IL DISCORSO DEL RE

Titolo Originale: The King’s Speach
Genere: Drammatico, Storico
Regia: Tom Hooper
Sceneggiatura: David Seidler
Cast: Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy Pearce, Michael Gambon, Jennifer Ehle, Timothy Spall, Derek Jacobi, Eve Best, Anthony Andrews
Colonna Sonora: Alexandre Desplat
Produzione: See Saw Films, Bedlam Productions
Paese d’origine: GB, Australia - 2010
Durata: 111 minuti
Data di uscita: 28 Gennaio 2011

 

Dopo la morte di suo padre Re Giorgio V (Michael Gambon) e la scandalosa abdicazione di Re Eduardo VIII (Guy Pearce), Bertie (Colin Firth), duca di York, che soffre da tutta la vita di una forma debilitante di balbuzie, viene improvvisamente incoronato Re Giorgio VI d'Inghilterra. Con il suo paese sull'orlo della guerra e disperatamente bisognoso di un leader che parli al suo popolo, sua moglie Elisabetta (Helena Bonham Carter), la futura Regina Madre, organizza al marito un incontro con l'eccentrico logopedista Lionel Logue (Geoffrey Rush). Dopo un inizio burrascoso, i due si mettono alla ricerca di un tipo di trattamento non ortodosso, finendo col creare un legame indissolubile. Con l'aiuto di Logue, della sua famiglia, del suo governo e di Winston Churchill (Timothy Spall), il Re riuscirà a superare la sua balbuzie e farà un discorso alla radio che ispirerà il suo popolo e lo unirà alla vigilia del conflitto contro la Germania.

“Il Discorso del Re” racconta senza sbavature un capitolo della storia inglese, facendo un ritratto intimo ed inedito di Re Giorgio VI (padre della regina Elisabetta e nonno del principe Carlo), concentrandosi sul rapporto personale tra lui e il suo logopedista Lionel Logue. La narrazione è asciutta e fortemente introspettiva, più attenta alla personalità dei due personaggi principali che alla descrizione dell’ambiente di corte o di eventi storici che fanno comunque da sfondo alle vicende personali del monarca inglese. Il film svela la forza e la debolezza di un uomo che non voleva essere re, vittima di alcuni traumi infantili (tra la severità del padre monarca, l’ombra del fratello maggiore e la morbosità di una tata) che gli avevano lasciato strascichi pesanti, quali una certa fragilità caratteriale esternata dal balbettio, soprattutto in pubblico. Eppure, supportato dalla moglie Elisabetta, tanto amorevole quanto determinata, Giorgio VI dimostrerà una notevole forza emotiva, sottoponendosi ai metodi di Logue e superando caparbiamente l’ostacolo della sua balbuzie, fino ad accettare il carico di responsabilità dell’essere Re di un paese in guerra dopo l’abdicazione del fratello Eduardo VIII, che rinunciò al trono per sposare una borghese americana e divorziata.

L’evoluzione del rapporto paritario tra Giorgio e Lionel Logue è narrato attraverso tanti piccoli episodi che svelano non solo gli sforzi del Re nel correggere il suo problema, ma anche il suo temperamento, i suoi dubbi e il suo senso del dovere, rappresentati in maniera splendida da un Colin Firth assolutamente ispirato e magnifico nell’interpretare gli umori e il carico emotivo di una personalità complessa e tormentata come quella di Giorgio VI. Possiamo definire “Il Discorso del Re” come uno di quei film fatto da attori, la cui forza narrativa sta tutta nell’interpretazione dei protagonisti; Colin Firth riesce a rendere la figura “storica” del re profondamente umana ed imperfetta, creando un rapporto empatico e paritario con il pubblico che rimane coinvolto emotivamente nelle sue vicende, grazie anche all’intensa sinergia artistica con Geoffrey Rush (Oscar per “Shine”), il quale nonostante la sua bravura rimane in secondo piano rispetto all’interpretazione del patner. Tra i due si inserisce l’ottima performance di Helena Bonham Carter, molto equilibrata nell’interpretare il bagaglio caratteriale di un personaggio con il duplice ruolo di moglie e regina, mentre il bravo Guy Pearce (“Memento”) rimane un po’ troppo rigido ed impostato nel ruolo dell’ambiguo ed egoista Eduardo VIII.

Valeria Marinaccio