Nuovo
film diretto dallo specialista Tony Scott (“Top Gun”,
"Man on Fire", "L’ultimo Boy Scout"),
DOMINO è un thriller d’azione adrenalinico e
crudo che, per una volta in questo genere di film, racconta
una storia vera: quella di Domino Harvey (morta di Aids
prima della fine delle riprese), figlia di un noto attore
di Hollywood nonché ex-fotomodella per la prestigiosa
agenzia americana Ford la quale, per scelta personale, abbandona
il mondo della moda e la vita dorata di Beverly Hills per
iniziare a lavorare sulle strade come bounty-hunter, diventando
la prima cacciatrice di taglie americana. Il film ne racconta
la storia alternando atmosfere da thriller d’azione
ad una narrazione biografica con flashback, momenti drammatici
ed introspettivi, ma anche spunti comici visto che a Scott
piace mescolare generi come nel suo precedente “Una
Vita al Massimo”.
Protagonista
del film è la bella Keira Knightley (“The Jacket”,“Sognando
Beckam”,”La Maledizione della Prima Luna”)
qui bad girl serrata e mascolina, accompagnata da un cast
molto interessante e variegato, formato da Mickey Rourke (”Sin
City”, “L’Anno del Dragone”,“9
Settimane e 1/2”) nel ruolo del compagno di caccia e
mentore di Domino, Jacqueline Bisset (“Effetto Notte”)
in quello della madre, Mena Suvari (“American Beauty”),
Christopher Walken (“La Zona Morta”,”King
of New York”), Lucy Liu (“Charlie Angels”)
e persino la cantante Macy Gray.
La sceneggiatura è firmata da Richard Kelly (l’autore-regista
del cult “Donnie Darko”), alla quale ha dato un
apporto attivo la vera Domino Harvey.
Tutto questo basta per realizzare un buon film? Purtroppo
no, perché DOMINO pecca di eccessivo manierismo visivo
non raccontando i fatti in maniera costruttiva, ma limitandosi
ad assemblare la storia con sequenze eccessivamente artificiose
e con un montaggio forsennato da videoclip che, andando avanti
ed indietro nel tempo e rallentando per poi accelerare il
ritmo, rende alquanto ingarbugliata la vicenda a danno della
comprensione per il povero spettatore.
Il regista Tony Scott, che aveva evoluto il suo stile con
l’interessante “Spy Game” (tutt’oggi
la sua migliore regia), fa un passo indietro ed involve
parecchio la sua regia spolverando il proprio passato di autore
pubblicitario e da videoclip. Il risultato è un film
altalenante ed eccessivamente fracassone, dalla narrazione
anomala, ipercinetica ed irritante a causa soprattutto della
resa visiva eccessivamente manieristica, peggiorata dal montaggio
forsennato e dalla fotografia verde-acida.
Unici
pregi della pellicola: la bellezza inquieta della Knightley
(che purtroppo qui recita molto sopra le righe) e
la presenza di un ritrovato e ruvido Mickey Rourke (titolare
della scena cult del film, quella del tatuaggio); lodevole
il fatto che il film non voglia predersi troppo sul serio
giocando tra realtà e finzione, alternando atrocità
varie a momenti comici. L' intenzione sembra essere quella
di percorrere le vie del cinema di Tarantino, ma sono privi
di quella genialità surreale che hanno reso famoso
il regista di “Pulp Fiction”, apparendo invece
abbastanza gratuiti.
Paolo
Pugliese