti il bellissimo “Aliens” di James Cameron, ma DOOM viene sviluppato in maniera molto più semplice, saccheggiando anche –e con poca grazia- l’immaginario collettivo cinematografico horror (i film degli zombies ad esempio) con gli esseri umani massacrati da mostri ancestrali che si trasformano a loro volta in mostri.
Già a priori non ci si può aspettare molto da questo genere di film/videogioco che, comunque, rimane un prodotto medio –né buono né cattivo- di pura evasione. Le lacune a livello di storia e sviluppo non sono necessariamente imputabili all’origine “ludica” di questo film; in verità, sono degni di un certo merito gli sceneggiatori che hanno cercato di sviluppare una trama coerente dall’esilissimo impianto narrativo del gioco, inserendo anche qualche elemento parapsicologico, ma alla fine tutto risulta comunque il classico “cavar sangue dalle rape” perché, anche con la giustificazione di avere poco materiale di riferimento a disposizione, la sceneggiatura è quanto di più superficiale, poco originale e dimenticabile si possa vedere: segno di una diffusa opinione da parte di produttori e registi che gli appassionati di videogiochi (piccoli e grandi) siano una sorta di cerebrolesi a cui basta vedere sparatorie, esplosioni, pistoloni ed effetti speciali riproducenti mostruosità varie per divertirsi al cinema; basta, insomma, che sia riprodotto sotto forma di film un videogioco (preferibilmente che abbia milioni di utenti nel mondo) senza dare troppo peso a quello che è la fondamenta basilare di ogni film, ovvero la sceneggiatura. Un grosso ed ingiustificabile errore.

Da un punto di vista di marketing, trarre linfa narrativa dal mondo dei videogiochi è una buona mossa, visti l’enorme diffusone ed impatto di questi nella moderna società, perché c’è sempre un certo, rilevante ritorno economico. Ma dal punto di vista di adattamento e contenuti, fino ad ora tutti i film ispirati ai videogames si sono distinti per l’unico fatto di essere dei prodotti sciatti e mediocri per sceneggiatura, regia ed attori, avendo come unici punti di forza gli effetti speciali (che spesso sono fini a sé stessi) ed il background di popolarità del videogioco. Questo non basta perché alla fine il pubblico diventa estremamente diffidente verso prodotti di questo genere, alla luce anche del fatto che i moderni videogiochi spesso propongono trame molto più complesse ed interessanti delle loro controparti cinematografiche. Siamo sicuri che giocare ad uno degli episodi della trilogia di “Doom” sia infinitamente più divertente di vedere questo film, girato con la solita tecnica del videoclip enfatizzata dal montaggio adrenalinico, con scenografie tecnologiche assai povere al livello di design e con due protagonisti scialbi ed inespressivi quale l’anonimo Carl Urban (era il cattivo in film come “Chronicles of Riddick” e “The Bourne Supremacy”) e l’ex stella del wrestling The Rock che, in altri film, è risultato anche molto più simpatico. Di questo film rimane solo un certo divertimento visivo, fatto di scene d’azione ed effetti speciali, ma è chiaro che l’ennesima occasione di sdoganamento al cinema del genere dei videogiochi viene sprecata.

Paolo Pugliese