Billy
Costigan (Leonardo Di Caprio) è un giovane cadetto
di polizia con alle spalle un retroterra familiare ambiguo,
visto che alcuni suoi parenti avevano avuto rapporti con il
potente boss irlandese Frank Costello (Jack Nicholson). Billy
viene quindi contattato dal capitano Queenan (Martin Sheen)
perché è il candidato ideale per diventare un
infiltrato nel clan di Costello. Le sue credenziali di poliziotto
vengono secretate e, onde costruirgli un passato criminale
credibile, viene imputato di un paio di reati, cacciato dalla
scuola di polizia e detenuto per un certo periodo in carcere.
Una volta tornato nel suo quartiere di origine, comincia a
fare vita da sbandato fino ad essere notato da Costello stesso.
A poco a poco e rischiando in prima persona, Billy nel giro
di un anno conquista la fiducia del Boss fino a diventarne
uno dei suoi uomini di fiducia. Ma, parallelamente, Costello
aveva preso anni prima sotto la sua ala un ragazzino chiamato
Colin Sullivan spingendolo poi ad arruolarsi in polizia per
diventare una sua spia. Brillante e determinato, Colin (Matt
Damon) consegue ottimi risultati che lo porteranno a scalare
la gerarchia e diventare un collaboratore stretto del capitano
Ellerby (Adam Baldwin) il quale è a capo di un’unità
speciale anticrimine organizzato che sta indagando proprio
su Costello. Intanto Billy comincia a risentire del peso di
fare una vita a contatto con criminali e basata sul doppio
gioco premendo su Queenan e sul suo contatto, il sergente
Digman (Mark Whalberg), per incastrare Costello il quale,
attraverso Colin, viene a sapere dell’esistenza di una
talpa tra i suoi uomini. Per Billy aumenta il rischio di essere
scoperto e per combattere lo stress si rivolge su indicazione
dei suoi superiori ad alla psicologa della polizia Madeleine
(Vera Farmiga) la quale, per ironia del destino, ha una relazione
con Colin. Quest’ultimo, asfissiato dalle pressioni
di Costello, fa seguire Queenan diretto ad un incontro con
Billy e questo porterà sia lui che Billy a scoprirsi
a vicenda, con l’inizio di una sfida a distanza fino
al drammatico confronto finale.
Remake americano dello straordinario thriller poliziesco giapponese
“Infernal Affairs” del 2002, THE DEPARTED (termine
irlandese per indicare “il defunto”) è
il nuovo gangster-movie diretto da Martin Scorsese, il quale
propone una storia abbastanza fedele a quella del prototipo
girato ad Hong Kong (un gioiello di tensione) arricchendola
ulteriormente con inediti elementi narrativi e dirigendo con
la sua consueta maestria una dura storia corale, con molti
personaggi e situazioni.
Il film, nonostante la trama simile a quella dell’originale
giapponese, è sostanzialmente impostata su scelte di
caratterizzazione narrativa diverse. Scorsese, infatti, punta
molto sulle atmosfere e sulle specifiche descrizioni dei personaggi:
il regista crea un clima di sospetto e di doppio gioco che
comprende tutti i protagonisti, descrivendone dinamiche ed
ambientazioni con ampi particolari; al tempo stesso, è
attentissimo a ritrarre e sviluppare in maniera naturale e
non stereotipata i vari carachters: vedi, ad esempio, il freddo
autocontrollo di Colin contrapposto alla fragilità
emotiva di un Billy schiacciato dal progressivo disagio nel
vivere in un ambiente che lo disgusta, per non parlare della
presuntuosa (e sanguinaria) alterigia di Costello, un uomo
morto dentro ed abituato ad essere sempre obbedito ed esaudito.
Una galleria di personaggi molto interessanti e quasi tutti
riusciti accompagnano ed arricchiscono la narrazione del film:
essa è tesa ed asciutta nel suo sviluppo, scorrevole
e comprensibile nonostante la sovrapposizione degli eventi
narrati. Scorsese non perde un attimo d’occhio tutti
gli elementi della storia, gestendoli e dosandoli con attenzione
per mantenere alto il ritmo della pellicola. Al tempo stesso,
la trama si presenta come un intreccio fatto di linee narrative
parallele e ricche –ma senza essere eccessive- di particolari
su due opposti schieramenti: da un lato le attività
del sottobosco criminale irlandese e dall’altro le indagini
dei vari reparti di polizia il cui lavoro congiunto è
spesso caratterizzato da reciproca sfiducia e rivalità.
Le performance degli attori sono quasi tutte ottime: su di
tutti svettano un profondo e maturo Leonardo Di Caprio che
ci regala un’interpretazione ruvida e sofferente, in
linea con il grandissimo Jack Nicholson che ripropone un ruolo
non originalissimo come quello del Boss sanguinario e vizioso
ma lo interpreta con carisma e senza eccessi gigioneschi.
Il bravo Martin Sheen si ritaglia il ruolo molto bello del
capitano di polizia anziano ed esperto, ben interpretato e
con delle sfumature paterne nei dialoghi con Billy/Di Caprio.
Intensa anche la sconosciuta Vera Farmiga, che tratteggia
con sensibilità la parte della psicologa amata sia
da Billy che da Colin. Decisamente peggio fanno Matt Damon
e Mark Wahlberg: il primo è quasi inespressivo e, troppo
impostato nel carattere freddo e controllato del suo personaggio,
finisce per interpretarlo in maniera afona e senza nessuna
sfumatura introspettiva, replicando il personaggio dei suoi
film spionistici “Bourne Identity” e “Bourne
Supremacy”; il secondo, invece, caratterizza eccessivamente
il ruolo del classico poliziotto brusco e tutto di un pezzo,
sfiorando la macchietta senza convincere troppo.
Nonostante poi un colpo di scena inaspettato ed anche abbastanza
gratuito (che l’originale giapponese non aveva) il risultato
finale di THE DEPARTED è molto positivo: un film ricco
ed avvincente che riesce a raccontare tantissime cose in maniera
agile, riuscendo ad appassionare totalmente il pubblico a
dispetto delle oltre due ore di durata.
Molto bella e d’atmosfera infine la colonna sonora firmata
da Howard Shore (premio Oscar per le musiche de “Il
Signore degli Anelli”) che accompagna con discrezione
le scene del film sottolineando alcune tensioni narrative.
Paolo
Pugliese