Siamo
nell’anno 690 d.C., al tempo della dinastia Tang, nella
città capitale di Luoyang dove si sta costruendo una
gigantesca statua di Budda il cui completamento culminerà
con l’incoronazione di Wu Zetian: la prima donna Imperatrice
della Cina, che salirà formalmente al trono del Paese
più grande e potente del mondo. Ma una serie di misteriose
sciagure minaccia l’ascesa di Wu al potere: diversi
uomini muoiono per autocombustione in pubblico. Si tratta
di una punizione celeste, oppure è il frutto di una
congiura contro la Corona? Decisa a risolvere il caso prima
di salire al trono, Wu si rivolge a un candidato improbabile,
Di Renjie, fatto imprigionare otto anni prima per essersi
opposto alla sua salita al trono; l’imperatrice lo nomina
Giudice Supremo del Regno, affiancandogli nell’indagine
la sua guardia del corpo Shangguan Jing'er, nonché
il violento e ambizioso magistrato Bei Donglai.
Diretto
con dinamismo ed equilibrio da Tsui Hark (“Seven Swords”),
uno dei più famosi e talentuosi registi del cinema
cinese, “Detective Dee e il Mistero della Fiamma Fantasma”
è un’opera di ampio respiro, un kolossal di stampo
fantastorico, visivamente spettacolare, tanto per le dinamiche
della regia quanto per gli eleganti costumi e le accurate
scenografie, con interi paesaggi ricreati in grafica computerizzata.
Il film mescola personaggi ed eventi storici realmente accaduti
(l’imperatrice Wu Zetian e tutti gli oppositori
alla sua incoronazione) ad elementi di fiction, realizzando
una felice commistione cinematografica tra vari generi: dal
biopic storico al mistery, dalle arti marziali agli wuxiapian,
ovvero le storie di cappa e spada. Tsui Hark conferisce al
film un grande senso estetico e teatrale, tipicamente orientale,
con sequenze maestose e combattimenti coreografici e spettacolari,
uniti ad una certosina attenzione per i dettagli ed all’uso
di effetti speciali in CGI che arricchiscono la scena senza
risultare ingombranti.
Il
dinamismo registico di Hark riflette il gusto per una narrazione
complessa e grandiosa, con un timbro epico che non risulta
mai concitato, grazie a vari momenti introspettivi inerenti
soprattutto le fasi dell’indagine che, unendosi a numerosi
colpi di scena, mantengono a lungo la suspense del mistero
della “Fiamma Fantasma”. Il film concede spazio
anche a riflessioni di filosofia politica, grazie soprattutto
ai dialoghi tra il protagonista e l’imperatrice; quest’ultima
si rivela essere il carachter più interessante ed affascinante
del film, restituendo sul grande schermo la grandiosità
del personaggio storico, nonostante il fascino ed il carisma
di Andy Lau, divo del cinema cinese e protagonista del fondamentale
“La Foresta dei Pugnali Volanti”.
Tra i pochi difetti che potremmo riscontrare c’è,
agli occhi di noi occidentali, una certa povertà nell’
approfondimento psicologico dei personaggi, caratterizzati
sommariamente, secondo determinati punti cardine nei quali
manca una sostanziale evoluzione (escludendo parzialmente
il protagonista nel suo rapporto con l’Imperatrice),
in favore di una teatralità espressiva e di reazioni
fisiche sovradimensionate che appaiono esagerate agli spettatori
fuori dai confini della Cina. Ma più che un difetto
questa è un’impostazione interpretativo-cinematografica
tipica del Paese di Mezzo, che non guasta la visione di un
film tra i cui meriti ha anche quello di far comprendere al
pubblico, in maniera semplice e naturale, la complessa situazione
storico-politica che fa da sfondo alla trama.
Paolo
Pugliese