CITY ISLAND

Titolo Originale: Id.
Genere: Commedia
Regia: Raymond De Felitta
Sceneggiatura: Raymond De Felitta
Cast: Andy Garcia, Steven Strait, Julianna Margulies, Dominik García-Lorido, Emily Mortimer, Paul Diomede, Alan Arkin, Carrie Baker Reynolds, George Aloi, Vernon Campbell
Colonna Sonora: Jan A.P. Kaczmarek
Produzione: Lucky Monkey Pictures, CineSon Entertainment, Filmsmith Productions, Medici Entertainment
Paese d’origine: USA - 2010
Durata: 100 minuti
Data di uscita: 25 Giugno 2010

 

La famiglia di origini italo-americane Rizzo, residente nel quartiere isolare di City Island, vicino al Bronx, vive apparentemente una vita normale e tranquilla. In realtà l’equilibrio familiare è fortemente in bilico, minato dal fatto che i membri del nucleo familiare sono incapaci di dirsi la verità gli uni con gli altri: e così il capo famiglia Vince (Andy Garcia) nasconde al resto della famiglia le sue velleità artistiche, frequentando un corso per attori dicendo che invece va a giocare a poker con gli amici; la moglie Joyce (Julianna Margulies) maschera con un’acidità ruvida ed indisponente la sua vulnerabilità, il suo sentirsi trascurata dal marito e la paura di essere tradita, mentre la figlia maggiore anziché frequentare il college lavora in uno strip club come ballerina di Lap Dance. Il figlio minore, invece, sotto l’aria di adolescente asociale e strafottente nasconde un’ ipersensibilità orientata su gusti erotici molto particolari. Gli equilibri precari della famigliola saranno destinati ad infrangersi quando Vince, che lavora come guardia carceraria in un penitenziario, porterà a casa Tony, un galeotto sotto la sua responsabilità che sta scontando una pena per furto d’auto. Il motivo della decisione, che nessuno sa (tranne Vince), è che Tony è il figlio che lui aveva abbandonato da piccolo.

Nonostante la trama, “City Island” è una commedia dai toni familiari ed intimisti, che sorprende lo spettatore giocando in maniera leggera con elementi propri del melodramma domestico ribaltandoli con un timbro lievemente scanzonato.
Le premesse sono promettenti, ma il gioco non riesce bene al regista-sceneggiatore Raymond De Felitta che pecca di qualunquismo ed eccessiva ambizione nel voler confezionare un film che sia intimista e al tempo stesso “carino” a tutti i costi, scimmiottando i caratteri e le sfumature della commedia agrodolce di stampo europeo senza riuscire a dare il necessario spessore ad eventi e personaggi perché non risultino macchiette o caricature di una famiglia distopica; cosa invece che succede man mano che il film va avanti, con i toni tragicomici che ben presto si sfaldano, perdendo credibilità sotto il peso di una descrizione superficiale e troppo sopra le righe di personalità, azioni e dinamiche familiari. I personaggi sono raccontati senza una direzione narrativa chiara, penalizzati da un ritratto bozzettistico e soffocati da un marcato perbenismo che ha il suo picco verso la conclusione del film, durante un confronto familiare semi-parodistico che porta ad un poco credibile perdono collettivo ed un banale volemose bene, dove ogni membro della famiglia è messo di fronte alla verità grazie alla presenza di Tony, rivelando i segreti che non aveva il coraggio di dire né di affrontarne le conseguenze.

Lascia l’amaro in bocca lo spreco di intuizioni e materiale umano che, trattati in maniera più concreta e meno facilona, avrebbero potuto rendere questa commedia molto più realistica e convincente: alcuni esempi sono i ritratti divertenti ed originali, per quanto trattati entrambi superficialmente, sia dell’ educazione erotico-sentimentale del giovane figlio, orientato sessualmente verso donne obese, sia del cammino segreto come attore sui-generis del protagonista Vince; il primo è trattato in maniera semi-marginale ed incompleta nel film, mentre il secondo è appesantito da dialoghi ridondanti con una patner del corso di recitazione, che sulla carta aveva il ruolo di confronto e conforto psicologico del protagonista, ma che invece rallenta eccessivamente la narrazione. Intrigante ma puramente scenografica la bella ambientazione marinara di City Island, che avrebbe potuto dare maggiore sostanza alla storia, così come rimane appena abbozzato il rapporto tra Vince e Tony e poco esplorata l’interrelazione tra il ragazzo e il resto della famiglia.
Il film, insomma, vorrebbe raccontare più di quanto faccia, illustrando e suggerendo molteplici -forse troppi- aspetti di una vita in rapporto alla famiglia ed alle proprie aspirazioni, senza però focalizzarne neanche uno.

Paolo Pugliese