In
una stazione psichiatrica spaziale orbitante intorno al pianeta
Dante, sei pericolosi criminali affetti da turbe mentali vengono
utilizzati come cavie da laboratorio. L’arrivo di un
nuovo prigioniero senza nome e di Elisa, una dottoressa senza
scrupoli al soldo della corporation che controlla la stazione
spaziale, farà vacillare i precari equilibri della
piccola comunità, innescando una spirale autodistruttiva.
“Dante 01” è il primo lungometraggio di
Marc Caro dopo la separazione da Jean-Pierre Jeunet (con il
quale aveva realizzato due classici minori del cinema francese
degli anni ‘90 come “Delicatessen” e “La
Citè des enfants perdus”) ed è un’opera
ambiziosa, che dichiaratamente si riallaccia al genere della
fantascienza filosofica che, partendo da Kubrick e Tarkovskij,
arriva fino al Danny Boyle di “Sunshine”. Con
la complicità dello scrittore Pierre Bordage, (già
sceneggiatore di “Eden Log”) Caro elabora una
costruzione programmaticamente allegorica, dove i nomi dei
personaggi sono già una dichiarazione di intenti: la
psichiatra si chiama Persefone, il capo della missione Caronte
e le due guardie Cer e Berus, mentre i nomi dei prigionieri
sono Budda, Lazzaro, Moloch, Rasputin, Attila e Cesare. Il
nuovo arrivato non ha nome ma, da un tatuaggio sulla spalla,
verrà soprannominato San Giorgio.
San
Giorgio, un martoriato Lambert Wilson, è una figura
evidentemente messianica, come sottolineato da Rasputin, il
maniaco religioso del gruppo: egli infatti è dotato
del potere di guarire ferite terribili e di resuscitare i
morti, ed è investito di una missione salvifica e redentrice
per tutta l’umanità; Persefone, la psichiatra
che narra la storia in prima persona, lo identifica correttamente
come archetipo dell’Eroe, ovvero colui che uccide il
Drago, portatore del caos. Ma il pianeta Dante, come lascia
intuire la sua superficie composta di magma ribollente, è
anche l’inferno cristiano e, nel furioso sovrapporsi
di simbolismi, la storia di San Giorgio si configura come
una Parusia, la seconda venuta di Cristo che ne spalancherà
le porte. La metafora cristologica sembra essere un’ossessione
di Bordage, vedi anche “Il vangelo dello sciamano”
pubblicato anche dalle nostre parti, e il regista lo asseconda
giocando di sponda con simboli ovvi ma funzionali alla storia
che si vuole raccontare: la stazione spaziale è cruciforme,
e la posa assunta dal protagonista durante il sacrificio finale
sarà quella della crocifissione.
Una
tematica così apparentemente complessa rischiava di
appesantire il film fino a renderlo indigesto, ma “Dante
01” non soffre mai di cadute di ritmo, aiutato anche
dalla sua estrema brevità. La regia di Caro, autore
dallo stile molto personale e immediatamente riconoscibile,
sfrutta abilmente gli spazi ristretti e claustrofobici della
stazione spaziale, alternando le inquadrature in bianco e
nero delle telecamere di sorveglianza alle allucinate soggettive
del protagonista; gli effetti speciali in CGI sono di ottimo
livello, in grado di competere con i blockbuster hollywoodiani.
Tra gli attori fa piacere ritrovare Dominique Pinon (“Delicatessen”,
“Alien-La clonazione”) nella parte di Cesare,
mentre Lambert Wilson (era il perfido Merovingio
in “Matrix Reloaded”), pallido e dal cranio rasato,
offre un’ottima interpretazione, considerato che il
suo personaggio ha pochissime battute, e la sua performance
è tutta basata sulla gestualità e sulla postura
del corpo.
Un buon risultato, anche se un po’ irrisolto, che lascia
intravedere la possibilità di una via francese alla
fantascienza (considerato anche i recenti “Eden Log”
e “Chrysalis”), alternativa a quella proposta
oltreoceano che, quando tenta di proporre temi più
impegnativi, come nel remake di “Solaris” di Steven
Soderbergh, frana miseramente.
Nicola
Picchi