Film
tratto da uno dei romanzi più famosi dello scrittore John
Fante, uno dei pilastri della letteratura americana, CHIEDI ALLA
POLVERE ripercorre gli anni ’30 della grande depressione
economica americana attraverso la vita di Arturo Bandini (che
qui ha il volto del nuovo divo Colin Farrell), emigrante italo-americano
che si arrangia come può vivendo in una Los Angeles povera
ed assolata (ben evidenziata anche da una splendida fotografia).
Coltivando la passione per la scrittura ed il sogno di sfondare
come scrittore sbarcando il lunario grazie a brevi racconti che
scrive nella stanza di un hotel, Bandini (eroe di molti romanzi
di Fante nonché suo alter-ego letterario) incontrerà
in un ristorante la cameriera messicana Camilla (interpretata
dalla bella Salma Hayek), donna forte e volubile in cerca di un
ricco uomo da sposare, iniziando con lei una travagliata storia
d’amore. Il loro non sarà un rapporto facile, visto
sia le difficoltà economiche sia il carattere volitivo
di entrambi, ma porteranno comunque la loro storia avanti sostenendosi
a vicenda.
Sono infatti molto belle le parti del film che raccontano le difficoltà
del rapporto tra Arturo e Camilla, due persone sole che si incontrano
e si scontrano, finendo l’uno nelle braccia dell’altro
per solitudine e con ardore, passione e bisogno di tenerezza.
Il punto di forza di CHIEDI ALLA POLVERE sono le caratterizzazioni
dei personaggi e l’adattamento il più possibile fedele
al libro firmato dal regista di “Chicago” Robert Towne
(tra l’altro, premio Oscar per la sceneggiatura del “Chinatown”
di Polanski) anche se nel passaggio sul grande schermo è
inevitabile che si perdano le atmosfere e le tensioni struggenti
ed al tempo stesso ironiche del bellissimo romanzo di Fante.
Purtroppo, l’operazione non riesce pienamente neanche dal
punto di vista registico perché Towne, nonostante la buona
volontà, non riesce a raccontare con la forza e l’intensità
necessarie la storia del libro, scegliendo di focalizzare solo
alcuni aspetti e peccando anche di eccessiva prolissità
e lentezza narrativa. Il film ha un’impostazione essenziale
e quasi teatrale, con lunghi dialoghi e monologhi e, pur mantenendosi
in equilibrio tra commedia e dramma, finisce comunque per smarrire
i toni ironici del romanzo. Insomma, si parte bene ma poi ci si
perde un pò per strada, con la storia d’amore raccontata
in maniera più superficiale rispetto alle caratterizzazioni
dei due personaggi e l’interpretazione degli attori che
sbanda fino ad un finale melodrammatico che alza il livello del
film. Poetico e gradasso, ironicamente spavaldo come nel romanzo,
il Bandini di Farrell è umano, vitale, ambizioso e riesce
a trasmettere allo spettatore il carattere passionale e la creatività
del suo personaggio, ad esempio, nelle sequenze in cui scrive
in canottiera chiuso nella scalcinata camera d’albergo.
La co-protagonista Salma Hayek è bella ed esotica, vibrante
in diverse scene (vedi gli scontri con il protagonista) ma non
convincente al punto giusto tanto da risultare quasi fuori posto,
mentre Donald Sutherland tratteggia con la sua consueta classe
di attore ironico e consumato il ruolo di uno stravagante anziano
ed alcolista amico del protagonista. CHIEDI ALLA POLVERE non è
un film pienamente riuscito, che forse rischia di risultare pure
noioso ma che comunque è un prodotto atipico per i canoni
cinematografici americani e come tale da scoprire, anche se avrebbe
potuto illustrare maggiormente le atmosfere disperate della depressione
degli anni ‘30.
Paolo
Pugliese