IL CIGNO NERO

Titolo Originale: Black Swan
Genere: Drammatico, Thriller
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Andres Heinz, John J. McLaughlin, Mark Heyman
Cast: Natalie Portman, Mila Kunis, Vincent Cassel, Winona Ryder, Barbara Hershey, Sebastian Stan, Christopher Gartin, Toby Hemingway, Janet Montgomery, Kristina Anapau, Ksenia Solo, Adriene Couvillion
Colonna Sonora: Clint Mansell
Produzione: Cross Creek Pictures, Phoenix Pictures, Protozoa Pictures
Paese d’origine: USA - 2010
Durata: 103 minuti
Data di uscita: 18 Febbraio 2011

 

Nina (Natalie Portman) è una giovane professionista in una compagnia di balletto classico a New York, la cui esistenza, come avviene per tutte le ragazze impegnate in questa professione, è completamente assorbita dal ballo. Lei vive assieme alla madre, la ballerina in pensione Erica (Barbara Hershey), che sostiene così fortemente l'ambizione professionale della figlia da risultare ossessiva, trattandola come una bambina. Quando il direttore artistico Thomas Leroy (Vincent Cassel) decide di rimpiazzare la prima ballerina Beth Macintyre (Winona Ryder) per la produzione che apre la nuova stagione, Il Lago dei Cigni, Nina è la sua prima scelta. Ma Nina ha una concorrente: la nuova ballerina Lily (Kunis), anche lei in grado di impressionare Leroy. Per Il Lago dei Cigni c'è bisogno di una ballerina che possa interpretare il Cigno bianco con grazia e innocenza, ma anche il Cigno nero, ingannevole e sensuale. Nina si cala perfettamente nei panni del Cigno bianco, ma Lily è la personificazione del Cigno nero. Mentre le due giovani ballerine trasformano la loro rivalità in un'amicizia contorta, Nina comincia a conoscere meglio il suo lato oscuro e lo fa in maniera tale da rischiare di essere distrutta.

Sia da un punto di vista narrativo che visivo, la storia di una ballerina alle prese con il suo primo, importante ruolo, viene raccontata dal premio Oscar Darren Aronofsky (“The Wrestler”) in maniera originale ed ambigua, con intuizioni ed invenzioni registiche che contribuiscono a rendere maggiormente distopica ed imprevedibile la trama. In primis, la storia del film è ricalcata su quella de Il lago dei Cigni (una principessa è prigioniera di un incantesimo che l’ha trasformata in un cigno bianco, fino a quando non incontrerà l’amore, ma la sorella maliziosa –il Cigno Nero- le ruba la possibilità di essere felice seducendo il Principe), seguendo un anello narrativo che vede le vicende e i personaggi del balletto diventare realtà, translitterando le vite di Nina e di tutti coloro che sono impegnati nella sua rappresentazione, con una duplice narrazione: da un lato il lavoro sul palco e gli sforzi della protagonista di incarnare sia l’innocenza che la malizia dei due cigni, e dall’altro la sua vita privata, con il distorto rapporto con la madre, la rivalità con la sua collega e la sua ossessione di essere perfetta che la spinge verso una progressiva discesa psicotica. Aronofsky è abile ed equilibrato nell’illustrare un percorso oscuro da parte della protagonista, prendendo in prestito il tema del Doppelganger/Gemello Malvagio e ricorrendo ad un approccio visivo calibratissimo, attento ai singoli dettagli, che dà alla storia un’atmosfera di incombenza, di tragedia dietro l’angolo. Alcune ricercatezze visive, come l’uso dell’immagine allo specchio, ricalcato dall’iconografia cinematografica degli Horror Giapponesi, aggiungono un immaginario raggelante al tema dello sdoppiamento di personalità, portando il pubblico su un sentiero distorto e di sofferenza, in bilico tra realtà ed allucinazioni, che culmina con la metamorfosi totale della ballerina Nina in Cigno, sia nero che bianco. Al tempo stesso, il regista propone anche un ritratto realistico di ciò che c’è dietro una rappresentazione di danza: le prove, gli errori, la fatica, i rimproveri, le invidie delle colleghe, le ambizioni e le speranze disattese presenti in qualsiasi ambiente di lavoro sono raccontate in maniera asciutta e tagliente, arricchendo il contesto narrativo principale.

L’interpretazione di Natalie Portman è, molto probabilmente, la migliore della sua intera carriera: intensa, sofferta, credibile nella sua completezza e totalmente al servizio della sceneggiatura e del regista. Di fronte alla sua performance vengono relegate in secondo piano le pur pregevoli prove degli altri attori: da una Mila Kunis sensuale e tentatrice ad un Vincent Cassel sanguigno e torbido, citando anche una misurata Barbara Hershey (che fa piacere rivedere ancora), nel ruolo di madre ossessiva ed irrealizzata, oltre naturalmente ad una drammatica ed autodistruttiva Winona Ryder, il cui personaggio lascia il segno sugli spettatori nonostante il suo breve spazio.

Paolo Pugliese