CRAZY, STUPID LOVE
 
Titolo Originale: Id.
Genere: Commedia
Regia: Glenn Ficarra, John Requa
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Cast: Steve Carrell, Ryan Gosling, Emma Stone, Julianne Moore, Analeigh Tipton, Marisa Tomei, Kevin Bacon
Colonna Sonora: Christophe Back, Nick Urata
Produzione: Steve Carrell, Warner Bros.
Paese d’origine: USA – 2011
Durata: 116 minuti
Data di uscita: 16 settembre 2011

 

Il quarantenne Cal Weaver (Steve Carrell) credeva di vivere l’esistenza perfetta: un buon matrimonio e due adorabili figli, una bella casa, un lavoro appagante. Ma il suo mondo crolla quando scopre che la moglie Emily (Julianne Moore), suo amore dai tempi del liceo, l’ha tradito con un collega e vuole il divorzio. Impreparato alla nuova vita da single ed impacciato con le donne, Cal incontra il giovane Jacob (Ryan Gosling), seduttore incallito, che lo aiuta a ritrovare sia sicurezza, sia la familiarità perduta nei rapporti con il genere femminile. In seguito Cal si rende però conto che tutto questo darsi da fare è inutile, non riuscendo a dimenticare la moglie. Forse deve ricominciare proprio da dove tutto è partito, riconquistando Emily. E Jacob sembra pure pronto ad abbandonare per sempre la vita da playboy per amore della bella Hannah (Emma Stone).

Animata dalla verve del bravo Steve Carrell (40 anni Vergine), coadiuvato dall’emergente Ryan Gosling (Il caso Thomas Crawford), “Crazy, Stupid Love” è una garbata commedia sentimental-familiare che stupisce il pubblico per gli inediti contenuti introspettivi ed esistenzialisti che la storia svela in corso di sviluppo. Il film tende ad evitare scelte facili e cliché vari, sia da un punto di vista di progressione narrativa che di caratterizzazione psicologica dei personaggi, risultando assolutamente non scontato nel raccontare la crisi esistenziale e sentimentale del protagonista, con il suo apprendistato come playboy e la sua rivalsa sull’ex-moglie; le vicende, però, assumono sostanza evitando di insistere unicamente sul filo comico della storia, preferendo una certa coerenza e realismo nell’illustrare le reazioni emotive dei protagonisti ed i loro effetti conseguenziali sulle loro scelte di vita. Ad un tono brillante della narrazione si accompagna dunque una certa, rilevante, introspezione psicologica che affronta lucidamente il dramma di un amore che finisce e di una separazione coniugale, con una famiglia che si spacca ed un dover ricominciare da zero. Il film però narra, in maniera neanche troppo sottile, un altro aspetto della società americana: ovvero, la sostanziale solitudine della gente e la relativa difficoltà a relazionarsi, in uno squallido meccanismo di conoscenze ed incontri occasionali nei bar. La sceneggiatura si destreggia bene in quasi tutti i suoi incipit, con felici intuizioni che ne arricchiscono l’evoluzione, come l’amore del figlio 13enne di Cal per Jessica (la sua vicina di casa babysitter 17enne), a sua volta innamorata dello stesso, inconsapevole, Cal. Oppure del catartico ed esilarante colpo di scena finale che finisce però in una boutade caciarona. Sul fronte delle imperfezioni, la trama presenta diversi errori di credibilità (vedi, ad esempio, l’inutile personaggio della maestra interpretato da una caricaturale ed irritante Marisa Tomei), che appiattiscono un po’ il risultato finale, con il momento narrativamente più basso rappresentato dal classico discorso in pubblico del protagonista, con lezioncina di valori ed ideali, che tanto piace al pubblico americano quanto è invece detestato dal resto del mondo.

La regia della coppia Glenn Ficarra e John Requa è leggera e briosa, dando spazio a tutti i personaggi e creando, nonostante qualche passo falso, un reale coinvolgimento emotivo da parte del pubblico. Il cast completa l’opera, riuscendo ad esprimere bene non solo le personalità dei rispettivi ruoli, ma anche a riflettere sull’aspetto emotivo che le varie situazioni comportano. Ad un bravo Steve Carrell, capace di passare in maniera credibile e disinvolta da un registro comico a quello drammatico, si accompagnano un’intensa Julianne Moore (un po’ penalizzata dal poco spazio dedicato al suo personaggio), un inedito Kevin Bacon (per una volta nei panni di un personaggio non negativo) e la freschezza della giovanissima Analeigh Tipton (nel ruolo della candida Jessica), mentre rimangono un po’ indietro due interpreti bravi ed emergenti come Ryan Gosling ed Emma Stone, che non riescono a focalizzare bene i rispettivi carachters, né a trasmetterne le inquietudini agli spettatori.

Paolo Pugliese