Zurigo:
Carl Gustav Jung rimane molto colpito dal caso di una paziente,
Sabina Spielrein, la cui aggressività rivela maltrattamenti
e abusi da parte del padre, un uomo autoritario e violento.
Prendendola a cuore, e colpito dalla sua mente brillante,
Jung decide di sperimentare una nuova tecnica di cui ha sentito
voci favorevoli e con Sabina inizia un percorso medico/paziente
che spera la possa aiutare. Freud, padre della psico-analisi,
e colui che per primo ha illustrato a diversi medici la cura
ora usata da Jung viene contattato da questi per un consulto
sul caso di Sabina e, insieme, dopo una fitta e intensa corrispondenza,
si incontrano per poter mettere a confronto le varie teorie
finora elaborate nei loro studi.
Da queste menti analitiche scaturirà una profonda amicizia
che verrà portata avanti su più piani, sia professionali
sia mondani, e che entrambi sosterranno con rispetto e ammirazione
sino al momento in cui Sabina Spielrein rivelerà segreti
inconfessabili. Rotto il sodalizio che le univa, queste tre
menti continueranno il loro percorso di studi maturando scoperte
e cambiando per sempre le loro vite e la loro personalità
nel mondo medico e scientifico.
David
Cronenberg torna alla regia e con l’aiuto di Christopher
Hampton ha adattato il testo del romanzo, “Un metodo
molto pericoloso” di John Kerr, con la piece teatrale
“The talking cure”, creando un’opera su
cui soffermarsi su più livelli: dalla scelta degli
attori, ai dialoghi, alla fotografia. La star francese Vincent
Cassel ha solo il tempo di un cameo veloce ma agisce da catalizzatore
degli eventi, mentre Viggo Mortensen (al suo terzo film con
il regista) dipinge il suo Freud come arguto ma molto formale
tutto il tempo: una figura granitica che solo in alcune scene
è spiritoso ed affabile con il giovane Jung, l’attore
Michael Fassbender, che irradia una luce benevola, piena di
passione e dedizione e che è affascinato dalle menti
brillanti del suo padre e mentore Freud e dalla sua paziente
e amante, Sabina. Questa, una stupenda ed intrigante Keira
Knightley, si trasforma in una donna matura capace di conquistare
due uomini come Freud e Jung: tre personaggi che nelle scene
usano dialoghi duri, forti duelli verbali. Ogni parola viene
studiata e poi scagliata come una lancia.
Grande
cura Cronenberg dedica anche alla fotografia in cui su paesaggi
neutri dominano il nero, il grigio, e il bianco nei vestiti:
evoluzione che si nota soprattutto nella figura della Knightley
allorchè da semplici vesti si arriverà ad abiti
dal taglio più deciso e sicuro, da donna cosciente
della sua forza. Un Cronenberg che ha lavorato senza sosta
ma in totale sintonia con questo ricco cast, e che ci consegna
una pellicola di tutto rispetto, analitica e pregevole, che
di certo non farà rimpiangere le sue vecchie produzioni.
Alessandro Cristofaro