In
un futuro prossimo venturo, un gruppo di marines specializzati
ed iperarmati partono alla volta di Marte dove la stazione spaziale
Olduvai ha interrotto misteriosamente le trasmissioni. Scopriamo
che nella base spaziale venivano portati avanti misteriosi esperimenti
segreti genetici tesi ad ottenere la creazione di ibridi con DNA
alieno fuso a quello umano. Naturalmente, le cose sfuggono di
mano ed i soldati terrestri giunti lì si troveranno ad
affrontare mutazioni, orrori indicibili ed una vera e propria
guerra per la sopravvivenza della razza umana. Film di fantascienza
tutto azione, veloce ed efficace nel suo genere, DOOM è
una pellicola di facile intrattenimento usa e getta che porta
sul grande schermo una storia forzata nella sua semplicità
perché tratta da uno dei più famosi videogiochi
della storia, “Doom”: un classico sparatutto in prima
persona di cui il film, verso il finale, raggiunge il suo climax
replicandone il punto di vista in primo piano con tanto di mitragliatore
e mostri dietro l’angolo.
La storia ricorda in molti punti il bellissimo “Aliens”
di James Cameron, ma DOOM viene sviluppato in maniera molto più
semplice, saccheggiando anche –e con poca grazia- l’immaginario
collettivo cinematografico horror (i film degli zombies ad esempio)
con gli esseri umani massacrati da mostri ancestrali che si trasformano
a loro volta in mostri.
Già a priori non ci si può aspettare molto da questo
genere di film/videogioco che, comunque, rimane un prodotto medio
–né buono né cattivo- di pura evasione. Le
lacune a livello di storia e sviluppo non sono necessariamente
imputabili all’origine “ludica” di questo film;
in verità, sono degni di un certo merito gli sceneggiatori
che hanno cercato di sviluppare una trama coerente dall’esilissimo
impianto narrativo del gioco, inserendo anche qualche elemento
parapsicologico, ma alla fine tutto risulta comunque il classico
“cavar sangue dalle rape” perché, anche con
la giustificazione di avere poco materiale di riferimento a disposizione,
la sceneggiatura è quanto di più superficiale, poco
originale e dimenticabile si possa vedere: segno di una diffusa
opinione da parte di produttori e registi che gli appassionati
di videogiochi (piccoli e grandi) siano una sorta di cerebrolesi
a cui basta vedere sparatorie, esplosioni, pistoloni ed effetti
speciali riproducenti mostruosità varie per divertirsi
al cinema; basta, insomma, che sia riprodotto sotto forma di film
un videogioco (preferibilmente che abbia milioni di utenti nel
mondo) senza dare troppo peso a quello che è la fondamenta
basilare di ogni film, ovvero la sceneggiatura. Un grosso ed ingiustificabile
errore.
Da
un punto di vista di marketing, trarre linfa narrativa dal mondo
dei videogiochi è una buona mossa, visti l’enorme
diffusone ed impatto di questi nella moderna società, perché
c’è sempre un certo, rilevante ritorno economico.
Ma dal punto di vista di adattamento e contenuti, fino ad ora
tutti i film ispirati ai videogames si sono distinti per l’unico
fatto di essere dei prodotti sciatti e mediocri per sceneggiatura,
regia ed attori, avendo come unici punti di forza gli effetti
speciali (che spesso sono fini a sé stessi) ed il background
di popolarità del videogioco. Questo non basta perché
alla fine il pubblico diventa estremamente diffidente verso prodotti
di questo genere, alla luce anche del fatto che i moderni videogiochi
spesso propongono trame molto più complesse ed interessanti
delle loro controparti cinematografiche. Siamo sicuri che giocare
ad uno degli episodi della trilogia di “Doom” sia
infinitamente più divertente di vedere questo film, girato
con la solita tecnica del videoclip enfatizzata dal montaggio
adrenalinico, con scenografie tecnologiche assai povere al livello
di design e con due protagonisti scialbi ed inespressivi quale
l’anonimo Carl Urban (era il cattivo in film come “Chronicles
of Riddick” e “The Bourne Supremacy”) e l’ex
stella del wrestling The Rock che, in altri film, è risultato
anche molto più simpatico. Di questo film rimane solo un
certo divertimento visivo, fatto di scene d’azione ed effetti
speciali, ma è chiaro che l’ennesima occasione di
sdoganamento al cinema del genere dei videogiochi viene sprecata.
Paolo
Pugliese