Kale
è un adolescente problematico, segnato da una tragedia
familiare avvenuta davanti ai suoi occhi. Un giorno, a causa
di un litigio a scuola, il ragazzo si vede sottoposto ad una
pena detentiva di tre mesi di arresti domiciliari durante
l’estate. Relegato in casa grazie ad un sofisticato
bracciale che via Modem segnala immediatamente alla polizia
quando supera il confine di dieci metri intorno all’abitazione,
Kale per combattere la noia comincia ad osservare tutto il
vicinato che lo circonda, finendo per spiare una splendida
coetanea appena trasferitasi nel suo quartiere e scoprendo
che il tranquillo e solitario vicino di casa, forse, è
un efferato serial killer.
Remake
non dichiarato del classico “La Finestra sul Cortile”
di Alfred Hitchcock in formato teen-ager, DISTURBIA ne ripercorre
la struttura narrativa con l’indagine a distanza che
qui, però, a differenza dell’originale, è
più immediata ed invasiva visto che il protagonista
non si limita ad osservare pazientemente ciò che succede
dalla finestra, ma ricorre a tutta la tecnologia a sua disposizione
per spiare il vicino, con telecamere, cellulari, Sms, Internet
ed IPod.
Il film del promettente D.J. Caruso accarezza in questo modo
temi d’attualità come il voyeurismo e la violazione
della privacy grazie alla tecnologia, anche se questi argomenti
non vengono mai approfonditi e rimangono in sospeso durante
il film.
DISTURBIA è un thriller in linea con i tempi e cioè
veloce e superficiale, ma che ha comunque diversi pregi che
ne alzano il livello, in primis quello di avere una narrazione
progressiva (seppur poco curata in alcuni punti di raccordo)
che non bara con il pubblico seminando false piste o ricorrendo
a facili artifici per mantenere il clima di tensione; la storia,
poi, non entra subito nel vivo, ma parte da lontano mostrandoci
la vita del giovane protagonista fino al suo forzato confinamento
domiciliare: questa lunga introduzione narrativa rende sia
più inquietante il mistero del vicino, introdotto quasi
a metà del film, sia più intrigante e “creativa”
l’indagine del ragazzo che affronta la dicotomia di
essere confinato entro le quattro mura di casa da una tecnologia
di sorveglianza alla quale poi ricorre a sua volta.
Il regista, lungo il film, riesce a sfruttare bene tutte le
potenzialità di questa dicotomia illustrandone sia
i lati positivi che quelli negativi a seconda delle situazioni
e questo dà sostanza ad una storia di per sé
abbastanza semplice; il film va avanti con ritmo e pochi ma
efficaci colpi di scena, fino ad un finale che mostra un pò
la corda nel suo gioco al gatto ed al topo ma che, nonostante
una certa ovvietà, è comunque ricco di tensione.
Bravi i protagonisti, da un giovane emergente e simpatico
Shia Labeouf (“Transformers” ed il prossimo “Indiana
Jones”) ad un agghiacciante vicino di casa interpretato
da David Morse (“Contact”, “Tre Giorni per
la Verità”) fino ad un’incantevole Carrie
Ann-Moss (“Matrix”) che ci spiace relegata nel
classico e breve ruolo della madre distratta.
Paolo
Pugliese