DEJA VU

Titolo Originale: Id.
Genere: Poliziesco/Fantascienza
Regia: Tony Scott
Sceneggiatura: Terry Rossio & Bill Marsilii
Cast: Denzel Washington, Paula Patton, Val Kilmer, Jim Caviezel, Bruce Greenwood
Colonna Sonora: Harry Gregson-Williams
Produzione: Jerry Bruckheimer & Touchstone Pictures
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 110 minuti

 

Ognuno di noi ha avuto più volte nella vita quella particolare esperienza sensoriale chiamata appunto “Déjà Vu”, ovvero quei brevissimi flash di memoria che ci colpiscono dandoci la sensazione di riconoscere persone o luoghi che non abbiamo mai visto prima, come se avessimo già percorso quel determinato punto della nostra vita. Non sappiamo se quelle particolari sensazioni sono echi del passato oppure indizi del futuro, ma intorno a questo concetto/domanda ruota la storia di questo thriller d’azione. In DÉJÀ VU Denzel Washington interpreta Doug Carlin, un agente di polizia che indaga su un terribile caso di strage: una bomba esplosa su un traghetto a New Orleans. Il poliziotto diventa protagonista di una storia labirintica quando viene contattato da una speciale task force governativa specializzata in indagini a ritroso nel tempo. Indagando con loro sull’autore della strage, grazie ad una prodigiosa tecnologia che gli fornisce una sorta di finestra temporale con la ricostruzione degli eventi passati, Doug analizza da diverse prospettive il caso adoperandosi anche per salvare una delle vittime, la bella Claire. Rivelare ulteriori elementi della trama vorrebbe dire anche rovinare la visione agli spettatori, quindi ci fermiamo qui.
Diretto in maniera pulita ed iperrealistica da Tony Scott (“Domino”, “Man on Fire”, “Top Gun”), con un ritmo veloce ma senza essere forsennato e da videoclip, DÉJÀ VU propone un’indagine a ritroso nel tempo che diventa poi anche una corsa contro il tempo. Il film parte bene, con un bell’inizio riguardante l’atto terroristico, i soccorsi e l’avvio delle indagini (costato da solo almeno l’equivalente di tre film nostri), ma subito dopo si impantana in una storia un pò pastrocchiata che somma elementi di fantascienza a quelli del genere poliziesco.
Il problema principale è la presenza di poche idee alla base di questo film che, tra l’altro, sono poco originali e non vengono neppure sviluppate in maniera costruttiva e convincente.
La storia poliziesca viene in pratica svilita dagli elementi di fantascienza, a loro volta trattati sommariamente ed in maniera subordinata alla trama, risultando quindi poco approfonditi e poco interessanti; alla fine il film non ha una precisa identità narrativa, saltando continuamente dall’uno all’altro genere fino a rivelarsi un ibrido superficiale e malgestito. Tra l’altro, espone il pubblico ad un’alta sospensione dell’incredulità (l’accettare tacitamente il grado d’improbabilità di una trama) man mano che essa procede, fino ad inventarsi un viaggio a ritroso nel tempo (in senso non metaforico) descritto sommariamente e che risulta poco marcato e poco avvincente, seppur arricchito da alcuni accorgimenti inerenti eventuali paradossi temporali che stimolano un poco l’attenzione e la curiosità dello spettatore.
E’ infatti sicuramente interessante il concetto di linea temporale espresso nel film, secondo il quale ciò che accaduto è inevitabile e non può quindi cambiare nonostante gli sforzi, con un paio di buone intuizioni narrative (già peraltro viste in altri film, come ad esempio “Ritorno al Futuro”) riguardanti il protagonista che trova indizi importanti sull’indagine, come se l’avesse già vissuta: ci si domanda allora se tale indagine riguarda qualcosa che è già accaduta ma può essere cambiata oppure che deve ancora accadere ma è inevitabile?
Purtroppo, al di là di questo, DÉJÀ VU è un film sbagliato, pieno di passaggi narrativi improbabili, con una storia artificiosa e dall’impianto farraginoso, con un villain negativo (Jim Caviezel) monocorde e poco approfondito nonché una divagazione sentimentale assolutamente gratuita ed improbabile (come gran parte della storia), infine con l’ulteriore pecca di una duplice risoluzione che confluisce in un happy end consolatorio, superficiale e francamente con poco senso logico.

Paolo Pugliese