Il
quarantenne Cal Weaver (Steve Carrell) credeva di vivere l’esistenza
perfetta: un buon matrimonio e due adorabili figli, una bella
casa, un lavoro appagante. Ma il suo mondo crolla quando scopre
che la moglie Emily (Julianne Moore), suo amore dai tempi
del liceo, l’ha tradito con un collega e vuole il divorzio.
Impreparato alla nuova vita da single ed impacciato con le
donne, Cal incontra il giovane Jacob (Ryan Gosling), seduttore
incallito, che lo aiuta a ritrovare sia sicurezza, sia la
familiarità perduta nei rapporti con il genere femminile.
In seguito Cal si rende però conto che tutto questo
darsi da fare è inutile, non riuscendo a dimenticare
la moglie. Forse deve ricominciare proprio da dove tutto è
partito, riconquistando Emily. E Jacob sembra pure pronto
ad abbandonare per sempre la vita da playboy per amore della
bella Hannah (Emma Stone).
Animata
dalla verve del bravo Steve Carrell (40 anni Vergine), coadiuvato
dall’emergente Ryan Gosling (Il caso Thomas Crawford),
“Crazy, Stupid Love” è una garbata commedia
sentimental-familiare che stupisce il pubblico per gli inediti
contenuti introspettivi ed esistenzialisti che la storia svela
in corso di sviluppo. Il film tende ad evitare scelte facili
e cliché vari, sia da un punto di vista di progressione
narrativa che di caratterizzazione psicologica dei personaggi,
risultando assolutamente non scontato nel raccontare la crisi
esistenziale e sentimentale del protagonista, con il suo apprendistato
come playboy e la sua rivalsa sull’ex-moglie; le vicende,
però, assumono sostanza evitando di insistere unicamente
sul filo comico della storia, preferendo una certa coerenza
e realismo nell’illustrare le reazioni emotive dei protagonisti
ed i loro effetti conseguenziali sulle loro scelte di vita.
Ad un tono brillante della narrazione si accompagna dunque
una certa, rilevante, introspezione psicologica che affronta
lucidamente il dramma di un amore che finisce e di una separazione
coniugale, con una famiglia che si spacca ed un dover ricominciare
da zero. Il film però narra, in maniera neanche troppo
sottile, un altro aspetto della società americana:
ovvero, la sostanziale solitudine della gente e la relativa
difficoltà a relazionarsi, in uno squallido meccanismo
di conoscenze ed incontri occasionali nei bar. La sceneggiatura
si destreggia bene in quasi tutti i suoi incipit, con felici
intuizioni che ne arricchiscono l’evoluzione, come l’amore
del figlio 13enne di Cal per Jessica (la sua vicina di casa
babysitter 17enne), a sua volta innamorata dello stesso, inconsapevole,
Cal. Oppure del catartico ed esilarante colpo di scena finale
che finisce però in una boutade caciarona. Sul fronte
delle imperfezioni, la trama presenta diversi errori di credibilità
(vedi, ad esempio, l’inutile personaggio della maestra
interpretato da una caricaturale ed irritante Marisa Tomei),
che appiattiscono un po’ il risultato finale, con il
momento narrativamente più basso rappresentato dal
classico discorso in pubblico del protagonista, con lezioncina
di valori ed ideali, che tanto piace al pubblico americano
quanto è invece detestato dal resto del mondo.
La
regia della coppia Glenn Ficarra e John Requa è leggera
e briosa, dando spazio a tutti i personaggi e creando, nonostante
qualche passo falso, un reale coinvolgimento emotivo da parte
del pubblico. Il cast completa l’opera, riuscendo ad
esprimere bene non solo le personalità dei rispettivi
ruoli, ma anche a riflettere sull’aspetto emotivo che
le varie situazioni comportano. Ad un bravo Steve Carrell,
capace di passare in maniera credibile e disinvolta da un
registro comico a quello drammatico, si accompagnano un’intensa
Julianne Moore (un po’ penalizzata dal poco spazio dedicato
al suo personaggio), un inedito Kevin Bacon (per una volta
nei panni di un personaggio non negativo) e la freschezza
della giovanissima Analeigh Tipton (nel ruolo della candida
Jessica), mentre rimangono un po’ indietro due interpreti
bravi ed emergenti come Ryan Gosling ed Emma Stone, che non
riescono a focalizzare bene i rispettivi carachters, né
a trasmetterne le inquietudini agli spettatori.
Paolo
Pugliese