In
un futuro prossimo venturo, un uomo chiamato Eli (Denzel Washington)
attraversa in solitudine la terra desolata che un tempo era
l'America. Intorno a lui ci sono solo i resti di una catastrofica
distruzione causata dalla guerra, con città abbandonate,
macerie, autostrade interrotte, cadaveri e campi inariditi.
Non c’è più civiltà, vige solo
la legge del più forte, con le strade in mano a predoni
che uccidono per acqua e cannibalismo. Eli è un uomo
di fede, dotato al tempo stesso di straordinarie capacità
di combattimento che gli permettono di sopravvivere in un
ambiente ostile e selvaggio, eliminando chiunque si metta
contro di lui. Viaggia portando con sé un libro verso
una misteriosa destinazione, per compiere il suo destino e
portare la speranza per il futuro. Sulla sua strada incontra
Carnegie (Gary Oldman), il despota di una lurida cittadella
che scopre che il libro di Eli è l’ultima bibbia
esistente sulla faccia della terra, decidendo di impadronirsene
per il potere che le sue parole hanno sulla gente.
Tradotto
malamente con il poco appetibile titolo di “Codice Genesi”,
questo film ripropone il filone fantascientifico post-atomico
inventato dalla celebre saga di “Mad Max/Interceptor”
con Mel Gibson, arricchendolo con contaminazioni bibliche,
Pulp e western post-industriale. Il film ha un inizio intrigante,
procedendo per dieci minuti senza dialoghi ed illustrando
in maniera fulminante e particolareggiata la solitudine del
protagonista e la situazione di disperata sopravvivenza e
barbarie umana.
Il clima del film è estremamente cupo, evidenziato
da inquietanti scenografie e da una fotografia livida ed assolata;
man mano che la storia prosegue, però, le premesse
iniziali si sfilacciano ben presto rivelando delle fragili
basi narrative, composte da una desolante povertà di
idee. Tutto sa di già visto, con una tiepida rielaborazione
degli archetipi del filone post-olocausto mescolati rozzamente
con quelli degli spaghetti-western, con ruvide e veloci sequenze
di sparatorie e combattimenti corali stile “Matrix”.
Sul
fronte dell’impostazione narrativa dei personaggi, il
film traccia uno spartiacque netto e senza zone grigie: da
un lato c’è l’eroe solitario e dall’altro
l’antagonista malvagio e la sua banda, in un confronto
che rimanda apertamente tanto a “Per un Pugno di Dollari”
(o anche “Il cavaliere Pallido”), quanto alla
storia biblica di Mosè ed il Re d’Egitto. Scarsa
è l’introspezione dei personaggi, interpretati
da un Denzel Washington poco espressivo ed un Gary Oldman
che gigioneggia invece troppo (cosa che succede sempre
quando recita un carachter negativo). Le loro motivazioni
sono poco esplorate, così come anche altri elementi
della storia su cui si fanno degli accenni criptici e poco
esplicativi: le origini dell’olocausto, ad esempio,
oppure la missione e la destinazione del protagonista, arrivando
al colpo di scena finale che ha il sapone stantio dell’ingrediente
messo all’ultimo momento per insaporire maggiormente
la pietanza e che invece risulta indigesto e poco coerente.
Il sintesi, “Codice Genesi” propone la storia
di un moderno Messia, ma le sue varie connotazioni sono espresse
insistendo su una morale religiosa eccessiva e moralista,
specie nei dialoghi un po’ troppo impostati e poco naturali
che hanno compimento in un finale eccessivamente lungo e ridondante.
Paolo
Pugliese