Luciana
è una ragazzina molto particolare: a nove anni fugge
dalla chiesa durante la cerimonia della sua Prima Comunione
e si chiude in bagno rispondendo ai corrucciati appelli della
madre con il grido “Sono Comunista!”.
La ritroviamo inquieta quindicenne dei primi anni ’60
che milita con passione nella sezione FIGC di un quartiere
periferico di Roma, alle prese con i problemi tipici di una
ragazza che sta crescendo: i dissapori con il patrigno fascista
e non amato (ma migliore di quello che lei crede)
che la madre vedova ha sposato e con la quale Luciana ha frequenti
incomprensioni; la ribellione alle convenzioni sociali e le
complicazioni dovute ai primi turbamenti erotico-sentimentali;
il rapporto con i Compagni di partito e soprattutto con il
fratello Arturo, autistico ed epilettico, che le trasmette
la passione per gli astronauti e le missioni spaziali russe.
Sono infatti gli anni delle prime conquiste dello spazio,
quelle dello Sputnik, della cagnetta Laika e del cosmonauta
Gagarin lanciati in orbita.
La
regista Susanna Nicchiarelli vuole raccontare un piccolo spaccato
dell’Italietta a cavallo del 1957 e il 1963, per ricordare
–forse- come eravamo per quanto riguarda idealismo,
attivismo politico e valori sociali. Lo fa però secondo
una precisa ottica politica (il comunismo e la propaganda
rossa di quegli anni legate ai successi spaziali dell’U.R.S.S.),
rivolgendo l’attenzione della cinepresa anche su altri
elementi della vita di Luciana. Ed è qui che consiste
il problema principale di questo film, perché non si
riesce proprio a capire cosa la regista voglia raccontare
davvero, a causa dell’eccessiva moltitudine di elementi
narrativi presenti nel film, tutti alla fine esposti in maniera
molto leggera e non approfondita.
Il film infatti espone troppe cose per essere tutte efficacemente
rappresentate e metabolizzate nello sviluppo narrativo: c’è
il rapporto tra Luciana ed il fratello, descritto in modo
tenero ma sommario, e poi la situazione di minoranza sociale
della donna, i primi semi del femminismo, il conflitto dei
sessi, le tensioni familiari, il percorso difficile della
crescita, la lotta politica tra partiti avversari, l’ingenuità
ed il candore di quegli anni, i sogni su un futuro luminoso
rappresentato dalle immagini di repertorio di Gagarin nello
spazio. E gli spezzoni dell’astronauta accompagnano
le vicende di Luciana tracciando un ipotetico parallelismo
tra i due che però, alla lunga, risulta forzato e pretestuoso,
con i filmati di Gagarin che diventano invadenti e nuocciono
al ritmo del film.
Da
un punto di vista sintattico, la regista fa un compendio generale
di tanti elementi senza però concentrarsi su nessuno
in particolare, con una prosa narrativa garbata, ma debole
nello sviluppo e nei presupposti, alcuni dei quali interessanti
e purtroppo poco più che accennati.
Non aiuta la caratterizzazione della protagonista, resa portatrice
di problematiche con una scarsa riflessione alle spalle, risultando
francamente poco simpatica e credibile, nonostante sia interpretata
in maniera egregia dalla giovanissima Miriana Raschillà.
Sul fronte degli attori il film eccelle, con un certo equilibrio
nella gestione dei personaggi e la presenza di interpreti
efficaci come Sergio Rubini, Claudia Pandolfi, Angelo Orlando
e la stessa regista, oltre ai due giovani e bravi interpreti
di Luciana e Arturo.
Da segnalare le ottime scenografie e i costumi di Alessandro
Vannucci e Francesca Casciello, molto evocative ed azzeccate;
sorprendente, infine, la colonna sonora piena di celebri brani
anni ’60 riarrangiati in maniera moderna e brillante
(segnaliamo su tutti “E la pioggia che va”
dei Rockers di Shel Shapiro rifatta dal gruppo Virginiana
Miles).
Paolo
Pugliese