Ho
una sola parola per commentare questo quarto episodio della
serie di “Die Hard”, con un inossidabile Bruce
Willis nuovamente nei panni del poliziotto scavezzacollo John
McClane stavolta alle prese con il terrorismo informatico:
ed è delusione.
McClane
è ormai un detective che, nonostante l’età
pensionabile, continua a fare l’ammazzasette spaccone
(da antologia becera le sue battute, soprattutto con il
cattivo), mandando a monte in questa puntata il piano
di un’organizzazione terroristica informatica che intende
distruggere sistematicamente ogni infrastruttura tecnologica
nel corso di un solo giorno. I terroristi iniziano a provocare
una serie di guasti nei sistemi elettronici urbani, prendendo
il dominio del sistema di controllo del traffico, poi del
mercato dei titoli azionari ed infine della struttura di distribuzione
elettrica ed idrica. L’obiettivo dei criminali è
di scatenare il caos totale in città, facendo precipitare
la società in una moderna età della pietra;
preso in mezzo agli eventi, McClane non potrà fare
a meno di intervenire tentando di fermarli con l’aiuto
di un giovane hacker.
Ricordo
con una punta di nostalgia il primo “Die Had-Trappola
di Cristallo” che, uscito nel 1987, rappresenta uno
dei migliori esempi di polizieschi d’azione degli anni
’80 grazie ad un impianto veloce e spettacolare supportato
da una sceneggiatura tanto lineare quanto solida.
Tutto il contrario accade, invece, in questo nuova puntata
dove è l’azione a farla da padrona senza però
essere giustificata da una trama né robusta né
valida, che inanella uno dopo l’altro dei semplici sviluppi
pretestuosi con il solo scopo di garantire una sequela di
scene d’azione; la parola d’ordine è esagerare,
con un crescendo di sequenze sempre più spettacolari
ed improbabili in cui un 52enne sopravvive con qualche graffio
a cose dove qualsiasi atleta olimpionico di decathlon finirebbe
a pezzettini, distruggendo allegramente mezza città
nel frattempo (vedi, ad esempio, il duello con un caccia
da combattimento che ricalca quanto già visto in “True
Lies”).
Il film, intendiamoci, può anche essere divertente
ma solo da un punto di vista visivo, risultando alla fine
abbastanza vuoto e superficiale, con un Bruce Willis dall’appeal
quantomai sfocato il cui ruolo viene schiacciato dalla macchina
spettacolare del film. A fargli da contrappunto c’è
un cattivo monocorde ed anonimo interpretato dall’emergente
Timothy Olyphant, mentre fa molto meglio il resto del cast
con l'hacker Justin Long (provvidenziale deus-ex-machina
informatico, comunque simpatico), la cattiva e sensuale
Maggie Q, la giovanissima Mary Elizabeth Winstead (abbastanza
credibile nel ruolo della figlia di McClane) ed, a sorpresa,
un corposo cameo di Kevin Smith (il regista di “Clerks”)
che interpreta quasi sé stesso nella parte di un genio
dell’informatica, nerd e bambinone.
Scritto
con scarsa fantasia ed approfondimento dalla coppia Mark Bomback/Doug
Richardson nonché diretto con enfasi adrenalinica da
Lein Wiseman (regista di “Underworld” e “Underworld
Evolution”), “Die Hard – Vivere o Morire”
si presenta come un fumetto d’azione velocissimo che,
dopo una breve introduzione, parte subito in quarta senza
nessuna pretesa di verosimiglianza o solidità narrativa.
Qua e là emerge qualcosa di buono come, ad esempio,
la contrapposizione tra l’uso della tecnologia da parte
dei terroristi e la reazione basata sui “vecchi metodi”
di McClaine; oppure la dimensione di vulnerabilità
della nostra società, i cui servizi primari sono garantiti
dall’uso dei computer che, se violati, possono davvero
farci precipitare nel caos. Tutto il resto, come dice la famosa
canzone di Califano, è noia.
Il regista Wiseman è un mestierante dallo stile inconsistente
che dirige una sorta di videogioco, focalizzando la sua attenzione
unicamente sulle scene d’azione e tralasciando il resto,
dimostrandosi incapace di narrare con forza narrativa gli
sviluppi di raccordo della trama: il risultato è un
film con una storia da sbadiglio e dialoghi ai minimi storici
che il pubblico si sorbisce tra una scena d’azione e
l’altra.
Paolo
Pugliese