CLERKS II

Titolo Originale: Id.
Genere: Commedia
Regia: Kevin Smith
Sceneggiatura: Kevin Smith
Cast: Brian O’Halloran, Jeff Anderson, Rosario Dawson, Kevin Smith, Jason Mewes
Colonna Sonora: James L. Venable
Produzione: Kevin Smith & Scott Mosier
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 97 minuti

 

12 anni dopo il suo bel debutto con la commedia autoprodotta “Clerks - Commessi”, l’ironico regista/sceneggiatore/attore Kevin Smith (“In Cerca di Amy”,”Dogma”,”Jersey Girl”) ce ne regala il sequel, con gli stessi protagonisti di allora e la prosecuzione delle loro tragicomiche vicende di commessi. Ritroviamo quindi Dante ed il suo migliore amico Randal più o meno nelle stesse condizioni di dieci anni fa, se non peggio: il minimarket dove lavoravano è stato distrutto da un incendio ed i due non trovano di meglio che andare a lavorare in un fast food gestito dall'affascinante Becky.
Dante è in procinto di sposarsi e, su pressioni dell’amorevole ed autoritaria fidanzata, sta per trasferirsi in Florida. Randal gli organizza allora una sorta di addio al celibato, ma per un disguido lo spettacolo sexy che prenota si rivela tutt’altro che normale e la serata finisce in maniera totalmente imprevista, con un arresto plurimo ed una sterzata nella vita di Dante verso una direzione totalmente inaspettata, anche in campo sentimentale.
CLERKS 2 rappresenta sicuramente una riflessione postuma del regista sulla vita, il disimpegno giovanile e l’inadeguatezza dei trentenni di oggi, chiudendo alla fine una sorta di cerchio con il suo primo film. Inoltre è pieno zeppo di elementi narrativi ed iconografici tipici del cinema di Smith, con autocitazioni di altre sue opere (ai più esperti il compito di trovarle tutte) ed affettuosi e sarcastici omaggi a film come “Guerre Stellari” ed “Il Signore degli Anelli” (esilarante, ad esempio, il dialogo/scontro tra appassionati di entrambe le saghe) oppure quelli più sotterranei su “Shining” e “Il Silenzio degli Innocenti”.
Per chi ha amato poi il primo “Clerks” fa sicuramente piacere rivedere ancora personaggi come il candido ed indeciso Dante insieme all’amico sboccato Randal (interpretati rispettivamente da Brian O'Halloran e Jeff Anderson), oltre a ritrovare lo stesso Kevin Smith con il fedele Jason Mewes nei ruoli dei due scombinati Jay e Silent Bob, venditori di marijuana apparsi nel primo “Clerks” e poi irresistibili protagonisti di altri film di Smith quali “Generazione X”, “Jay e Silent Bob: Fermate Hollywood” e “Dogma”. New entry del cast la bellissima Rosario Dawson (“Sin City” ed “Alexander”), ironica ed adorabile nel ruolo del capo (nonché amica) di Dante, oltre ai cameo di vecchi amici del regista come Ben Affleck e Jason Lee.
Purtroppo, al di là di quanto detto ed al di là di alcune simpatiche gags e del ritorno dei personaggi con l’aggiornamento delle loro vicende, questo film offre ben poco altro, con una serie di dialoghi sopra le righe che oscillano tra il demenziale ed il satirico, non riuscendo però mai a centrare pienamente il bersaglio, insistendo peraltro su un turpiloquio che raggiunge anche, ed incredibilmente, punte di alta inventiva di oscenità verbale, che farà felici i fans del regista, ma un pò meno il resto del pubblico. CLERKS 2 appartiene sicuramente ad una controcultura molto americana, tipica del cinema indipendente, che si oppone all’affermazione nel lavoro ed alla corsa verso il successo in favore di una vita più semplice e più tranquilla, senza troppe complicazioni, responsabilità e stress. Il film però non dice né inventa nulla di nuovo, salvo riprendere e rielaborare elementi del primo “Clerks”, con una storia sicuramente divertente ma, comunque, superficiale e che non va in nessuna direzione narrativa.
Tra i pregi del film bisogna comunque riconoscere che CLERKS 2 tenta di tratteggiare senza alcuna presunzione d’autore, ma con ironia e naturalezza, un quadro di vita di due persone qualunque che, se nel primo episodio erano ventenni disimpegnati e post-adolescenti, qui devono affrontare invece il fatto di essere ormai dei trentenni non ancora realizzati ed affrontare una susseguente e non facile transizione (sommariamente descritta) verso le responsabilità ed il peso dell’età adulta. Il risultato finale è abbastanza gradevole, ma modesto e non perdoniamo il fatto che se Smith si fosse impegnato di più avremmo sicuramente avuto un manifesto satirico ben più interessante.

Paolo Pugliese