CON GLI OCCHI DELL'ASSASSINO
 
Titolo Originale: Los Ojos de Julia
Genere: Thriller
Regia: Guillem Morales
Sceneggiatura: Guillem Morales, Oriol Paulo
Cast: Belen Rueda, Lluís Homar, Pablo Derqui, Francesc Orella, Joan Dalmau, Boris Ruiz, Clara Segura, Julia Gutiérrez Caba, Hèctor Claramunt, Daniel Grao, Carlos Fabregas,
Colonna Sonora: Fernando Velàzquez
Produzione: Antena 3 Films, Mesfilms, Rodar y Rodar Cine y Televisión, Televisió de Catalunya (TV3)
Paese d’origine: Spagna - 2011
Durata: 112 minuti
Data di uscita: 13 maggio 2011

 

Julia è affetta da una malattia degenerativa che le causa la perdita progressiva della vista. Un giorno scopre che la sua gemella Sara si è suicidata. Consapevole che la sorella non sarebbe mai stata capace di un gesto così estremo, Julia si convince che questa morte sia una messa in scena. Mentre è impegnata con il funerale di Sara, comincia ad indagare sulla sua vita, scoprendo la presenza di un uomo a lei vicina che potrebbe essere il colpevole. Un uomo che tiene d’occhio Julia, la quale, con la sua vista che si affievolisce, capisce di avere a che fare con una persona molto pericolosa, capace di passare inosservata agli occhi degli altri. Una sorta di presenza invisibile che Julia deve fronteggiare sfruttando il suo stesso handicap, ovvero, spegnendo la luce…

Prodotto da Guillermo del Toro, “Con gli occhi dell’Assassino” è un thriller molto fosco, arricchito da venature psicologiche e da un’atmosfera cupa e claustrofobica, entrambe esaltate da una fotografia livida e tagliente. Più che per la trama, il film funziona soprattutto sul fronte visivo, rivelandosi un discreto prodotto che, dall’inizio alla fine, tiene incollati gli spettatori alle poltrone; il regista Guillem Morales realizza un buon esercizio calligrafico, riprendendo con poca creatività, ma anche con lucida abilità, le correnti stilistiche del cinema psico-fobico e Noir di Alfred Hitchcock (vedi appunto “Psycho” oppure “La Finestra sul Cortile”), di David Fincher (“Seven”), e di John Carpenter (“Halloween”). La rielaborazione è funzionale al racconto, con alcune interessanti invenzioni registiche quali la presenza dell’assassino suggerita da dettagli scontornati e fuori campo, oppure il calarsi in terza soggettiva dal punto di vista della protagonista, non inquadrando mai i volti di alcuni personaggi intorno a lei ed aumentando così la suspense; il pathos esplode (un po’ a danno della verosimiglianza) nel duplice confronto tra Julia e il killer, in due locations diverse, delle quali la prima è più serrata sull’aspetto della tensione psicologica, mentre la seconda propone un inseguimento/combattimento al buio, evidenziato da un agile montaggio e da un gioco di flash di luce ed ombra.

Per quanto riguarda l’aspetto narrativo, ci sono un paio di idee forti che riescono a sorreggere una sceneggiatura impostata sul classico impianto del gioco al gatto e topo, ma la debolezza principale della storia consiste soprattutto nella sua eccessiva lunghezza. La progressione narrativa è infatti debole, con il regista/sceneggiatore Morales che tira eccessivamente per le lunghe la trama, consumando le buone intuizioni iniziali e facendo perdere efficacia narrativa alla storia; si registra così una certa disparità tra la prima e la seconda parte del film, con quest’ultima sostanzialmente più debole rispetto alla precedente. Rimangono comunque interessanti sia l’idea di un assassino invisibile agli occhi degli altri, una persona talmente grigia da non essere mai notata, sia quella della cecità della protagonista, in un confronto assolutamente impari che si presta a diverse trovate visive culminanti in uno scontro al buio tecnicamente ben girato. Peccato che il climax finale sia indebolito da un certo eccesso del regista nel giocare con l’identità dell’assassino, il cui aspetto più interessante consiste proprio nell’essere un’ombra indistinta ed apparentemente inafferrabile, ma quando essa viene svelata perde quella sua aurea di originalità, risultano piuttosto banale nelle sue azioni e motivazioni. Debole e piatta risulta anche la chiusa finale, talmente lirica e artificiosa nella sua impostazione poetica da risultare fuori posto con il resto del film. Bella ed intensa la protagonista Belen Rueda, vista accanto Javier Barden in “Mare Dentro” e nel thriller “The Orphanage”.

Paolo Pugliese