IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON

Titolo Originale: The Curious Case of Benjamin Button
Genere: Drammatico/Sentimentale/Fantasy
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Eric Roth
Cast: Brad Pitt, Kate Blanchett, Julia Ormond, Tilda Swinton, Taraji P. Henson
Colonna Sonora: Alexandre Desplat
Produzione: The Kennedy/Marshall Company, Paramount Pictures, Warner Bros. Pictures
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 163 minuti
Data di uscita: 13 Febbraio 2009

 

Bisogna subito precisare che “Lo Strano caso di Benjamin Button”, al di là dei suoi meriti tecnici ed artistici, è un film che appartiene molto al canale tradizionale hollywoodiano, non nel senso di imitazione di uno stile di cinema classico, ma perché il suo modo di svolgimento è tipico di un certo filone da film acchiappaspettatori di Hollywood, da “Forrest Gump” a “Titanic”. Tutto è inserito al momento giusto, quando si ride, quando si piange, con una certa rassicurante prevedibilità, ma ciò non è necessariamente un difetto, perché il film non fa ridere o commuovere in maniera gratuita ed il pubblico lo riconosce immediatamente come familiare per la narrazione che adotta, per il non avere niente che stona, che non sia già conosciuto dalla grammatica dello spettatore.
Da questo punto di vista, forse Fincher (autore di “Zodiac”, “Sevem” e “Fight Club”) bara un pò questa volta, visto che questo è il film più hollywoodiano da lui fatto ma allo stesso tempo non rinuncia alle caratteristiche tipiche dei suoi film.

La storia è particolare, necessita uno sforzo non così troppo banale per essere capito a fondo. Benjamin nasce in circostanze particolari: la fine della prima Guerra Mondiale può essere abbastanza particolare? Molto più particolare della vecchiaia precoce che manifesta il piccolo neonato. Inoltre, la casa di riposo diviene l'ambiente per un bambino che ha l'aspetto di un vecchietto di 80/85 anni.
Ma Benjamin è molto più particolare di tutto ciò: cresce e col tempo il suo corpo ringiovanisce. Ed è qui la chiave di lettura di Fincher: questo film narra la storia di un bambino che cresce, impara quando il suo corpo è quello di un vecchio, ma crescendo, lo stesso corpo diventa quello di un dodicenne poi rinchiuso nelle tipiche malattie di un vecchio. In molti hanno fatto l'errore di associarlo a Forrest Gump per il viaggio intrapreso nel tempo da parte di Benjamin, un paragone che lascia il tempo che trova. I riferimenti storici/culturali servono solo a dare un'impronta temporale alla vicenda, non diventano gag, non si sovrappongono alla vicenda principale.

E' indubbiamente la prima parte quella migliore: il racconto di un "giovane" Benjamin nella casa di riposo, che viene creduto un normale anziano, ma in realtà ha il cuore e la testa di un bambino che vuole scoprire il mondo. La lunghezza del film è giusta, risulta pesante nella parte centrale della pellicola... proprio durante il viaggio di Benjamin alla scoperta del mondo. Quando si innamora la prima volta, quando scopre i "piaceri e i dispiaceri" della vita.
Inoltre la storia d'amore tra Benjamin e Daisy, il loro inseguirsi nel tempo è toccante e innovativo. Soprattutto quando finalmente si trovano e decidono di amarsi: a metà delle loro vite, quando Daisy mostra i primi segni del decadimento e Benjamin l'apice della sua maturità. Ciò che segue dopo è straziante, magari poco approfondito ma rende l'idea: che senso ha la propria vita quando dimostri di avere 12 anni ma dimostri i primi segni di demenza senile?

E' sicuramente un film da vedere, che merita tutte le nomitation agli Oscar, soprattutto per un ormai maturo Brad Pitt. La sua interpretazione è estremamente intensa, facendo trasparire nel suo volto da vecchio il tipico sguardo di un bambino che impara a conoscere il mondo che lo circonda, con stupore e gioia.

Mattia Sicuro

(con la Collaborazione di Diego)