GEORGE ROMERO'S DIARY OF THE DEAD

Titolo Originale: Id.
Genere: Horror/Drammatico
Regia: George Romero
Sceneggiatura: George Romero
Cast: Michelle Morgan, Joshua Close, Shawn Roberts, Amy Ciupak Lalonde, Joe Dinicol, Scott Wentworth, Philip Riccio
Colonna Sonora: Norman Orenstein
Produzione: George Romero, Peter Grunwald, Art Spigel , Ara Katz, Artfire Production
Paese d’origine: USA - 2007
Durata: 95 minuti
Data di uscita: 25 Gennaio 2008 (in USA)

 

Una troupe di studenti di una scuola di cinema è impegnata a girare un film nei dintorni del loro college, ritrovandosi ben presto ad affrontare le conseguenze di una misteriosa quanto terribile infezione che attacca sia i vivi che i morti: i cadaveri, infatti, si risvegliano affamati di carne umana, mentre gli umani se muoiono o vengono morsi si trasformano in zombies; i ragazzi, insieme al loro professore, si metteranno in viaggio a bordo di un camper per cercare scampo, filmando al tempo stesso la loro fuga.

Il maestro dell’Horror George Romero, inventore del sotto-genere cinematografico dei Morti Viventi (“Night of living dead ”, “Dawn of the Dead”), dopo il recente exploit con “Land of Dead/La Terra dei Morti Viventi” ritorna a raccontare il terrificante mondo degli Zombies da lui creato, ma stavolta cominciando dall’inizio, con una sorta di prequel-reality che racconta l’origine dell’invasione. La storia è raccontata e girata tramite riprese amatoriali che i protagonisti effettuano con due telecamere attestando l’improvvisa ed incredibile minaccia di morti ambulanti che aggrediscono gli esseri umani, qui filmati con disarmante quanto efficace realismo.

Romero riprende e rende suo un metodo narrativo inaugurato anni fa dall’horror semi-amatoriale “The Blair Witch Project” e recentemente riportato in auge dal monster-movie “Cloverfield”. Il risultato finale non lascia però soddisfatti, neanche essendo i fan più sfegatati di Romero, forse perché “Diary of the Dead” paga lo scotto di essere un film realizzato con un budget ridotto all’osso, con una produzione indipendente e senza l’ausilio di un grosso studio cinematografico alle spalle, che ha costretto Romero a fare i salti mortali per ultimare la sua opera, senza però preoccuparsi di colmare le lacune del suo script. Il problema è infatti riconducibile alla base, cioè ad una sceneggiatura tutt’altro che perfetta, con uno sviluppo francamente noioso e prolisso della trama, la quale appare pretestuosa e decisamente forzata in alcuni punti per giustificare le riprese amatoriali in prima persona (il pubblico guarda quello che uno dei protagonisti filma). I personaggi non aiutano poi molto ad alzare il livello, visto che alcuni sono molto convenzionali (il professore alcolizzato, ad esempio, oppure la texana tutta di un pezzo che mostra le tette) ed interpretati appena sopra il limite della sufficenza, per non parlare dei dialoghi ridondanti e presuntuosi nel pontificare in maniera didascalica sulla vacuità dei canali d'informazione moderni.

La regia di Romero salva in parte il film, creando un'atmosfera lugubre e di caos incombente che non lascia indifferenti, oltre a regalarci alcune belle sequenze come quelle agghiaccianti all’interno di un ospedale deserto, oppure inerenti l'assedio nella fattoria, la strada piena di zombie visti dall'interno del camper o anche l'invasione della villa ripresa dalle telecamere di sicurezza.
Con questa pellicola Romero torna alle origini del suo cinema (per inciso, quello di “La Notte dei Morti Viventi”) e, pur non essendo perfetta, risulta alla fine un lavoro migliore del precedente “La Terra dei Morti Viventi”.

Paolo Pugliese